Tre artisti contemporanei

Jago, Giulia Cenci e Lucianella Cafagna: artisti italiani di cui sentiremo parlare

Parlare di arte contemporanea è probabilmente l’impresa più difficile nel campo della divulgazione, sia perché ciascuno di noi, da me che scrivo a te che leggi, siamo parte stessa di questa contemporaneità e ne viviamo i continui mutamenti; sia perché l’arte di oggi si è spinta da molto tempo oltre il suo semplice valore estetico per intraprendere nuovi percorsi di creazione di realtà sempre nuove, spesso mentali e concettuali, ma che provengono dal mondo stesso dal quale sono state create: il mio e il tuo.  

Il panorama d’arte italiano, per quanto poco conosciuto, è pieno di giovani talenti destinati a cambiare il corso della storia e del mercato artistico. Oggi parleremo di tre di loro.

JAGO – Il nuovo Michelangelo

“La mia vita è fatta di fallimenti, per scolpire qualcosa bisogna prima romperla”

Classe 1987, nasce a Frosinone dove si dedica sin da subito alla formazione nel campo artistico, ma non terminò l’Accademia di Belle Arti, continuando da autodidatta. A soli 24 anni fu scelto da Vittorio Sgarbi per partecipare alla 54° edizione della Biennale di Venezia, evento che sancì la sua fama internazionale.

L’opera Benedetto XVI esposta alla Biennale di Venezia.

Ad oggi Jago è uno degli scultori italiani più conosciuti al mondo: le sue opere hanno riempito le sale dell’Armony Show di Manhattan, della Reggia id Caserta e della Galleria Doria Pamphilj nonché alcune delle più importanti piazze italiane, quali Piazza Plebiscito a Napoli e Piazza del Popolo a Roma.

Lock-down, esposta in piazza Plebiscito nel 2020.
La pietà, esposta in varie chiese di Roma.

La sua arte ha persino superato i confini ‘terrestri’ quando nel 2019 Jago fu il primo artista ad inviare una scultura in marmo sulla Stazione Spaziale Internazionale, tornata poi sulla terra l’anno dopo, sotto la custodia di Luca Parmitano.

First Baby, 2019.

La sua è un’arte che parla la lingua della realtà, un’arte di grande impatto e fortemente intima. Come ‘nuovo Michelangelo’ è come se suoi corpi fuoriuscissero direttamente dal blocco di marmo scolpito che, straordinariamente, dà alla luce corpi così veritieri da sentirne quasi il calore e con un’espressività così potente da catturare e stupire lo spettatore.

GIULIA CENCI – Assenza di plasticità

Giulia Cenci è una giovane scultrice di successo formatasi all’Accademia di Belle arti di Bologna, ma stabilitasi ad Amsterdam dove tutt’oggi lavora. Qui, nel Nord dell’Europa avvenne la grande svolta della sua carriera: si distaccò dalle installazioni site-specific di cui si era occupata negli anni bolognesi, ed iniziò a confrontarsi con la dimensione spaziale e solitaria dello studio.

Quello spazio vuoto da colmare con la creazione di forme d’arte divenne il luogo nel quale esercitare la propria ricerca sul rapporto tra il corpo e il contesto, tra il contesto e gli oggetti, tra gli oggetti e il loro creatore.

L’arte della Cenci si approccia al materiale secondo azioni differenti: o attraverso la distruzione dello stesso che narra e produce un risultato tramite l’alterazione, la distruzione o la modifica delle forme attraverso delle azioni portate all’estremo; oppure creando sovrapposizioni di numerosi strati di epidermidi di sculture, quasi degli ibridi di cui è difficile comprendere la vera origine.

Questa considerazione specifica al singolo oggetto d’arte la si riscontra anche nelle istallazioni di grandi dimensioni, in cui si perde quella componente unitaria e compatta dell’opera, ma si attua una vera e propria dislocazione spaziale di macerie ‘prelevate’ e ricontestualizzate, in cui anche i singoli frammenti sono stati mutati e suddivisi in altri piccoli frammenti. È come se la Cenci volesse ricercare l’origini della materia scelta attraverso la frammentazione dell’oggetto. Dice infatti l’artista:

L’oggetto interrotto, la scultura interrotta, che si riprende in un’altra parte dello spazio con un altro oggetto interrotto […] Non sono affatto rovine, sono un paesaggio […] un Insieme attraversabile e, credo, nemmeno così incomprensibile e surreale, poiché per me è il risultato del modo in cui la materia, le cose ed i corpi assumono o meno fisicità nello spazio”.

Da questa concezione nascono opere e mostra fortemente dinamiche in cui lo spettatore diventa parte di quella divisione e ne comprende l’estrema unitarietà.

L’originalità della sua filosofia artistica è stata riconosciuta anche dalle grandi istituzioni d’arte: nel 2019 riceve il Baloise Art Prize per l’opera Territory e, attualmente, è una delle artiste ad esporre all’Esposizione internazionale d’Arte della Biennale di Venezia; si è dedicata anche allo sviluppo e alla divulgazione dell’arte contemporanea fondando lo spazio espositivo milanese Tile Projecr Space e il magazine online KABUL.

Giulia Cenci, Territory.

LUCIANELLA CAFAGNA -Intima semplicità

Annoverata tra i venti artisti contemporanei più rilevanti del panorama italiano, Lucianella Cafagna ci mostra un altro lato delle arti visive, quello della pittura.

A differenza dei due artisti precedenti, la sua formazione avviane prettamente all’estero presso l’Ècole Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, ma, paradossalmente, le sue produzioni risentono maggiormente dell’influsso dell’arte del nostro passato, soprattutto quella di inizio XX secolo, dominata dalla corrente del realismo magico.

Le opere della Cafagna sono immagini spoglie, in cui pochi soggetti si distribuiscono in luoghi desolati e statici, spesso con costruzioni plastiche tipiche del linguaggio dechirichiano; le sue tele si presentano allo spettatore come fotografie sgranate dal tempo e sembrano portare le tracce di ricordi lontani.

I colori pastosi di forte richiamo alla pittura impressionista, si sposano con equilibrio allo spazio, caratterizzato da un giusto dosaggio tra spazi vuoti e pieni; il tutto è accompagnato da una trama emotiva sotterranea di cui la luce e l’uso del chiaroscuro costituiscono gli elementi guida. Gli effetti luministici creano, infatti, una realtà sospesa nel tempo e gli scenari proposti appaiono come immagini del subconscio dell’artista: è innegabile, però, che essi siano specchio di una realtà che parla di verità in cui i momenti, le azioni sembrano bloccate in un attimo definito, pieno di emozione e nostalgia.

Tante sono stati gli eventi in cui la Cafagna ha esposto le sue opere: tra gli altri, nel 2011 ha partecipato alla 54° esposizione d’arte delle Biennale di Venezia e nel 2019 la prestigiosa cornice di Palazzo Merulana ha dedicato a lei una mostra personale.

Articolo a cura di Giuliana Di Martino

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *

2022. All Rights Reserved.
Passeggerateam@gmail.com