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JULIANO MAZZUCHINI: una ricerca pittorica tra fotografia e citazione

Artista poliedrico di origini brasiliane, Juliano Mazzuchini, vive e lavora a Buenos Aires, Argentina. Formatosi in una scuola di teatro, tra il 2004 e il 2007, diventa attore, con una predilezione per il teatro epico.

Dieci anni più tardi la sua ricerca artistica verte sul campo delle arti visuali, della pittura e del figurativismo.

L’indagine artistica lo condurrà ad esposizioni, anche personali, in Brasile e Argentina, tra le quali si ricorda Cuanto pesa lo que no tiene anclaje (2019), allestita presso la Galeria Espacio Studio di Buenos Aires.

Attualmente membro del Laboratorio Internazionale di Pratiche Artistiche del Brasile (ILAP BR), gran parte delle sue opere sono state commissionate e vendute sulla pagina online di Saatchi Art.

La sua formazione teatrale e il suo cambio di rotta verso l’arte visuale, si presentano come primi accenni di un’interdisciplinarità caratteristica della sua produzione artistica. Ricche di citazioni dal passato, le creazioni di Mazzuchini si ispirano – per stessa ammissione del pittore – ad artisti seicenteschi, quali Rembrandt e Velázquez, senza però svincolarsi da riferimenti più contemporanei.

Riprendendo modelli, più o meno apertamente, l’artista guarda molto all’arte che lo precede, sintomo di una profonda volontà di ricerca.

Citazioni e concetti

Ceci n’est pas la reproduction interdite è un’opera realizzata nel 2021. Come Mazzuchini stesso dichiara nella descrizione della pittura (su saatchiart.com), il titolo costruisce un enigmatico gioco di parole e di concetti che si intrecciano riferendosi inevitabilmente ai quadri di Magritte.

Il cruciverba del titolo riprende il rebus proposto ne La Trahison des Images del 1929 dal pittore surrealista belga (la celebre didascalia – o non didascalia – Ceci n’est pas une pipe) e al tempo stesso un’altra opera realizzata da Magritte nel 1937, Reproduction interdite.

In una mise en abyme enigmatica, Juliano Mazzuchini gioca con la negazione paradossale di René Magritte, citandone parole e opera. Reproduction interdite si caratterizza per il soggetto che nello specchio non si vede in volto, stessa posizione nella quale, posti davanti a Ceci n’est pas la reproduction interdite si ritroverebbero gli spettatori.

L’artista brasiliano non si limita a un intricato gioco di parole tra citazione del passato e presente, ma porta l’osservatore a farne inevitabilmente parte. L’opera cerca un riferimento surrealista scoprendo uno sviluppo più concettuale.

Le parole dell’artista, nella descrizione dell’opera, espongono come chiare ispirazioni siano la gestualità del selfie davanti ad un quadro (“abbastanza comune quando si visita un’esposizione”) e indubbiamente la tela di Magritte. Viene specificato, inoltre, come la figura nel dipinto sia l’artista stesso.

Il rapporto con la fotografia

Aspetto fondamentale da considerare, nell’opera appena citata ma anche nell’intera produzione di Mazzuchini è il suo rapporto con la fotografia.

In questo caso specifico la fotografia risulta essenziale nel completamento del senso dell’opera. Il titolo e il totale riferimento alla tela del 1937 di Magritte si ottengono solo grazie ad una prova fotografica, che diventa complice dell’enigma concettuale.

La fotografia risulta molto importante nella produzione di Mazzuchini non solo per instaurare un rapporto con lo spettatore, ma anche come riferimento per le opere, in un’ottica ispiratrice.

Come si vede in un’immagine del suo sketchbook, pubblicata su Instagram dallo stesso artista, vengono riproposte figurativamente diverse fotografie novecentesche, tra le quali uno scatto di Walker Evans.

La relazione dell’artista con la fotografia è intensa, immortala il tempo per poi rielaborare l’immagine in forma pittorica: si tratti di fotografie realizzate dallo stesso Mazzuchini o attinte da grandi maestri del Novecento, lo scatto è sempre parte fondamentale del processo.

Altre tele che si rifanno esplicitamente alla fotografia sono indubbiamente To Gerhard Richter (2020) e Light and shadow class with Nan Goldin Painting (2020).

Processo creativo e soggetti

La rielaborazione dell’immagine fotografica in pittura è stato un processo già vissuto e padroneggiato da figure come Francis Bacon e Gerhard Richter: seppur non negli stessi termini, la pittura di Mazzuchini sembra coglierne e riprenderne i tratti.

La fotografia è un momento, un istante cristallizzato che viene poi rielaborato pittoricamente, il ritratto di ciò che l’artista definisce di “meditazione”. L’artista brasiliano vede la pittura come sguardo sul mondo, riflessione personale: i soggetti sono spesso di spalle, senza volto, espressione di emozioni o circostanze che vengono immortalate fotograficamente dall’artista e poi trasposte su tela.

In un’intervista per la galleria newyorkese Guy Hepner, Juliano Mazzuchini descrive il suo processo creativo.

Il mio processo pittorico incontra la fotografia […] Nel periodo pandemico, ho iniziato a costruire immagini che chiamo “pre-dipinto” fotografando il mio stesso corpo, prestandomi alla costruzione della scena e del gesto che avrei dipinto. […] Questa procedura diventa così una costante nel mio processo; crea una connessione tra la mia precedente esperienza nell’arte performativa e la produzione nelle arti visuali, costituendo una performance per i miei dipinti, come un attore-pittore nel parateatro”.

Ti ha incuriosito il processo creativo di Juliano Mazzuchini? Quale opera ti ha colpito maggiormente? Per saperne di più sull’artista, visita il suo profilo Instagram @mazzuchini.

Articolo a cura di Rebecca Canavesi