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Eventi/Mostre

Mostre fotografiche 2022

“Viaggio, Racconto, Memoria”: Ferdinando Scianna in mostra a Palazzo Reale di Milano

Oltre sessant’anni di carriera del noto fotografo siciliano vengono ripercorsi e celebrati in una mostra antologica al Piano Nobile del Palazzo Reale di Milano. I tre grandi temi proposti nel titolo – il viaggio, il racconto e la memoria – costituiscono i tre corpi fondanti dell’esposizione, una trinacria che ripercorre le sfumature stilistiche del reporter siciliano e conduce il visitatore all’interno di un percorso allestito con 200 scatti in bianco e nero, articolato a sua volta in ventuno sezioni tematiche.

Dalla memoria delle feste religiose in Sicilia, al racconto visivo di Lourdes, alle ossessioni tematiche come l’ombra, le bestie e gli specchi, il viaggio in America, i ritratti, i riti, i miti e le donne: un ampio bagaglio visuale che invita il visitatore ad una total immersion nel vissuto dell’artista.

La mostra, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, promossa e prodotta da Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e Civita Mostre e Musei, è stata inaugurata il 22 Marzo rimarrà visibile fino al 5 giugno 2022.

“Steve McCurry. For freedom”: mostra al Palazzo dei Normanni di Palermo

Fino al 17 luglio 2022 Palazzo dei Normanni ospita l’arte fotografica di Steve Mc Curry. Per oltre quarant’anni il noto reporter ha saputo raccontare l’Afghanistan attraverso il suo intrepido obbiettivo, testimoniando le donne afghane tra violenze, miserie e speranze.

Oggi più che mai la sua fotografia viene chiamata in causa per denunciare la lesione continua dei diritti umani delle donne in Afghanistan a seguito del ritorno al potere del regime integralista talebano. Protagonista della mostra è dunque l’oltraggio morale all’Umanità, la violazione dei diritti fondamentali, attraverso una narrazione fotografica densa di pathos ambientale e umano.

La mostra gode di un allestimento scenografico e site specific in uno spazio emblematico del Palazzo Reale di Palermo; essa comprende quarantanove immagini la cui disposizione segue concettualmente l’evoluzione della condizione della donna in Afghanistan.

L’esposizione, aperta al pubblico fino al 17 luglio 2022,è frutto di una collaborazione tra la Fondazione Federico II e il celebre fotografo, riconosciuto e premiato nel mondo per i suoi reportage antropologici.

“Photos! I capolavori della Collezione Julian Castilla: Cartier-Bresson, Doisneau, Capa, Man Ray e i più grandi fotografi del ‘900”: la collezione Julian Castilla in mostra a Bologna

Esposte al Palazzo Albergati di Bologna oltre 70 opere di grandi maestri della fotografia del Novecento appartenenti al noto collezionista spagnolo Julian Castilla: un percorso espositivo suddiviso in nove sezioni tematiche che introduce il visitatore alla scoperta della fotografia moderna, partendo dallo scatto più antico della collezione (ossia “La mano dell’uomo”, realizzato da Alfred Stieglizt nel 1902) sino allo scatto più recente della collezione datato 2005 e firmato dagli artisti Christo e Jeanne-Claude.

Dai reportage di guerra dei fotografi dell’Agenzia Magnum Photos al surrealismo degli scatti di Man Ray, la mostra conduce sino alla scoperta dell’arte fotografica digitale e ai progetti fotografici dei più importanti autori spagnoli degli ultimi anni.

Considerata tra le più importanti d’Europa, la collezione privata Julian Castilla vanta (oltre i già citati) nomi del calibro di Henri Cartier-Bresson, Vivian Meier, Robert Capa, André Kertèsz, Alberto Korda e Robert Doisneau a cui si aggiungono i fotografi spagnoli Carlos Saura, Ramón Masats, Oriol Maspons, Isabel Muñoz, Cristina García Rodero o Chema Madoz.

La mostra curata da Cristina Carrillo de Albornoz, è stata realizzata grazie al patrocinio della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Bologna, in cooperazione con il Museo d’Arte Contemporanea di Villanueva de Los Infantes. Inaugurata l’8 aprile, rimarrà aperta al pubblico fino al 4 settembre 2022

“Sabine Weiss: la poesia dell’istante”: mostra alla Casa dei tre Oci di Venezia

Inaugurata l’11 Marzo nella sede espositiva Tre Oci di Venezia e visitabile fino al 23 Ottobre 2022, la mostra Sabine Weiss “LA POESIA DELL’ISTANTE” racchiude oltre 200 scatti della nota fotografa franco-svizzera considerata tra i maggiori rappresentanti della fotografia umanista francese.

Un susseguirsi di reportage, moda, pubblicità e ritratto -realizzati nel corso della sua intensa carriera che esordisce nel 1935 e si protrae fin’oltre gli anni ’80 – costituisce l’allestimento delle varie sezioni della mostra .

Ogni settore, uno per ogni categoria sperimentata dall’artista, mette in evidenza l’occhio fortemente umano e sensibile del suo fotografare che ha reso il suo nome celebre nel panorama fotografico dell’immediato dopoguerra.

Le sue fotografie “umaniste” rappresentano la quotidianità e le scene di vita degli anni ’50, bambini che popolano la strada, giocano, scherzano tra di loro, scene di matrimoni gitani, tra riti, canti, balli e costumi. La mostra, inoltre, svela per la prima volta alcuni scatti inediti: tra questi la serie dedicata ai manicomi, realizzata durante l’inverno 1951-1952 in Francia nel dipartimento dello Cher.

“David LaChapelle. I Believe in Miracles”: mostra al MUDEC di Milano

Il Mudec ospita dal 22 aprile all’11 settembre 2022 un percorso espositivo che offre ai più curiosi una nuova prospettiva sulla, ad oggi vastissima, produzione di LaChapelle: oltre 90 opere, tra grandi formati, scatti site- specific, nuove produzioni e una video installazone costituiscono il percorso espositivo assai ricco di suggestioni.

Una grande fetta del background artistico di LaChapelle viene riproposto sotto una luce diversa rispetto al passato, affiancato ad opere nuove e dalle sfumature inedite che trovano origine nella sua più recente esperienza artistica.

Gli scatti interpretano alcuni passaggi della Bibbia ma questa volta i colori si fanno più tenui e le ambientazioni si spogliano del surreale che siamo abituati a conoscere per assumere contorni più realisti.

La retrospettiva, prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e promossa dal Comune di Milano-Cultura, pone l’accento sull’animo umano e il suo presente, inducendo lo spettatore ad aprirsi ad una riflessione antropologica: l’uomo, il rapporto con se stesso, con la società e la natura, le gioie, i dolori, le insicurezze e le passioni.

E tu, quale mostra visiterai? Faccelo sapere nei commenti!

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Artista

PETER LINDBERGH

Cos’è che rende un fotografo, oltre che un attento osservatore, un altrettanto abile interprete d’anime? Saper leggere dentro le spigolosità interiori di un soggetto è una prerogativa oggi comune; Ad essa, tuttavia, si aggiunge l’abilità di tradurre ciò che si è letto in immagine, dando modo all’osservatore di percepire il soggetto ritratto con lo stesso grado di sensibilità della persona che lo ha scattato: questi caratteri trovano il loro punto d’elevazione massimo nello stile di Peter Lindbergh.

Il suo modo di fare fotografia ha tracciato una linea di demarcazione oltre la quale è stato impossibile tornare indietro. Sfidando i canoni estetici inarrivabili della fashion photography anni ’80, Lindbergh ha scelto di percorrere la strada “meno battuta”, proponendo alle riviste un’ideale di bellezza di gran lunga più difficile da immortalare: la bellezza vera.

«Non è che mi preoccupa l’essere autentico, è che è l’unica cosa che mi interessa»

LE ORIGINI

Peter Lindbergh nasce a Leszno, in Polonia, nel 1944. La passione per l’arte matura con lui a Duisburg, città in cui trascorre la giovinezza. Ad un primo periodo di servizio militare segue il trasferimento a Berlino: lì inizia a studiare Belle Arti presso l’Accademia anche se, poco dopo, comprende che dipingere su imposizione degli insegnanti non lo soddisfa come vorrebbe.

La sua indole lo spinge a cercare ispirazione altrove: è così che per circa un anno si trasferisce ad Arles, in Francia, seguendo le orme del suo eterno idolo Vincent van Gogh.

La passione per la fotografia arriva in un secondo momento ed in maniera del tutto casuale: acquista la sua prima macchina fotografica per scattare delle foto ai bambini di suo fratello e da quel momento decide di fare della fotografia il mezzo principale attraverso cui esprimersi.

Per circa due anni affianca il fotografo tedesco Hans Lux per poi aprire uno studio in proprio a Dusseldorf nel 1973. Non passa molto tempo da quando realizza il suo primo servizio di moda per la rivista Stern, per cui lavorano fotografi del calibro di Hans Feurer, Helmut Newton e Guy Bourdin.

Sembra difficile crederlo ma agli albori della sua carriera Lindbergh ricevette molti no da parte delle riviste: i suoi lavori non rispecchiavano i canoni usuali che venivano presentati e che il pubblico richiedeva.

L’essere costretto da tali imposizioni non lo ferma: si propone a Vogue USA con dei ritratti raffiguranti modelle al naturale, senza posizioni forzate ma con espressioni spontanee e sorridenti.

Anche se in un primo momento queste fotografie vengono scartate brutalmente dai redattori, sarà poi Anna Wintour a rivalutarle una volta prese le redini della rivista. E’ allora che Peter richiama le stesse modelle – quasi per ripicca – e realizza la serie di scatti tra le più iconiche della sua carriera, White Shirts, in cui le ragazze con addosso la sola camicia bianca si buttano una sopra l’altra ridendo e giocando sulla spiaggia. Lo scatto diventa la prima copertina di Peter per Vogue USA del 1988 – la prima di molte altre!

Lindbergh è stato inoltre l’unico fotografo a firmare per tre volte, nel 1996, nel 2002 e nel 2017, lo storico calendario della Pirelli per cui ancora oggi viene ricordato.

ANIME IN BIANCO E NERO

«In un’epoca in cui le donne sono rappresentate dai media e ovunque come ambasciatrici di perfezione e bellezza ho pensato fosse importante ricordare a tutti che c’è una bellezza diversa, più reale, autentica e non manipolata dalla pubblicità o da altro. Una bellezza che parla di individualità, del coraggio di essere sé stessi e di sensibilità»

Lindbergh si addentra nel mondo della fotografia di moda nel momento in cui questa sembra essere più satura di artifizi: la bellezza delle modelle anni ’80 è esasperata da fotoritocchi e filtri, dando luogo non solo a canoni estetici fittizi ed irraggiungibili ma anche ad un glamour eccessivo e primo di emozione, destinato a sparire gradatamente con il passare delle mode.

Peter Lindbergh non fa sua questa visione della fotografia e non scende a compromessi con clienti e redattori. Nonostante le numerose porte in faccia, porta avanti uno stile che racconta le donne e gli uomini per come sono veramente, destinato ad influenzare i successivi quarant’anni della fotografia: ridà umanità ai soggetti fotografati che non vengono così visti come dei manichini apatici da vestire estrosamente ma come delle personalità da tirare fuori e lasciar risplendere.

Per Lindbergh la persona viene prima del vestito e l’uomo prima del fotografo.

Nel suo libro “Images of Women II” del 2015 scrive:

«Questa dovrebbe essere la responsabilità dei fotografi oggi: liberare le donne, liberare tutti dal terrore dell’eterna giovinezza e della perfezione»

Il suo stile si spoglia del fotoritocco pesante ed apatico per permettere alla naturale emozione del soggetto di emergere: qui gioca un ruolo fondamentale l’utilizzo del bianco e nero – unico ed inarrivabile nel suo caso -che diventa la penna preferita con cui siglare ogni scatto.

La fotografia a colori, difatti, non risuona nelle sue corde: i suoi tentativi privi di bianco e nero sembravano, a suo dire, delle “pessime pubblicità di cosmetici”.

A costituire il leitmotiv dei suoi progetti fotografici è poi l’esaltazione della bellezza emancipata, una bellezza mai commerciale che non si radica nelle fondamenta malsane della finzione ma si riveste di naturalezza: Tra le tante degne di nota, emerge la serie di scatti “Smoking Women”.

Sebbene le modelle siano in parte svestite in diversi lavori, la sua fotografia non si macchia mai di erotismo senza essere prima velato da una disarmante eleganza d’insieme: le espressività pensierose ed autentiche vengono portate al centro dell’attenzione di chi osserva, attenzione che viene catturata nella sua totalità senza indurre alla necessità di indirizzare l’occhio altrove.

Non riconoscerne gli scatti sembra dunque essere impossibile: i suoi ritratti così intimi evidenziano un occhio fotografico autoriale, cinematografico e personale che va oltre l’attrezzatura e arriva dritto all’anima, mostrandone la perfetta imperfezione.

Superando i confini della mera estetica, Lindbergh ha lanciato il fenomeno delle supermodelle, fotografato negli anni ’90 le top model più note di sempre, da Claudia Schiffer a Naomi Campbell, Kate Moss, Cindy Crewford e Linda Evangelista, consacrandole al mondo della moda e firmando le più importanti copertine di tutti i tempi.

Ad impreziosire poi la sua tecnica è il suo carattere sensibile ed umano, capace di instaurare dei legami di sincero affetto con i soggetti da ritrarre; nel backstage di un servizio fotografico realizzato con una donna immortalata da lui più volte negli anni ha affermato:

«Questa è la miglior fotografia che io ti abbia mai scattato, e lo sai che scatto tanto. Sai perché? Questa immagine ha tutto quello che non avevi vent’anni fa. Ha la tua vita»

La sua ideologia, la sua estetica, la sua umanità hanno costituito un punto di rottura decisivo nella fotografia di moda e non solo: la figura femminile viene definitivamente spogliata dalle vesti di illusoria idealità e rivestita di un bianco e nero delicato e magistrale.

Con la sua “umanità fotografica” Peter Lindbergh si rileva tra i capostipiti di un nuovo realismo che continua ad ispirare le nuove generazioni di fotoamatori.

Per saperne di più sull’artista visita i link:

A cura di: Maria Nunzia Geraci

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Eventi/Mostre

Piero Gemelli: Mostra al PAN

“La Bellezza Svelata. Fotografie e storie immaginate” è il titolo del percorso espositivo presentato al Palazzo delle Arti di Napoli, a cura di Maria Savarese con Maria Vittoria Baravelli ed in collaborazione con l’Assessorato all’Istruzione, alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli.

Aperta ai visitatori fino al 21 Novembre 2021, la mostra raccoglie e presenta oltre 100 opere, tra fotografie, disegni e sculture in fil di ferro realizzate dall’artista nel corso della sua variegata carriera: un’attenta ed originale ricostruzione del suo intero corpus artistico in grado di raccontare il “sentimento del suo vedere”.

Essa fa parte di un progetto curatoriale più ampio che consiste nel portare la grande fotografia tra arte e moda internazionale con una serie di esposizioni nella città di Napoli: il percorso ha inizio tre anni prima con la collezione di fotografie di Carla Sozzani esposta a Villa Pignatelli, continuata con la prima personale a Napoli di Giovanni Gastel al Blu di Prussia e proseguita con l’attuale mostra al PAN di Piero Gemelli, grande interprete della fotografia di moda in Italia e nel mondo.

A caratterizzarne l’identità di stile, armonico ed elegante, è la capacità di toccare sapientemente vari linguaggi creativi; Piero Gemelli nasce infatti come architetto per poi addentrarsi nella fotografia di moda, beauty e still life. Nel corso della sua carriera realizza scatti per Vogue Italia e campagne pubblicitarie per importanti marchi quali Gucci, Ferré, Tiffany e Lancôme, arrivando così alla notorietà sul piano internazionale.

Come sostenuto dall’artista , l’essere architetto è una forma mentis che ha definito la matrice della sua progettualità il cui rigore tecnico si riflette anche nell’allestimento della mostra stessa.

Il percorso espositivo esprime in ogni sala  l’eclettismo a lui connaturato: si articola su tutto il secondo piano del PAN ed è allestito secondo un itinerario non cronologico ma tematico.

La mostra si apre con la ricostruzione ex novo del suo studio che permette al visitatore di entrare nella “bottega dell’artista”; le prime sperimentazioni fotografiche degli anni ’70 anticipano i lavori di più recente creazione che aprono alla visione dei temi a lui più cari: La magia dello sguardo invade la prima sala a cui si susseguono la sensualità del corpo statuario, il volto antico del presente e la bellezza come equilibrio delle imperfezioni.

“Io credo che la contrapposizione degli opposti generi energia: è cosi che il pensiero si evolve, da contrapposizione di idee si generano nuove idee. Così particolari, caratteristiche, estetiche, ma non solo, che potrebbero apparire come imperfezioni o difetti, “non belli” comunque; quando entrano in relazione gli uni con gli altri e trovano un giusto punto di equilibrio e dialogo questi generano un canone diverso, di bellezza anch’esso. E’ quel punto di equilibrio che va cercato, inseguito e vissuto.”

L’artista gioca tra il senso della realtà e il senso della possibilità: la sua fotografia non si limita a rubare l’attimo rappresentando fedelmente ciò che accade ma raffigura ciò che il fotografo vorrebbe che accadesse.

Altro tema portante è dato dalla dualità delle opposizioni e dall’energia delle contrapposizioni che rappresentano la linfa vitale dei suoi lavori.

Segue una grande sala dedicata allo Still Life, una galleria di ritratti di persone note del mondo del cinema, dell’arte e del teatro ed un alternarsi di disegni e sculture: tale impostazione permette al visitatore di avere una visione a 360 gradi della carriera di Piero Gemelli e della sua ricerca visiva ampia e sperimentatrice.

Il progetto su Roberto Bolle sintetizza in quache modo il suo modus operandi ricco di contaminazioni in cui la fotografia richiama la scultura e così la scultura sembra completarsi di elementi legati alla fotografia: ciò delinea la grande capacità dell’artista di sintetizzare vari linguaggi in un discorso armonico mantenendo una forte razionalità nella metodologia del lavoro.

Che aspetti? Corri a visitare la mostra!

A cura di: Maria Nunzia Geraci

Credit foto: Hermes Mereghetti

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Artista

FABRIZIO FERRI

Autore dal grande spirito avventuriero con alle spalle una carriera segnata dalla sua attitudine poliedrica, Fabrizio Ferri si fa spazio nel mondo della fotografia a partire dagli anni ’70 immortalando col suo obbiettivo le emozioni rivelate dai volti delle più varie personalità della moda, del cinema e dello spettacolo. La sua notorietà non manca di estendersi oltre l’ambito fotografico abbracciando la regia, la scrittura, la musica e l’imprenditoria.

A precedere il suo formidabile talento estetico è, difatti, la sua fama: in costante moto tra Milano, Londra e New York presta il suo lavoro per le riviste di moda più importanti al mondo come Vogue, Harper’s Bazaar, Marie Claire, Elle, Vanity Fair, Interview, GQ ed Esquire.

FASHION PHOTOGRAPHY: TRA PUREZZA E SENSUALITA’

Ferri nasce a Roma nel 1952 da una famiglia di “stretta osservanza comunista”. E’ all’età di diciassette anni che inizia ad intraprendere la strada della fotografia, dapprima come fotoreporter per documentare il volto politico dell’italia per poi spostare la sua attenzione al mondo della fashion photography, approdandovi definitivamente.

Il suo temperamento intraprendente e la sua visione estetica sofisticata e pura gli permettono di divenire uno dei fotografi più acclamati a livello internazionale.

Il suo portfolio d’esperienza sul campo vanta una vasta collezione di ritratti delle più note icone degli ultimi decenni, da Sting a Naomi Campbell, Sophia Loren, Julia Roberts, fino a Madonna e Luciano Pavarotti. L’artista stesso rivela di compierne, con insolita serenità, “una più del diavolo”, da intendersi in termini di curiosa visionarietà verso l’arte della fotografia.

Nel 1983 fonda a Milano “INDUSTRIA Superstudio” che con studi multifunzionali e dipartimenti di ricerca musicale e digitale si presta ad essere il primo complesso fotografico a fornire un servizio unico nel suo genere. Industria è anche il nome del marchio di moda Ferri, prodotto e distribuito fino al 1998, e il nome di una compagnia aerea, Air Industria, attiva in Italia nel 2001.

Nel 1997 fonda a Milano “L’Università dell’Immagine”, il primo istituto con un curriculum incentrato sulla sintesi e sul processo creativo sinestetico.

EMOZIONI CHE “VIBRANO IN ETERNO”

Lo stile fotografico di Ferri si declina nella realizzazione di editoriali e ritratti destinati alle pagine delle riviste patinate. Sono molti i marchi e le aziende di lusso ad aver richiesto la sua collaborazione, tra questi spiccano Bulgari, Gucci, Dolce & Gabbana e Lancôme.

Seppur vincolato dal rigido schema imposto dalle commissioni, Ferri mantiene una fedeltà di rappresentazione ed una sincerità compositiva in grado di scaldare il pubblico più vario, anche chi poco si interessa alle passerelle.

«La fotografia non fissa un momento, un istante: lo emancipa dal tempo per liberarne la capacità di vibrare in eterno, di emozionare sempre »

Nei suoi scatti Ferri fa mostra di un’abilità fotografica che si volge all’esaltazione di atmosfere naturali: i soggetti osservano pose del tutto prive di adattamenti forzati e vengono accarezzati da una luce delicata, scarna di ogni artificioso ritocco.

Gli scatti dal gusto Fine Art evidenziano i movimenti gentili, veri e dinamici delle personalità ritratte, il loro umore è messo in risalto dalla temperatura dei colori che varia col calare del sole e la loro espressività in volto si rende rara a tal punto da essere “emancipata nel tempo”, raccontata secondo un intreccio di schemi di luce per permettere a chi osserva di emozionarsi senza limite temporale.

La celebrazione del nudo è anch’essa caratteristica ricorrente in numerosi scatti, alcuni dei quali si impreziosiscono degli scenari suggestivi di Pantelleria: una natura che fa da sfondo alla più vera naturalezza.

Un susseguirsi si emozioni si dipana deciso da ogni progetto creativo: il nudo statuario di Monica Bellucci, lo sguardo intenso di Margareth Madé, i lineamenti espressivi di Beyoncè e la timida sensualità di una giovanissima Kate Moss sono i caratteri che Ferri riesce ad esaltare con i suoi ritratti su pellicola, mirati all’esaltazione della misteriosità femminile dal fascino genuino ed a tratti imperscrutabile.

«La purezza e la delicatezza di queste fotografie sembra tracciare una linea per ricordarci che il tocco di una piuma, una carezza, può essere profondamente percepita da coloro che non sono stati anestetizzati da un’eccessiva esposizione alla volgarità »

Attraverso la scelta dei soggetti si realizza un incontro di eleganza aristocratica mista alla semplicità e all’inconsapevolezza della propria bellezza;Gli scatti che ne risultano sono intuitivi, potendo essi essere letti liberamente da ognuno.

Speranza, forza, fragilità attraversano i volti di modelle che, pur arrivando in studio “con stivali malconci e capelli arruffati”, rivelano la loro vera natura davanti l’occhio sapiente di Ferri.

«Quel che fa la differenza non è la qualità ma la capacità di emozionare, di toccare il cuore, e quella ce l’hanno in pochi »

OLTRE L’ORDINARIO…SENZA COSTRIZIONI

Pur occupandosi di moda Ferri priva il suo lavoro di ogni costrizione estetica: gli abiti non si limitano a fungere da guardaroba ma diventano dei veri e propri oggetti di scena che preservano l’integrità del ritratto senza costringerlo alla moda, al gusto, alla stagione, all’età.

Scattando, infatti, restituisce un senso di libertà e dignità al soggetto che viene spogliato dai veli di una posa irrealistica e sovrastrutturata; lo stesso fotografo sostiene che la persona ritratta deve sentirsi valorizzata e non ridicola.

In merito, la giornalista di moda Grazia D’Annunzio rimarca:

« Fabrizio non usa la moda per cogliere le tendenza, bensì come strumento per suscitare emozioni. Infatti nelle sue immagini c’è sempre una linea sottile tra purezza e sensualità »

Elegante e raffinato narratore d’immagini, si occupa al contempo di realizzare cortometraggi e comporre musica: “Passage” vede come protagonista l’etoille Roberto Bolle in occasione dei 10 anni di Vanity Fair e “Rethink Energy”, girato per l’ENI, lo riprende volteggiare nello spazio in sfida alla forza di gravità.

Per guardare i cortometraggi e saperne di più sull’artista, visita i link:

https://youtu.be/_4FGcjYtMLo

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A cura di: Maria Nunzia Geraci

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Artista

Bryan Durante

Originario di Vicenza ed attualmente attivo a Milano, Bryan Durante è un fotografo freelance il cui approccio alla fotografia abbraccia un ampio ventaglio stilistico: è da diversi stili infatti che estrapola sempre nuove sfaccettature la cui unione risulta in un personale carattere espressivo, volto al dinamismo dei soggetti ed alla sperimentazione di setting e color differenti.

Dal paesaggio al Ritratto: l’apertura stilistica

Nel Novembre 2018 ha inizio il suo percorso professionale, dapprima improntato alla fotografia paesaggistica per poi spostare il suo centro verso il ritratto ad oggi configurabile come il suo genere di riferimento nonchè marchio distintivo della sua produzione creativa.

«La bellezza dei ritratti è la libertà, poter scegliere location, luci, ombre, volto, pose, oggetti da includere o da escludere dalla scena… L’ispirazione è ovunque, il senso delle foto è personale ma di libera interpretazione»

Dalla natura allo studio, dalla moda al nudo fino alla fotografia cinematografica, sono numerosi i generi che Bryan Durante ama toccare col suo obiettivo, lasciandosi ispirare dal circondario per la creazione di ogni progetto: “Apples” ed “Infinity” sono tra quelli realizzati con un espressivo Andrea Rodriguez Mianulli a cui si aggiungono gli scatti effettuati in collaborazione con Margherita Landucci, Eleonora Devotii e così altre modelle del calibro di Bianca Balti.

«The emotion, is that what I’m looking for»

Espressioni accese, sorridenti ed a tratti turbate, pose dinamiche e decise, tagli di luce in grado di guidare l’occhio al particolare più ricercato ed emozionare con naturalezza: è con queste modalità che la fotografia di Bryan Durante si presta alla realizzazione di editoriali, scatti di moda ed advertising, Beauty e Look Book.

«La FANTASIA: è quello il motore, il mio motore»

I progetti Nature realizzati in un alternarsi di location tra Milano, Bologna e Como sono affiancati dagli scatti street, attraverso cui stazioni della metro, vicoli e strade prendono vita immortalati nel loro aspetto fisico ed oggettivo: questi ultimi sono caratterizzati da un marcato bianco e nero ed ispirati alla fotografia densa ed essenziale di Alan Schaller.

La fotografia di Bryan Durante è, dunque, in grado di catturare la natura e gli ambienti nella loro bellezza e di cogliere la massima espressività dei soggetti, esaltandone il colore, le linee, la trama e le forme. Di grande impatto e fascino i progetti di nudo femminile realizzati a Milano, avvolti da un’atmosfera ed una color anni ’70.

Nuove collaborazioni…nuove sfide!

Quale professionista che si rispetti, Bryan Durante non manca di mettersi alla prova attraverso nuove collaborazioni. Nel 2020 prende parte ad una “Portrait Competition” insieme al fotografo Nelb Rodrigues: una battaglia all’ultimo scatto che vede i due fotografi impegnati a produrre, partendo da Piazza del Duomo a Milano con la rispettiva modella, 3 scatti nello stesso lasso di tempo.

Nel 2021 realizza per la cantante Caterina Mastaglio due progetti fotografici dal titolo “Amare” e “Girasole”.

Per vedere i 6 scatti risultati dalla sfida dei due fotografi, visita il link:

Per guardare il portfolio dell’artista visita il sito web: https://www.bryandurante.com/work/humans

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Juergen Teller

Semplice ed istintivo, l’approccio di Juergen Teller alla fotografia configura una visione estetica dal tratto iconico e riconoscibile, in grado di accompagnare le richieste dei numerosi stilisti a cui affida il proprio lavoro.

Di origine tedesca, è nella città di Monaco che Teller completa il suo percorso di formazione artistica; il successo arriva, tuttavia, dopo il trasferimento a Londra all’età di ventidue anni. La sua carriera vede un susseguirsi di collaborazioni con celebri riviste quali The Face, Index, AnOther e Vogue a cui affianca la realizzazione di campagne pubblicitarie per Vivienne Westwood, Yves Saint Laurent e Marc Jacobs.

Spesso provocatori e privi di tecnicismi, i suoi scatti si caratterizzano per una semplicità d’esecuzione ed una insolita atmosfera bruciata dai flash: Il soggetto e la sua naturale espressività assumono una posizione prioritaria rispetto alla cura delle luci, spesso sbiadite e sovraesposte, e degli ambienti tendenzialmente isolati e privi di elementi distrattori.

La sua fotografia si presenta ricca di grinta, emozione ed umorismo: Teller rivisita il costrutto sociale di bellezza, valorizzando l’allure quotidiana delle celebrità che ritrae, liberandole da eventuali pose rigide e costruite.

Noto al pubblico il ritratto “Young Pink Kate” del 1998 che vede Kate Moss, distesa su un letto, mostrare il volto da sopra le lenzuola, circondata dalla sua chioma rosa sullo sfondo bianco.

«Scattare quante più foto possibile sarebbe troppo semplicistico – è un po’ più complesso di così! A volte ne scatto poche, ma scattandone tante mi sembra di rilassare il soggetto e me stesso»

I suoi scatti sono spesso realizzati con due fotocamere differenti, una per mano, ed effettuati a raffica alternata: Il risultato trova la sua particolarità nella voluta mancanza di ritocchi, che lascia spazio alla crudità della foto “uscita dal rullino”.

Juergen Teller riesce a destreggiare la sua abilità tra la fotografia artistica e quella commerciale, realizzando oltre i ritratti e le fotografie di moda e advertising, delle vere e proprie opere d’arte richieste ed esposte in tutta europa: la Fondation Cartier pour l’art di Parigi, il Munchner Fotomuseum di Monaco, il museo Folkswang di Essen e la galleria d’Arte Moderna di Bologna hanno, difatti, messo in mostra molti dei suoi lavori.

Ad arricchire una carriera già piena di successi, la partecipazione ad importanti mostre collettive oltreoceano tra le quali “Weird Beauty: Fashion Photography Now” e “Mode As Muse” presso la Metropolitan Museum of Art di New York.

«Non ci sono regole per scattare i ritratti. L’unica cosa importante è catturare la persona nel modo migliore possibile, entrare nella sua psiche. A volte ci vuole molto tempo, a volte è piuttosto veloce. Bisogna capire rapidamente i suoi gesti: come beve il caffè o come tiene le mani. Bisogna riconoscerlo subito»

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Francesco Bertola

Protagonista dell’attuale panorama della moda nazionale ed internazionale, Francesco Bertola ha fatto della sua passione per la fotografia un punto di lancio per una carriera che, ad oggi, si snoda tra progetti artistici e prestigiosi set di moda.

I suoi scatti si prestano ad essere, così come il loro autore, di spiccata versatilità; Fin da ragazzo, apprese le tecniche base dal fotografo Franco Capra e coadiuvato il suo lavoro nel ruolo di assistente, decide di canalizzare la propria solida determinazione nel settore fotografico, partendo dagli insegnamenti del maestro per poi sperimentare una personale tecnica, traducendo la propria sensibilità in sempre nuove sperimentazioni visive.

Il sapiente uso della luce d’impronta caravaggesca e l’utilizzo sporadico della pellicola analogica fanno sì che i suoi scatti si presentino in una veste sobria e priva di esagerazioni, dal carattere semplice ed originale, d’impronta vintage ma al passo coi tempi; una fotografia, dunque, capace di adeguarsi alle richieste che il fashion impone conservando al contempo uno stile carico di personalità ed apertura all’ispirazione.

Le sue immagini solcano le pagine delle più celebri riviste patinate, da Luomo Vogue a Play Boy, GQ e Marie Claire; oltre ad esse, la sua produzione vanta un vasto numero di ritratti molti dei quali raffigurano i volti di noti personaggi dello spettacolo quali Oliviero Toscani, Roberto Bolle, Thomas McCarthy, Ralph Fiennes e Tilda Swinton.

Bertola non manca di proporre al pubblico delle raccolte di immagini che si discostano dai lavori professionali del mondo fashion caratterizzandosi, invece, per l’apporto di un “valore aggiunto” espressivo di una personale nonché originale identità fotografica.

Una prima mostra dal titolo “INTIMA”, presentata a Milano nel 2017, mira alla riscoperta della dimensione più profonda dell’essere umano, superando il varco della maschera che egli indossa per apparire agli altri: tra sensualità ed erotismo si susseguono degli scatti in cui i soggetti si abbandonano ai loro sensi.

Una seconda mostra dal titolo “3” propone ai visitatori un viaggio simbolico in un universo dominato da nudi femminili e corpi maschili, verso l’esaltazione di una corporeità imperfetta in cui il difetto diventa la forza stessa della rappresentazione artistica.

«C’è una bellezza che nuota a pelo dell’acqua, e una bellezza che si muove nelle profondità più nascoste. C’è una bellezza che si agita estroversa, e una bellezza che sta ferma in un meraviglioso silenzio. C’è quella che viene sempre illuminata a giorno dal sole, e quella che nel buio viene carezzata dolcemente dal più fioco raggio di luce, come in quadro del Caravaggio»

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Artista

Hugo Comte

Tra i più seguiti professionisti di approdo recente nella fotografia internazionale si distingue la figura di Hugo Comte, fotografo emblema di una nuova onda creativa dal gusto pop, capace di affascinare il pubblico con il suo stile energico ed incredibilmente denso di misterioso pragmatismo.


Ispirata alla moda anni ’90 e al realismo americano anni ’70 – rivalutati sotto un approccio stilistico più moderno – la sua produzione creativa vanta collaborazioni di un certo rilievo: Pop magazine, Vogue Italia, AnOther e Document Journal sono alcune delle riviste che hanno richiesto i suoi contenuti visivi nelle loro pagine, divenute così antro di tavolozze dai colori saturi e brillanti nonchè crocevia di intense illuminazioni.

Energia fotografica, ritrattistica semplice e surrealtà sono i tre pilastri su cui poggia l’arte fotografica di questo talentuoso fotografo che riesce a destreggiarsi abilmente tra moda e ritratto. I soggetti delle sue immagini, prevalentemente femminili, si scoprono astuti e feroci seppur non privati della loro connaturata tenerezza; delle vere e proprie muse, dunque, da cui Comte si lascia ispirare, mostrando il loro lato meno evidente ma altrettanto meritevole di interessata attenzione.


«Quando scatto un’immagine cerco sempre di dare la sensazione che la donna non sia fotografata ma che stia guardando attraverso la fotocamera, il che da un contatto diretto tra l’osservatore e la musa»

Nota importante nella sua fotografia è data dalla connessione con l’architettura – ambito al quale si avvicina da giovane per poi dedicarsi con totale attenzione alla fotografia; Essa conferisce alle immagini un carattere strutturato che evidenzia uno studio minuzioso di ogni dettaglio in composizione.

Una fitta narrazione accompagna ogni scatto, conferendogli un carattere avvincente degno di una pellicola di Quentin Tarantino o Stanley Kubrick!
La fotografia scattata alla cantante Dua Lipa, alla guida di un’auto sportiva e con sguardo di sfida, è divenuta emblema di entrambe le carriere del fotografo e della cantante: Oltre che copertina dell’album “Future Nostalgia” infatti, si qualifica come scatto simbolo nel vasto portfolio di Hugo Comte.

La raccolta di 200 ritratti in una monografia “senza titolo” rappresenta un viaggio introspettivo nella visione dell’artista, immersivo nelle sue idee ed ispirazioni e dunque esplicativo della sua distinta identità fotografica. Il codice a barre sulla copertina si rivela essere un simbolo ricorrente nell’estetica di Comte che conferisce un carattere materico alle immagini le quali “non necessitano di titoli”.

«Costruisco un progetto partendo da una ragazza che mi ha ispirato, da un quadro o semplicemente dai miei archivi. Ho migliaia di immagini nella mente, di moda, film, momenti della vita»

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Artista

Stefania Paparelli

Stefania Paparelli è una fotografa italiana di moda che fonde insieme fotografia ed arte visiva.

La sua passione trae fondamento da un gusto estetico a lei connaturato che fin da giovanissima inizia a tirar fuori con istintiva determinazione: scattando quasi per gioco con la fotocamera del padre tra le vie di Roma, incrementa da autodidatta una conoscenza fotografica che, anche a distanza di tempo, non verrà mai contaminata da rigide imposizioni accademiche.

A trent’anni debutta con la sua prima mostra “Intimo” esposta al Mois de la Photo di Parigi a cura di Flavio Nervegna e partecipa nel 2005 all’importante collettiva milanese “Lo Sguardo Italiano. Fotografie di moda dal 1951 ad oggi” presentata a Roma e Milano.

La sua carriera si snoda attraverso esperienze sui set di svariate città europee: affiancata da preparati team di lavoro, scatta per riviste come Crash, Elle, Glamour, Le Figaro ed Harpe’s Bazaar.

Pur partendo da un’idea di base in ogni suo progetto, S. Paparelli si lascia spesso guidare da istintive ispirazioni dettate dalle circostanze variabili sul set che, mettendo alla prova la sua capacità di improvvisazione, le consentono di tirar fuori la parte più creativa di se.

«Ci si può rifare ad un libro, una frase, una sensazione, un vento che soffia e muove i capelli… l’ispirazione è lì»

La sua fotografia, richiesta ed apprezzata sia da riviste indipendenti che mainstream, segue il paradigma – luce, posa, attimo fuggente – che si rivela essere vincente non solo nel trasmettere il carattere del brand per cui è effettuato lo scatto ma anche nel portare in luce l’emotività del soggetto ritratto.

Il rapporto umano con i modelli è, infatti, di fondamentale importanza nella sua produzione: S. Paparelli dedica molto tempo a conoscere ed inquadrare il soggetto nel proprio carattere per poterlo così plasmare alla sua idea, conducendo entrambi ad un risultato ricercato o a soluzioni a cui, spesso, non ci si aspetta di voler approdare.

Nel 2017 crea a Cagliari “Donneconceptgallery”, uno spazio espositivo dedicato alla fotografia di moda contemporanea, spazio dove alcuni tra i nomi più consolidati della fashion photography hanno modo di aprire la strada alle giovani proposte emergenti sulla scena internazionale. 

La mostra di inaugurazione “The Light Player: 1997 – 2017” racchiude le fotografie di moda che S. Paparelli ha realizzato nel corso di 20 anni.

Tra i suoi più recenti progetti risalta quello realizzato nel suggestivo scenario delle saline siciliane dove le modelle sono immortalate come muse incantate in un gioco di specchi d’acqua e bagliori onirici.

Ad oggi, tra eleganti ritratti ed editoriali, la sua figura con alle spalle 25 anni d’esperienza permane sotto i riflettori della fotografia internazionale.

«Quando con la fotografia riesci a trasmettere ciò che hai dentro…hai vinto!»

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Artista

Marco Onofri

Marco Onofri è un fotografo attivo tra Cesena e Milano che, attraverso una attenta cura del dettaglio nella fotografia pubblicitaria nonché ampia esperienza nel mondo della moda, riesce a ‘fissare’ abilmente i numerosi volti che incontra nel corso della sua carriera, facendo emergere la loro vibrante energia e genuinità.

E’ la ricerca della spontaneità, difatti, a rendere inconfondibile lo stile di questo versatile fotografo;

Amante del bianco e nero, predilige lo scatto sfuggevole alla posa costruita, scatto volutamente effettuato nell’esatto istante in cui “nessuno guarda”.

Nulla nei suoi ritratti lascia infatti pensare ad uno scenario provato o predefinito ma, al contrario, tutto è il risultato di un momento colto nel tempo.

Se tolgo i colori alla foto rimane solo l’espressione da guardare: è togliendo che do molto di più”

Cogliendo l’immagine dei suoi modelli, dalla generalità al dettaglio, Onofri pone l’accento sulla loro espressività che, prima di ogni cosa, dà “colore” e regala emozione a chi osserva.

Il passato nella pellicola ha plasmato la sua attitudine nel trovare fin da subito lo ‘scatto perfetto’ che raramente necessita di ulteriori modifiche o ritocchi;

A riprova di ciò, il suo gusto si caratterizza per la ricerca di un’estetica dai tratti semplici resa evidente da una postproduzione minima o, addirittura, assente.

Ritrattistica, fashion, lifestyle e reportage vengono, seppur trattati in via separata, legati in un unico genere fotografico che si rivela essere il marchio di fabbrica di Marco Onofri: 

ogni categoria richiama le caratteristiche dell’altra, in un perfetto sposalizio di creatività e tecnica.

Il lavoro che porta avanti vede l’alternarsi di ritratti più classici e soluzioni più elaborate: con il progetto RICORDISTAMPATI di Settimio Benedusi, a cui ha preso parte insieme ad altri fotografi, dà una chiave di lettura diversa alle tipiche pose da ritratto, giocando insieme ai soggetti, cogliendone lo ‘stile’ intriso di naturale gestualità.

“Credo che il valore della fotografia risieda in un momento scelto per durare per sempre”