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Il futuro concetto di bellezza: SEMUEL SOUHUWAT

Colori abbaglianti, effetti stroboscopici, elevate saturazioni, fotografie inquinate da soggetti in bilico tra verità e immaginazione, carichi di provocazioni che affiorano tramite un originale e sapiente uso della post-produzione.

Semuel Souhuwat è un fotografo attivo ad Amsterdam presso lo studio fotografico e di graphic design Madebysem. Ha scattato notevoli lavori che vanno da ritratti di persone comuni a collaborazioni per importanti marchi e fotografie per campagne di moda.

Tramite l’obiettivo della sua macchina fotografica, Souhuwat proietta nei suoi scatti una provocazione che irrompe impertinente nel mondo della moda, che mina le certezze su cui si basano gli stereotipi di bellezza contemporanea e viene a porci una domanda di cui spesso ne è stato abusato il vero valore e significato: cos’è la bellezza? Nei momenti fragili della nostra esistenza, come l’adolescenza, la bellezza è un veicolo potentissimo con cui la società persuade la mente, avvelenandola con un concetto basato sulla finzione. Ci viene da sempre insegnato, in modo molto sottile, che la bellezza è una finzione perfetta da raggiungere tassativamente, ed è anche in base all’omologazione ad essa che viene misurato il nostro valore.

Questo meccanismo crea dei danni: complessi di inferiorità e distruzione di autostima, con il desiderio mai soddisfatto di raggiungere una finta bellezza da covergirl.

Souhuwat denuncia la sofferenza che si nasconde dietro il “dover apparire”, come in The Burden, e la pericolosità verso cui si tende nel voler ricorrere in modo eccessivo alla chirurgia plastica per correggere le imperfezioni e assomigliare alle icone della moda e dei social network, in particolare negli scatti Queen e The Kiss, appartenenti alla serie Local Surgeon 2084, in cui ritrae una modella semi distesa i cui tratti fisionomici sono stati volutamente alterati, accentuando in modo esagerato il mento, il naso sottilissimo e lo strettissimo punto vita, che sono solo tre degli stereotipi che Souhuwat ha voluto mettere in evidenza.

Al contrario, in molti dei suoi scatti la denuncia alla perfezione imposta dai mass media è realizzata tramite una sorta di parodia del corpo femminile, come nel caso di Jenn, sfigurandolo con una gobba e torsione innaturali, con delle cosce molto pronunciate, delle braccia possenti e delle mani tozze, arrivando a renderle figure mascoline quasi come le sibille di Michelangelo.

Lo spirito del fotografo non si esaurisce soltanto in questo, Souhuwat infatti decide di ritrarre i suoi soggetti analizzando la bellezza da un altro punto di vista, accettando soprattutto la pluralità delle caratteristiche che differenziano ogni essere umano l’uno dall’altro, e che variano in base alla terra d’appartenenza, alla cultura in cui si è immersi e al contesto storico.

Souhuwat prende tale posizione forte e decisa, vuole rovesciare tutto ciò che siamo abituati a vedere in una sola direzione ed esaltare il corpo umano nella sua plasticità, corporeità, nella bellezza delle sue forme, nella bellezza delle sue manifestazioni tramite personaggi quasi pittoreschi, che portano le loro stranezze all’estremo.

Il fotografo sceglie i suoi soggetti valorizzando i contrasti e le differenze che i corpi creano tra loro, veicolando questo messaggio importante anche in occasione degli scatti per le campagne pubblicitarie, che sono – per eccellenza – la comunicazione immediata con le masse.

Infine, la maestria di Souhuwat culmina nel ritratto individuale: un genere che tocca tutte le arti figurative sin dall’ellenismo.

I suoi ritratti sono estremamente sinceri, puri, sono dotati di una forte carica emotiva che non nasconde le particolarità dei suoi soggetti perché sono le indicazioni della loro bellezza, ha la capacità di mettere a nudo la persona che ha davanti a sé senza che lei se ne accorga; lo scatto è il momento di connessione tra il fotografo e il soggetto, sigilla un attimo, un istante, un segreto tra chi guarda e chi viene guardato, tra chi è dietro e chi è davanti l’obiettivo.

Articolo a cura di Alice Di Nicola