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Interessarsi all’arte nel 2022: Arte per dar voce a sé stessi, al presente e al mondo.

Nella frenesia delle giornate, imbottigliati nel traffico, sommersi da scadenze e appuntamenti, rapiti dalle mansioni giornaliere, si arriva a fine giornata con la voglia di spegnersi tra una preoccupazione e l’altra, con il pensiero e l’angoscia di dover ripartire l’indomani e il giorno dopo ancora, e ancora. È necessario fermarsi, mettere una virgola e talvolta un punto, ma come, se non si lascia spazio alla propria individualità?

Perché e come l’arte dovrebbe aiutare un mondo soffocato da guerre, migrazioni, estinzioni animali, rivolte civili e la caduta sempre più rapida verso un punto di non ritorno nei confronti del cambiamento climatico?

Quale ruolo ha l’arte in tutto ciò?

L’arte in tutte le sue forme e manifestazioni fornisce gli strumenti per dare voce alle proprie necessità, al proprio grido, che esso sia un bisogno stremato di pace interiore, di sfogo, o che sia uno schiaffo alle istituzioni, alla società, a tutto quello che viene ignorato, l’arte dà la voce a tutti coloro che non sono ascoltati provocando non di rado molto rumore.

La crisi totale che il mondo sta vivendo impatta non poco, soprattutto le ultime generazioni, che ne sono direttamente coinvolte e guardano verso il futuro con una grave miopia per cui niente è nitido. Lo spavento che ne scaturisce provoca un sentimento negativo di impotenza, che comporta la necessità di annullare ciò che c’è fuori, mettere noi stessi e il mondo in modalità silenziosa, conduce alla ricerca di una via catartica, liberatoria, un rifugio di contemplazione che l’arte offre tramite un’esperienza estetica che devasta, ipnotizza e mette a tacere tutto ciò che è al di fuori di essa.

Grandi pensatori come Kierkegaard e Schopenhauer considerano l’arte come la migliore alleata per poter ascoltare intimamente se stessi, per avere un momento di pace, sfruttarla come stile di vita immergendoci nella bellezza pura, che sia essa classica, rinascimentale o barocca.

Riscoprire l’arte come rifugio consente non solo di liberarci per un attimo dal mondo soffocante, ma anche di riscoprire e riapprezzare il passato che diamo spesso per scontato, con le sue opere che cospargono il nostro Paese come una costellazione.

In un mondo palpitante di cambiamenti, l’arte viene utilizzata come strumento politico, nelle lotte sociali e ambientali, laddove le proteste non riescono ad arrivare, un’opera d’arte riesce ad essere fortemente impattante in quanto mette davanti agli occhi con prepotenza le responsabilità che ha ogni individuo, nessuno escluso, nei confronti di questi cambiamenti che sono necessari.

Due esempi palpitanti sono incarnati da due artisti, l’afro-brasiliano Alexis Peskine e l’africano Romuald Hazoumé. Attraverso le loro opere, hanno mostrato agli occhi del mondo l’argomento scottante dell’immigrazione vissuta sulla loro pelle, appellandosi a capolavori dell’arte come La zattera della medusa di Géricault, riattualizzandola nel contemporaneo o allestendo nel British Museum delle imbarcazioni formate da una serie di taniche di benzina, che assumono un valore particolare perché diventano delle maschere tribali.

L’artista capovolge il tutto in un’ottica post-coloniale dal forte impatto emotivo, alludendo anche al trasporto degli schiavi che per secoli ha subito la sua popolazione.

A. Peskine, Raft of Medusa, 2016.

Sono delle opere che scuotono emotivamente chi guarda, così come le opere degli artisti Barbara Kruger e David Hockney, due artisti attivi nell’abbattimento di pregiudizi contro l’omosessualità e nella lotta per la parità dei sessi.

Le opere della Kruger hanno una cromaticità semplice che ricorre a tre colori giustapposti che si esaltano l’un l’altro, ma soprattutto esaltano il messaggio di cui si fanno portavoce, gridando al mondo dei diritti che ogni donna ha e deve avere sul proprio corpo, spesso oggettivato dalla storia, dalla società e in maniera più forte dalla politica.

Barbara Kruger, infatti, lavora principalmente durante gli anni ’70 e ’80 quando sono stati raggiunti importanti obiettivi come la legittimità dell’uso della pillola anticoncezionale, che ha portato con sé una maggior consapevolezza e soprattutto scelta nel rapporto tra la donna e il proprio corpo, come mostra l’opera Your body is a battleground, il tuo corpo è un campo di battaglia.

B. Kruger, Your body is a battleground, 1989
B. Kruger, Untitled (We Don’t Need Another Hero), 1987
 

Allo stesso modo, David Hockney è stato tra gli artisti che, accanto a Peter Blake, hanno dato avvio alla Pop Art e si è prodigato nell’emancipazione dell’amore omosessuale, con opere molto provocatorie, scegliendo il paesaggio di Beverly Hills, con colori che riprendono la tavolozza di Matisse, collocando i suoi personaggi all’interno di ambienti semplici in cui ricorre frequentemente l’elemento della piscina.

Questi artisti dimostrano quanto l’arte possa essere uno strumento di forza che porta ad una presa di coscienza, una consapevolezza, poter far emergere tutto ciò che viene condannato, per rivendicare i propri diritti e quelli degli altri, è una lotta che chiama tutti al fronte perché quello che accade all’altro riguarda ogni individuo.

Articolo a cura di Alice di Nicola