VIK MUNIZ: TRA ARTE E RICICLO

Ecologia, materialità, riciclo: sono questi i termini chiave che distinguono le opere firmate Vik Muniz da tutte le altre. Approdato nel mondo dell’arte contemporanea con le sue particolari illustrazioni, l’artista brasiliano dà il via ad un modo del tutto personale di celebrare il suo estro, un modo che si lascia alle spalle le classiche tecniche pittoriche per abbracciare una creatività visionaria ed ecologista.

Le sue opere materiche si compongono di ogni sorta di oggetto di scarto, dalla carta ai rifiuti tecnologici agli ingredienti da cucina che si rivelano essere il mezzo perfetto attraverso cui mostrare la realtà sotto una luce diversa.

Con il contributo della fotografia poi ognuna di queste opere prende vita: sarà per questo che il suo lavoro è così apprezzato dal pubblico e dalla critica? Approfondiamo…

DIETRO L’ARTISTA

Nato a San Paolo – in Brasile – nel 1961, Vik Muniz opera nel settore dell’arte da più di vent’anni: a soli quattordici anni vince un concorso artistico che gli consente di avere una borsa di studio e proseguire il suo percorso nell’arte.

Nei suoi primi vent’anni si trasferisce a New York e si lascia ispirare dai postmodernisti Cindy Sherman e Jeff Koons; mosso da un grande spirito umano, si da all’attivismo sociale aiutando i più poveri ed inizia così a creare quelle opere che lo renderanno celebre a livello globale. La sua prima mostra personale? a soli ventotto anni, nel 1989, nella quale inizia a delinearsi la sua ricerca artistica che si estende oltre la scultura fino alle sperimentazioni plastiche.

Il suo stile si pervade delle influenze di grandi nomi come Man Ray, Max Ernst e il regista Buster Keaton ma la sua ispirazione travalica il contemporaneo e si lascia incantare dalla tecnica mosaicistica nelle chiese di Ravenna e dalla prospettiva a tre punti di Ghiberti.

L’artista stesso si autodescrive come uno “spettatore nel mezzo della sparatoria tra la critica strutturalista e quella post – strutturalista”.

MA IN COSA STA L’ORIGINALITA’ DELL’ARTE DI MUNIZ?

Le sue illustrazioni – che spesso ritraggono uomini donne e bambini – sono realizzate esclusivamente con elementi di riciclo, di diversa provenienza e grandezza; Questi comprendono rifiuti tecnologici, oggetti rotti, terra , fili, spille, polvere, fumo e persino cibo e danno vita alla così denominata “Trash Art”.

L’artista setaccia enormi pile di immondizia affiancato dai catadores, persone che perlustrano le grandi discariche di rifiuti alla ricerca di materiali riciclabili. Una volta trovati gli oggetti necessari a realizzare ciò che ha in mente, Muniz assembla con fantasia e coraggio detriti e colori per dar corpo ad opere spesso di forte denuncia.

Nel 2008 si reca in una delle discariche a cielo aperto più grandi del mondo, Jardim Gramacho, alla periferia di Rio de Janeiro, ed è lì che realizza il progetto Pictures of Garbage puntando i riflettori non solo sul concetto di riciclo, per lui molto importante, ma anche sulle 25mila persone che vivono quotidianamente rovistando e cercando cose da recuperare tra le montagne di spazzatura.

Il corso del progetto è stato seguito e documentato in Waste Land, il film documentario diretto da Lucy Walker nel 2010. La serie è stata poi venduta all’asta nel Regno Unito per un profitto di circa 50.000 sterline che l’artista ha donato ai lavoratori di Rio, ultimi e dimenticati nella scala sociale.

Alle opere di riciclo si aggiunge poi “Rolleiflex” nata dalla commistione di oggetti che si spinge fino al recupero di soldatini e giocattoli, capaci nelle sue opere di trovare una nuova e insospettabile vita.

Sulla stessa scia altra creazione di Muniz è “Sugar Children” che vede l’artista cimentarsi in dei ritratti di bambini realizzati interamente con lo zucchero. Nel 1966 si reca nella piantagione di canne da zucchero di St. Kitts per fotografare i figli degli operai che vi lavoravano; una volta tornato a New York ha utilizzato una base di carta marrone per realizzare i volti dei bambini con vari tipi di zucchero sparso sulla carta.

Ma questo non è l’unico materiale commestibile che Muniz utilizza: ad aver reso celebre il suo operato sono le illustrazioni di sciroppo di cioccolato, caramello e marmellata. Con l’intento di rielaborare l’immaginario popolare, riproduce le più famose opere del passato con metodi alternativi: la Gioconda di Leonardo da Vinci viene riprodotta interamente in gelatina e burro d’arachidi e così la Venere di Botticelli, l’Origine du monde di Coubet e la Morte di Marat di Jacques-Louis David.

Celebri i suoi ritratti in caramello e sciroppo di cioccolato di Sigmud Freud e di Jackson Pollock – quest’ultimo immortalato nel compiere la sua gestualità astratta.

IL RUOLO DELLA FOTOGRAFIA

Il lavoro di Muniz altro non è che un oscillare tra creazione plastica e fotografica. Spesso le sue opere sono talmente grandi da poter essere ammirate nella loro totalità solo dall’alto ed è qui che gioca un ruolo importante la fotografia: l’artista fotografa l’opera e la stampa in un numero limitato di copie mediante la tecnica Cibachrome. La creazione originale viene poi distrutta e la fotografia diventa l’opera finale.

Queste opere hanno trovato spazio nelle collezioni permanenti di musei come il Metropolitan di New York, il Tate Modern di Londra e il Centre National de la Photographie di Parigi e la Galeria Nara Roesler con sede a New York e in Brasile e ciò ha proiettato Muniz tra gli artisti più quotati degli ultimi anni.

«Sono al punto della mia carriera in cui sto cercando di allontanarmi dal regno delle belle arti perché penso che sia un posto molto esclusivo e molto restrittivo. Quello che voglio poter fare è cambiare la vita delle persone con gli stessi materiali con cui hanno a che fare ogni giorno»

Maria Nunzia Geraci

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