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BLUB: l’arte sa nuotare

Quante volte ci capita di passeggiare per le strade di note città come Firenze, Ravenna o Livorno ed incrociare delle vere e proprie opere d’arte a cielo aperto? E no, non si tratta di sculture monumentali o imponenti installazioni; magari dei ritratti che uno street artist disattento ha “dimenticato” lì per caso o che, al contrario di ciò che pensiamo, ha inserito nel contesto urbano volontariamente e con uno scopo ben preciso.

E’ il caso di Blub, artista fiorentino che, per un’insieme di casualità, ha iniziato a tappezzare le città italiane con la sua “poster art” semplice ed ironica . Questa serie di ritratti disseminati in giro fanno parte del progetto “L’arte sa nuotare” arrivato oltre i confini italiani e persino dentro i musei: benché il titolo e le apparenze lascino intendere una leggerezza di fondo, i suoi ritratti “sommersi d’acqua” lanciano un messaggio potente ed universale.

Chi è Blub?

A questa domanda è difficile dare una risposta. Difatti l’artista non ama star sotto i riflettori: da anni mantiene l’anonimato sostenendo che “l’arte sa nuotare” è solo un tassello della sua più ampia vita artistica, un progetto nato per gioco che prima o poi vedrà la sua conclusione.

Il progetto nasce nel 2013 quando l’artista è in vacanza a Cadaquès, in Catalogna. Lì molti artisti erano soliti dipingere soggetti marini sugli sportelli delle utenze e, davanti alla richiesta di alcuni amici del luogo di dipingere lui stesso su di uno sportello di fronte casa, non ha saputo sottrarsi: decide di ritrarre il loro bambino con una maschera da sub.

Una volta tornato a Firenze l’idea si trasforma in un progetto da assecondare: stavolta non sono i soggetti marini a prevalere – poiché mal si intonerebbero al contesto urbano fiorentino – ma sono le celebrità dell’arte, del cinema, della storia e della letteratura che vengono immortalate sott’acqua, con tanto di mascherina sugli occhi e bollicine fluttuanti.

Da qui il nome “Blub” che richiama il suono onomatopeico delle bollicine e il colore con il quale realizza i suoi fondali. La sua arte non osa essere invadente ma, al contrario, si serve di scorci malmessi e di sportelli delle utenze in giro per la città da utilizzare come cornice.

Munito di pennello e colla vegetale, gira di notte ad incollare i suoi poster, realizzati con la scansionatura dell’opera originale dipinta in precedenza nel suo studio.

E’ così che, con grande armonia estetica, le opere sono contestualizzate negli angoli della città che più sembrano adatti a loro: il ritratto di Dante sott’acqua è posto in via dell’inferno, Il David sulla strada che porta all’Accademia.

Ad essi si aggiungono svariate altre citazioni ad artisti ed opere celebri nel nostro immaginario come la gioconda, la ragazza con l’orecchino d perla, La dama con l’ermellino e la venere di botticelli, che sembrano empatizzare con i passanti, dialogare con loro, ed attendere un loro saluto, un sorriso o una fotografia.

I personaggi che normalmente siamo abituati a vedere sui piedistalli dei musei, avvolti da quell’aura di superiorità che la firma dei grandi artisti gli conferisce, per la prima volta ci vengono mostrati con aria scanzonata ed ironica: personalità seriose come Vivaldi o Shakespeare vengono sdrammatizzate, mostrate con maschera da sub e sommerse dal mare, come dei bambini che si divertono ad osservare la barriera corallina.

Questo è il bello della street art che, libera da schemi, preconcetti e forme predeterminate, lancia i messaggi più disparati che possono essere accolti da chi osserva senza pesantezza alcuna, ma con approccio aperto, giocoso e positivo.

Il messaggio dietro le opere

E’ il 4 Novembre del 1966 quando le strade di Firenze vengono sommerse dall’acqua dell’Arno: il fiume inizia a straripare sommergendo interni di abitazioni, negozi, musei e danneggiando un significativo numero di opere d’arte. I quadri ritrovati e messi in salvo da centinaia di volontari, gli “angeli del fango”, sono diventati il simbolo dell’arte che non affoga.

“L’arte sa nuotare”, seppur nato dal caso, non manca di riferirsi a tale avvenimento in cui, l’arte, pur sommersa dall’acqua, è rimasta viva:ha dato prova della sua capacità di resistere, di riuscire ad adattarsi alle circostanze, di rimanere sospesa nel tempo ed immortale, sia nella memoria che, fortunatamente, nella realtà.

Così come Banksy o Clet Abraham- per i quali l’artista nutre stima e ammirazione -anche Blub si fa portatore di un messaggio fondamentale di cui riesce a sintetizzare la complessità: L’arte non affoga, non si lascia sovrastare, non soccombe, ma resiste e sopravvive anche sott’acqua poichè immortale.

“Quando sei sott’acqua non c’è peso, il tempo si ferma, i pensieri se ne vanno e fluttui in simbiosi con questo elemento. In questa dimensione sospesa ripropongo personaggi che, con il loro esempio, hanno lasciato un segno di grandezza che sopravvive ancora oggi. Senza tempo”

I personaggi dell’arte che popolano il nostro immaginario rimangono dunque vivi: fluttuano in una dimensione sospesa, senza tempo, senza peso ne rumore, come sommersi dall’acqua. La scelta dei soggetti, infatti, non è casuale: ognuno di essi è singolarmente portatore di positività e di grandezza.

La loro abilità non nasce nel momento in cui restano a galla ma nella loro capacità di immergersi e nuotare nel mare delle difficoltà: un mantra ispirazionale per chiunque ne comprenda il significato.

Blub, dunque, invita l’osservatore a sviluppare due capacità: quella di barcamenarsi nelle difficoltà ed osservare le cose da un’altra prospettiva: la maschera subacquea, non a caso utilizzata nelle sue opere, è l’oggetto che permette di vedere ciò che normalmente non vediamo, il “mondo di sotto”, la profondità dell’oceano.

E tu, hai mai incontrato per strada le opere di Blub?

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Articolo a cura di: Maria Nunzia Geraci

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JR

Jean Renè, nome completo di Jr, è un artista e fotografo francese la cui fama è sancita in tutto il mondo.

Classe 1983, inizia la sua carriera artistica da ragazzo, rivolgendo il suo interesse verso la strada, con lo scopo di lasciare un segno indelebile nella società e nei suoi spazi. Inizialmente, si dedicò alla produzione di graffiti sui tetti di Montfermeil, sua città natale, e sui vagoni della metropolitana, ma il punto di svolta arriverà con la fotografia.

Nell’ottica di un’arte che vive in mezzo alla gente e si fa portavoce di messaggi sociali, Jr inizia ad applicare le fotocopie delle sue fotografie sui marciapiedi e sulle strade, rendendo l’arte accessibile a tutti, nonché praticabile.

Dai primi anni 2000 la sua carriera vive una vera e propria escalation che lo porta ad esporre in tutto il mondo; i suoi “musei all’aperto”, inoltre, gli garantiscono numerosi riconoscimenti, a partire dal premio TED (Technology Entertainment Design) ricevuto nel 2010, che aprirà la strada ad uno dei più grandi progetti artistici mai realizzati: l’Inside Out Project.

Jr alla conferenza TED 2011

 L’ARTE A SERVIZIO DELLA COMUNITA

Nel 1972, il critico d’arte Enrico Crispolti parlava del concetto di “Arte sociale”, inserendosi in quella lunga discussione, figlia degli anni ’60, che voleva riconsiderare la posizione dell’arte all’interno della società, in particolare nel contesto urbano. Seppur in una chiave del tutto contemporanea, Jr segue il medesimo pensiero, non soffermandosi tanto sul senso dell’arte come motore di sviluppo della città, quanto come strumento di racconto delle anime che la popolano.

La sua è un’arte profondamente intima e pura, che lascia dialogare la veridicità della fotografia con l’immediatezza e l’inclusività della street art. Dice, infatti, l’artista: «In strada raggiungiamo persone che non vanno mai ai musei», sancendo il senso della sua missione, ovvero allontanare l’arte dalla sua immagine elitaria e renderla fruibile (o addirittura “percorribile”) a chiunque.

Come un fotografo di tutto rispetto, la sua produzione è segnata da una serie di “raccolte”, anche se definirle così potrebbe risultare assolutamente riduttivo. Infatti, più che di raccolte, si parla di veri e propri progetti che si sviluppano, inizialmente, nel perimetro cittadino. Dal 2004 al 2006, ricordiamo, infatti, Portraits of a Generation, una serie di ritratti di giovani parigini esposti a Les Bosquets, uno dei quartieri più degradati della sua città natale.

Il progetto si è poi sviluppato in seguito a dei fatti di cronaca locale: nel 2005, dopo l’uccisione di due ragazzi, erano scoppiate rivolte in tutto il quartiere, in cui i giovani del posto saccheggiavano e distruggevano tutto ciò che potevano. Così nel 2006, Jr allargò il progetto già avviato, coinvolgendo proprio quei giovani, con lo scopo di presentare alla comunità coloro che venivano definiti “la feccia della società”. Con i suoi ritratti a pieno formato, spesso caratterizzati da facce spaventose, Jr invitava i passanti a interrogarsi sulla vera natura di quei ragazzi, certamente colpevoli, ma, forse, anche vittime di un sistema a loro avverso.

Al 2007 risale il suo primo progetto all’estero, ovvero il Face2Face, in Medio Oriente, nota come la più grande mostra fotografica illegale. In un’area simbolo per le tre religioni politeiste, nonché luogo di scontro anche nella contemporaneità, Jr, in collaborazione con un altro artista, incollò ritratti di palestinesi e israeliani faccia a faccia su entrambi i lati di una barriera di separazione, in formati monumentali. Lo scopo di tale disposizione era quello di sottolineare le somiglianze di questi due popoli perennemente in guerra, con la volontà di mettere da parte divergenze e tensioni.

Con Women are Heroes, Jr intraprende il suo primo tour internazionale. Volti di donne sorridenti, seriose, fotografe nella loro vita quotidiana hanno riempito le mura di numerose città dal Brasile al Kenya, dall’India alla Francia. L’artista vuole raccontare la centralità e la forza della figura femminile, in un’epoca in cui le donne continuano ad essere oggetto di violenza o strumento nelle mani di fanatici religiosi.

Women are Heroes, Parigi (2009)

È innegabile che il progetto più conosciuto e più ambizioso di Jr sia stato, e sia tutt’ora, l’Inside Out. Esso si è sviluppato dalla vincita del premio TED e prende forma dalle parole di Jr in occasione della conferenza TED a Long Beach, California, nel 2011.

“I wish for you to stand up for what you care about by participating in a global art project, and together we’ll turn the world…INSIDE OUT.”

Anche in questa occasione, Jr mira al coinvolgimento del pubblico del mondo che, da spettatore, diventa, ancora una volta, protagonista indiscusso. Chiunque ha potuto partecipare al progetto, inviando un proprio ritratto che, successivamente, è stato “fotocopiato” e riproposto sulle strade del mondo, secondo il dettato tipico dell’artista. 

La scelta di coinvolgere attivamente lo spettatore risulta essere una presa di posizione molto forte; non soltanto il soggetto intervenuto si presenta, nello stesso tempo, come artista e come opera d’arte, ma diventa “cittadino del mondo”. Il suo volto è destinato ad incontrarne un altro, magari lontano fisicamente migliaia di chilometri. Ogni barriera viene abbattuta ed esiste un’unica grande realtà: il mondo stesso di cui ognuno fa parte.

Inside Out, New York (2012)

La sua carriera, però, non si esaurisce nella scelta del volto umano come soggetto. Ha avuto la possibilità di reinterpretare luoghi simbolo della cultura mondiale, tra cui la famosa piramide del Musée de Louvre, in occasione del trentesimo anniversario della struttura. Qui, ha realizzato, con l’aiuto di 400 volontari, un grandissimo collage che, attraverso una straordinaria illusione ottica, sembra avvolgere la piramide che viene assorbita dal vortice sottostante.

Progetto per la piramide del Louvre, Parigi (2019)

In Italia nel 2021, il volto di Palazzo Strozzi è stato trasformato da Jr che, con l’opera La Ferita, ha proposto una significativa riflessione sulla cultura al tempo del Covid-19; il senso dell’opera è quello di sottolineare l’inaccessibilità di tutto i luoghi d’arte, attraverso una sorta di squarcio che si apre alla visione dell’interno, ma rappresenta comunque una barriera invalicabile.

La Ferita, Palazzo Strozzi, Firenze (2021)

Jr è, ad oggi, uno degli artisti più conosciuti al mondo. Il suo è uno sguardo rivoluzionario e avveniristico che, con della carta e la semplicità del volto umano, ha saputo interpretare in modo unico la storia contemporanea del mondo.   

A cura di Giuliana Di Martino

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CLET ABRAHAM

Quale miglior modo di veicolare un messaggio sociale se non quello di ironizzare su di esso?  E’ questo il principium dell’arte di Clet Abraham, street artist dallo spirito ironico e dissacrante che attraverso i suoi attacchi d’arte urbana continua ad attirare l’attenzione dei passanti delle più affollate città europee, introducendo la loro curiosità a concrete tematiche su cui riflettere.

Ciò che l’artista propone sorprende chiunque e con immediatezza ma se da un lato le sue opere vengono apprezzate per la loro natura inclusiva e diretta, dall’altro rischiano di venir configurate come atti di vandalismo.

ARTE COME “ATTREZZO DI LAVORO SOCIALE”

Ad aver influito sulla visione artistica di Clet è stata – seppur in piccola parte – la personalità del padre, lo scrittore francese Jean-Pierre Abraham. La Francia, terra d’origine, è la sede dei suoi studi artistici terminati presso l’istituto di Belle Arti di Rennes.

Gli anni ’90 vedono il trasferirsi dell’artista in Italia, dapprima a Roma dove inizia a restaurare mobili antichi e successivamente a Firenze, sua definitiva città d’adozione, che l’artista definisce un “crocevia di culture”, punto di connessione tra Nord e Sud, Est e Ovest, Passato e Futuro.

E’ in questo ambiente ricco di stimoli che prende forma il suo linguaggio visivo: Le strade del capoluogo toscano diventano la sede perfetta su cui esternare la propria creatività e dare sfogo al pensiero critico verso quelle tematiche da ritenersi socialmente scottanti.

Con immagini ironiche che lui stesso crea accuratamente in studio, inizia a lasciare la sua impronta: applica sui cartelli stradali delle decalcomanie cartacee sdoganandone la rigidità con tocco ironico.

E’ così che delle rotatorie si trasformano in cerchi di squali che si girano attorno, le direzioni obbligatorie diventano strumenti musicali da suonare, le aree videosorvegliate dei volatili dagli occhi elettronici e i divieti di sosta delle vere e proprie icone di solidarietà.

“Musica controcorrente per un traffico armonico e ritmico” è tra le centinaia di opere disseminate per le strade di Firenze e così in altre città italiane, fino ad estendersi in tutta europa ed oltre, in Giappone e negli Stati Uniti.

Il suo gesto si fa provocazione: gli occhi incuriositi delle persone come riflettori della società vengono volutamente dirottati verso la messa in discussione di certezze universali; Il potere delle istituzioni viene reso vulnerabile, posto in una condizione di scomodità ed esposto alla generale riflessione circa la sua negligenza.

Questa forma d’arte prende il nome di Sticker art, un linguaggio espressivo che Clet Abraham rende il suo marchio distintivo, applicato al contesto urbano ed utilizzato come “attrezzo di lavoro sociale”: un modo, il suo, per scomodare il potere, costringendolo a fare gli sforzi che dovrebbe fare”.

UNO SGUARDO ALLE OPERE

A ricorrere nella sua arte -oltre lo spoglio dei difetti di cui la società è rivestita – è il tema del “Flower Power”, presente a macchia d’olio nella sua segnaletica rivisitata.

Nel realizzare ognuna delle sue opere l’artista non fa uso di pitture o vernici ma soltanto di carta o plastica adesiva: i suoi sticker su misura, dunque, possono essere rimossi.

Sono stati diversi i tentativi da parte delle autorità di rimuoverne i messaggi che, pur catturando l’interesse dei più giovani, poco entusiasmano i critici e le autorità; ciò perché la sua arte, pur essendo un mezzo attraverso cui sollevare interessanti riflessioni, è spesso oggetto di dibattito circa la sua legalità: alterare il messaggio di un cartello stradale, necessario per la sicurezza della circolazione, può risultare rischioso e perciò punibile con sanzione pecuniaria o con la rimozione dell’opera collocata se questa determinasse “abuso edilizio”.

Esempio noto è dato da “L’uomo comune”, opera che Clet collocò nel 2014 su di uno sperone del Ponte delle Grazie. La scultura raffigura un uomo stilizzato che tiene un piede ancorato al ponte e l’altro che procede verso il vuoto: intento a compiere la sua scelta, l’omino si fa simbolo del peso che hanno le azioni di ognuno.

La scultura venne rimossa dopo breve tempo perchè non autorizzata; nonostante ciò, l’artista ha ben deciso di ricollocarla sul posto, un gesto che gli è costato diecimila euro di multa per invasione abusiva di spazi pubblici.

Tuttavia, il conseguente annullamento della sentenza in appello ha fatto si che l’artista potesse ricollocare l’opera al suo posto, accompagnato dalla gioia dei residenti e del pubblico di passanti.

La street art proposta, difatti, non mira a modificare la segnaletica determinandone pericolo ma, al contrario, è un invito ad attenzionarla (con una piacevole risata che può solo accompagnare).

L’artista stesso rivela:

« Il mio messaggio non è di obbedienza bensì di responsabilità: responsabilizziamoci e siamo critici, osserviamo il mondo secondo coscienza e non secondo la legge »

“L’uomo comune”, tra le tante opere, rivendica i valori di responsabilità, consapevolezza e considerazione dell’altro che sono da sottendersi alla libertà espressiva riconosciuta agli artisti e di cui l’artista, in questo caso, privilegia.

Citando l’articolo 33 della costituzione italiana, “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”; Ma, se l’arte è libera, sarà quindi inteso che il resto della società non lo è? Sulla base di ciò, per Clet Abraham diventa un dovere il perseverare e promuovere il concetto di libertà, con l’intento di “salvare una specie in via d’estinzione”.

L’artista, infatti, dichiara:

« Non vedo quale altro obbiettivo migliore si possa auspicare per l’intera società se non la libertà di essere come meglio desidera »

A generare ulteriore dibattito l’opera del “cristo crocifisso sul vicolo cieco” a cui si aggiungono nuovi gesti provocatori che hanno contribuito ad alimentare la notorietà di questa eclettica personalità dell’arte.

Nel 2010 l’artista posiziona di nascosto un suo autoritratto in una delle sale della collezione “Loeser” di Palazzo Vecchio, a pochi centimetri da un’opera di Pontormo. Il gesto altro non è che un modo per richiamare lo sguardo dell’istituzione culturale fiorentina sulla realtà artistica contemporanea, un escamotage fedele alla natura disobbediente di un creativo all’opera.

La produzione “umoristica” di Clet Abraham, in definitiva, si manifesta quale linguaggio senza filtro e con un margine di accessibilità illimitato: tutti, infatti, possono accedere alla sua arte che tutto è fuorchè di nicchia.

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A cura di: Maria Nunzia Geraci

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Andrea Gandini

Originario di Teramo, Andrea Gandini è un giovane scultore e street artist divenuto un fenomeno internazionale grazie al suo talento che trova espressione nella ricerca di nuovi ed originali modi di modellare la materia: da alcuni anni porta avanti un progetto di arte urbana per le vie di Roma, trasformando i tronchi morti degli alberi recisi e ancora radicati a terra in meravigliose sculture.

Le sue opere, oltre a suscitare lo stupore di innumerevoli passanti e turisti, creano degli angoli d’arte da osservare ed apprezzare: un modo creativo di impreziosire le strade della capitale e rendere l’arte accessibile a tutti.

Ceppi d’alberi trasformati in street art

Il suo percorso artistico ha inizio sin da giovanissimo tra i banchi del Liceo artistico dove accresce la passione per il disegno e la scultura, cimentandosi dapprima con la creta e successivamente con altri materiali tra cui il legno.

E’ in quel contesto che matura la sua voglia di sperimentare attraverso nuovi linguaggi, sotto il lungimirante consiglio del suo docente di scultura.

Nel garage della sua casa inizia a scolpire pezzi di legno e ben presto si rende conto delle incredibili proprietà di questo materiale, fendibile e poroso, dotato di un’intensa carica vitale e pieno di potenzialità.

La ragione della sua attuale fama trova origine in un avvenimento del tutto casuale. La mancanza di pezzi di legno a portata di mano e la vista di un tronco tagliato di fronte il garage – suo attuale studio – ne conduce la  creatività verso una nuova sfida: armato di scalpello e fantasia, realizza il primo “troncomorto” che darà il via ad una serie di opere di oltre sessanta tronchi di alberi scolpiti, da scovare per le vie della capitale.

«In giro per Roma ci sono più di 60 sculture, aspettano solo di essere trovate»

“Troncomorto 6″_ Via Jenner, Roma

Con le sue creazioni cerca di dare un volto ai tronchi mozzi degli alberi abbandonati, restituendogli una dignità attraverso l’uso dello scalpello: volti e busti sono intagliati e modellati dalle sue mani abili che riportano alla vita quelli che potrebbero essere considerati elementi di scarto e gli conferiscono un’identità umana, compiendo un gesto degno dell’ ammirazione generale e al servizio della collettività.

Tra le sue opere trovano spazio anche incisioni di animali, oggetti e paesaggi la cui ubicazione ha iniziato ad estendersi oltre la provincia romana abbellendo molte altre città italiane: tra queste il comune di Colle in cui un gigantesco pino di 25 metri di altezza, destinato all’abbattimento, è diventato una stele scolpita dove sono raffigurati elementi dell’architettura e del paesaggio urbano, da Porta Nova al campanile del Duomo.

“Veduta di Colle Val D’Elsa_ pino di 120 anni
“Venere di Primavalle” _ Via Augusto Tebaldi 43

Con la sua tecnica l’artista riesce così a cogliere la bellezza della materia, ad esaltarla con il suo talento manuale, lasciandosi trasportare dal profondo “significato vibrazionale” insito nello scolpire.

«Quando realizzo un pezzo, mi ispiro alle forme stesse del tronco, cresciuto in un contesto cittadino e quindi pieno di pieghe e cicatrici interne dovute all’adattamento forzato a un ambiente talvolta ostile»

La “mappatura” delle opere

Camminando per le vie di Roma – e non solo-  può capitare di imbattersi in questo artista, accucciato a lavorare su tronchi alti in media 70 cm: gli occhi dei bambini si fanno curiosi e un misto di timore e meraviglia si diffonde tra gente che viene resa partecipe dell’esecuzione dell’opera dal vivo, avendo così modo di apprezzarne l’aspetto performativo.

Molti altri lavori, di più recente creazione, sono invece realizzati – su commissioni pubbliche e private – in tronchi la cui altezza si estende per diversi metri e ciò ha richiesto l’utilizzo di strumenti adatti quali impalcature, scalpello elettrico e motosega.

L’artista ha realizzato nel tempo una mappatura dei suoi lavori così da favorirne la ricerca: essa è fruibile dalla sua pagina web ed è in continuo incremento!

Tuttavia, a causa dei restrittivi regolamenti sul decoro urbano, Andrea Gandini ha spesso rischiato di essere multato per la sua attività;

Nonostante ciò, i suoi lavori vengono elogiati dalla collettività quale prezioso arricchimento per le città che, oltre a risultarne impreziosite, lanciano anche un messaggio di cura e salvaguardia degli alberi del circondario.

«Quando lavoro in strada  non chiedo mai autorizzazioni per due motivi: il primo è che ci vorrebbe troppo tempo, il secondo motivo è che se chiedessi i permessi non avrei la stessa libertà espressiva che ho non facendolo»

“Libri”_ Arcidosso

Per saperne di più sull’artista visita il sito web:

http://andreagandini.art/

In esso è presente il form “Segnalami un tronco” attraverso cui è possibile indicare e suggerire all’artista dei ceppi abbandonati al fine di essere trasformati in splendide opere d’arte ed ampliare il suo museo a cielo aperto!

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Blu

Sui muri delle più grandi città europee, americane e palestinesi si presentano, dipinti nella loro surreale e bizzarra natura, gli umanoidi ideati dalla mente creativa di Blu, street artist italiano la cui identità continua ad essere avvolta nel mistero.
Enigmatico, poliedrico, fantasioso, è stato capace di rivoluzionare il mondo dell’arte urbana inserendosi a pieno titolo nella corrente del post graffitismo ed ottenendo dall’opinione pubblica e dalla critica il riconoscimento come uno degli street artist più influenti al mondo.

Dalla fine degli anni ’90 la sua arte si presta ad essere libera e fruibile a tutti, con una originale capacità di scandagliare l’opinione del pubblico e risvegliare in esso una coscienza critica su temi politici e sociali di particolare rilevanza.


Umanoidi ritratti in azioni masochiste ed autolesioniste, figure in continuo mutamento intente a togliersi le pupille dagli occhi o affettarsi le dita caratterizzano le sue scene che, nonostante le dinamiche pressochè cruente, si svolgono con insolita naturalezza, private di quella sofferenza che l’osservatore si aspetterebbe.
Blu, infatti, non è un artista capace di scendere a compromessi: i suoi messaggi appaiono semplici e diretti, forti di quella intensa componente comunicativa che lo contraddistingue.

Se in un primo momento la creazione dei suoi murales era affidata all’utilizzo di bombolette spray, la pittura a tempera ha successivamente conquistato la mano dell’artista che, nella realizzazione di opere pubbliche di grandi dimensioni, si è servito di rulli telescopici, imbracature e vernici.


La collocazione spesso “illegale” di tali dipinti, con la conseguente fuga in caso di scoperta da parte delle autorità, rende la rapidità d’esecuzione un requisito fondamentale del suo lavoro: campiture monocrome e contorni neri caratterizzano, infatti, molte delle scene rappresentate.
Opere come “Spirale – Casa dei Pazzi” a Roma, “PAC” a Milano e i dipinti realizzati sui muri della striscia di Gaza a Berlino sono tra le più celebri.

Numerosi disegni e schizzi di Blu sono contenuti in libri come “Nulla” e “Blu 2004/2007” a cui si affianca un libro dedicato alla collaborazione pittorica con Ericailcane, street artist che affianca le sue illustrazioni raffiguranti animali alle fantasiose figure dell’artista.


L’arte poliedrica di Blu, in quanto tale, si mostra nelle sue molteplici sfaccettature: videoarte e cortometraggi sono anch’essi parte della sua produzione, distintasi per il suo “confuso formicolio vitale”.
“Muto” del 2008 e “Big Bang Big Boom” del 2010 rimangono, ad oggi, tra i più conosciuti ed apprezzati.