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Arte

Arteterapia

CHE COS’È ?

L’ arteterapia nasce negli anni Quaranta del Novecento. 

Praticata inizialmente da artisti sensibili al potenziale comunicativo dell’arte, in collaborazione con psicologi e psichiatri

Si è sviluppata in seguito fino a definirsi come disciplina autonoma. 

I campi d’impiego dell’arteterapia si sono ampliati acquistando una dimensione rilevante negli interventi di prevenzione e riabilitazione di diversi disturbi psicologici e sociali.

La didattica di tale terapia ha radici negli insegnamenti dell’arte, della creatività e degli studi psicodinamici. I lavori artistici sono il mezzo per l’espressione e la comunicazione del mondo interno, emozioni, fantasie e pensieri, ed offrono un luogo dove dare una forma visibile e condivisibile ai propri vissuti.

Va ad utilizzare le potenzialità, che ogni persona possiede, di elaborare in maniera creativa tutte quelle sensazioni che non emergono con le parole in modo da incoraggiare i talenti, le attitudini e le abilità migliorando la qualità della vita della persona.

La sua natura multidisciplinare inserisce la figura dell’arteterapeuta tra le diverse figure professionali coinvolte nei programmi di prevenzione e cura, contribuendo alla diagnosi, alla presa in carico e al trattamento di disagi psicologici o sociali. 

ARTERAPIA NEL TEMPO 

In passato le espressioni artistiche più coinvolgenti trovano applicazione nella “normalità”. Uno dei tanti esempi sono i canti militari o i canti tradizionali dei marinai che servono a lenire la paura dei combattenti e a incoraggiarsi a vicenda in contesti difficili.

Nei manicomi arabi sembra che fossero applicate sedute di musicoterapia, mentre nel XIX secolo il dottor Philippe Pinel insieme ai suoi discepoli introducono tale tecnica negli istituti di cura europei per malattie psichiche.

In Europa la prima promotrice dell’arteterapia fu Friedl Dicker-Brandeis, specializzata nell’arte tessile e nella fotografia. 

Dal 1934 al ’38 diventa insegnante nel ghetto di Praga. Questo impiego diventa per lei un modo per imparare che l’arte può essere un legame con la parola, il suono, il colore e la forma: comincia ad osservare come i suoi giovani studenti utilizzano l’arte per far fronte a discriminazioni e soprusi, diventando per loro un modo per elaborare i traumi, i lutti ed eventuali violenze. 

«Today only one thing seems important — to rouse the desire towards creative work, to make it a habit, and to teach how to overcome difficulties that are insignificant in comparison with the goal to which you are striving.»

«Oggi solo una cosa sembra importante – risvegliare il desiderio verso il lavoro creativo, renderlo un’abitudine, e insegnare come superare le difficoltà insignificanti rispetto alla meta per la quale vi state sforzando.»

F.D. Brandeis

Nel 1942 Brandeis viene deportata nel campo di concentramento per via delle sue origini ebree, e nel campo di transito di Terezin diventa insegnante di arte per tantissimi bambini allontanati dalle loro famiglie. Con i suoi laboratori artistici ella si pone l’obiettivo di riequilibrare il mondo emozionale dei bambini, sottoposti a situazioni traumatiche, attraverso lezioni di arte. Friedl muore nel 1944 a Birkenau dentro una camera a gas.

A partire dagli anni ’50 negli Stati Uniti inizia l’esperienza più importante ai fini della definizione metodologica dell’arteterapia grazie alla nascita di due orientamenti legati a due figure fondamentali: Edith Kramer, alunna della Brandeis, e Margaret Naumburg

La Naumburg, psichiatra e psicoanalista, parte dal presupposto che i sentimenti inconsci sono più facilmente riconoscibili nelle immagini piuttosto che nelle parole, e stimola, così, la comunicazione tra paziente e arteterapeuta attraverso le immagini sulle quali, inevitabilmente, si vanno a proiettare emozioni e vissuti personali. 

Margaret, quindi, utilizza l’arte come strumento per svelare significati inconsci.

Edith Kramer

La Kramer, essendo un’artista, riserva un valore diverso all’espressione artistica. 

Ella, infatti, pone attenzione ai procedimenti psicologici che si attivano durante il lavoro creativo rendendosi consapevole del grande aiuto dell’arte sia per il disagio psichico che nella sofferenza esistenziale.

E’ a partire dalla sua esperienza di arteterapeuta e dai suoi approfonditi studi psicologici che nasce l’elaborazione di una precisa linea metodologica che vede la centralità del processo creativo ed artistico nel percorso terapeutico e che rientra sotto il nome di “Arte come terapia”.

L’arte diventa terapia, e la tecnica terapeutica non cerca tanto di svelare e interpretare il materiale inconscio, quanto di attivare capacità, risorse e processi, diventando un vero e proprio mezzo di sostegno per l’IO, favorendo lo sviluppo del senso d’identità e promuovendo una generale maturazione. 

La Kramer sottolinea il fatto che l’arteterapeuta deve avere una profonda conoscenza sia dei processi artistici che delle caratteristiche e possibilità dei materiali proposti, condizione indispensabile all’intuizione artistica che deve sostenere la relazione terapeutica.

Dipinto realizzato da F.D. Brandeis

ARTETERAPIA OGGI

 È una forma di intervento, nel quale si fa uso di differenti mediatori artistici al fine di favorire il potenziamento e l’affermazione della persona o del gruppo, la piena utilizzazione delle proprie risorse e il miglioramento della qualità della vita.

L’arteterapia si caratterizza come un approccio di sostegno non-verbale, mediante l’uso di materiali artistici, basandosi sul presupposto secondo cui il processo creativo corrisponde a un miglioramento dello stato di benessere della persona, migliorandone la qualità del vissuto. 

COME?

Tra i mediatori artistici si contano la danza, la musica, il teatro, la fotografia e la pittura.

Questi mediatori artistici vengono usati in laboratori consoni ricchi di stimoli che rispettano tutte le regole del setting: lo spazio e il tempo sono ben definiti e tutto ciò che accade all’interno di tale spazio e tempo acquisisce un significato che facilita la comprensione del paziente. 

L’arteterapeuta gioca un ruolo fondamentale perché deve occuparsi di evidenziare il lato significativo e comunicativo. L’obiettivo è quello di creare una relazione empatica con il soggetto in modo che possa esprimersi senza filtri. 

Nel laboratorio ci si può dedicare a:

  • Arti visive si può disegnare, colorare, modellare, utilizzare fotografie o filmati
  • Musicoterapia: si può ascoltare musica per favorire una maggiore attivazione o il rilassamento
  • Danzaterapia: si impara a liberare il corpo consentendogli di esprimere pensieri, emozioni e sentimenti
  • Teatroterapia: permette di comunicare con il corpo e con la voce, di osservare il mondo con gli occhi di un altro e di giocare con ciò che è finzione e ciò che è verità
  • Gioco si propongono diverse attività ludiche con il fine di allenare la persona alla vita e di permettere la ricerca del SÉ, di un sé corrispondente ai propri bisogni.

Le aree di intervento dell’arteterapia sono tre:

  1. Area Terapeutica:

L’arteterapia può essere inserita nel programma riabilitativo dei casi di handicap gravi e disturbi psichiatrici.

In questi casi le tecniche espressive non sono mai le uniche responsabili dei miglioramenti, poiché ciò che “cura” è il rapporto terapeuta-paziente. 

Quello che diventa importante sono gli strumenti che un operatore sensibile può utilizzare per scoprire e conoscere le immagini, le sensazioni e i sogni di un paziente che non riesce ad esprimersi con le parole.

  1. Area riabilitativa

L’arteterapia può essere utilizzata anche con bambini, anziani, adolescenti e adulti portatori di handicap fisici in assenza di vere e proprie patologie psichiche. Diventa un’esperienza ludica in cui si è liberi di esprimere sé stessi attraverso le proprie possibilità senza ricevere giudizi, né condizionamenti. 

L’obiettivo non è “fare bene”, ma è comunicare i pensieri e le emozioni così come viene istintivamente fare. Si può produrre anche uno scarabocchio se è questo che riusciamo a fare e ci rappresenta. In questa maniera l’utente con un corpo trasformato o diversamente abile vive il proprio corpo, non lo subisce.

  1. Area preventiva e educativa: 

Le tecniche espressive sono utili per favorire una maggiore conoscenza di sé stessi nei momenti di cambiamento che capitano nella vita: durante una crisi coniugale, un cambiamento di lavoro, nei casi di leggera depressione… 

Può essere utile liberare le proprie energie creative attraverso un percorso in un laboratorio artistico.

ARTETERAPIA IN ITALIA

Fino ad oggi l’arteterapia è stata utilizza come tecnica riabilitativa e/o di sostegno con il fine di riduzione degli handicap psicofisici, di miglioramento delle capacità relazionali e di inserimento di gruppo per personalità affette da patologie che vanno aldilà della nevrosi. 

I professionisti che si sono cimentati in questo ambito sono esperti nei campi più disparati che vanno dalla letteratura alla musica non arrivando mai, però, alla psicoterapia nel suo significato più proprio. Questo è causato dalla mancanza di istituzioni che selezionino e formino un arteterapeuta professionalmente, e anche dalla mancanza di figure che sappiano riunire una formazione psichiatrica-psicoanalitica con affermate qualità artistiche.

In Gran Bretagna, per esempio, questo tipo di trattamento è affidato a psicoanalisti o psichiatri con affermate attitudini artistiche, che grazie alla loro formazione teorica riescono a elaborare in forma terapeutica quanto possono assorbire dalla seduta di gruppo o singola. 

Nonostante ciò, sembra che la nostra situazione stia migliorando dato che negli ultimi anni sono cominciate a sorgere scuole di questo tipo come, per esempio Artedo.

Articolo a cura di: Sanaa Boumasdour