Roberto Benigni

Figura di riferimento senza precedenti ne eguali nel panorama dello spettacolo italiano, Roberto Benigni è un attore noto in tutto il mondo per la sua dissacrante e verace comicità in grado di unire il tragico al comico, regalando pianti e risate agli spettatori, avviandoli verso profonde e mai istintive riflessioni.

Il suo carattere gioioso ed irruente, spregiudicato per natura, fa da cornice all’intera sua filmografia che lo ha visto adoperarsi sia nei panni di attore di ineguagliabili doti interpretative, sia di abile regista e sceneggiatore.

Un po’ eretico, un po’ fanciullo, immerso in contesti all’apparenza scanzonati ma dai tratti malinconici, è stato in grado di avvicinare il grande pubblico a temi di vasta portata quali mafia, religione, fatti di cronaca, senza far uso di troppa retorica.

«Ridere e piangere sono le manifestazioni della vita, le uniche due cose che abbiamo: non c’è niente di più potente»

Verso la metà degli anni ’70 comincia ad ottenere notorietà nel mondo dello spettacolo grazie all’incontro con Giuseppe Bertolucci: a lui si deve la scrittura dei primi monologhi teatrali che Benigni recita in maniera spiritosa e provocatoria.

L’esordio come attore è segnato dall’uscita del lungometraggio “Berlinguer ti voglio bene” che gli vale l’appellativo dalla critica di “disarticolato giullare”. 

Celebre la commedia “Non ci resta che piangere” diretta ed interpretata insieme all’amico Massimo Troisi, che racconta di un esilarante viaggio indietro nel tempo all’Italia rinascimentale.

La sua indole chiassosa e anticonformista lo porta a recitare in altre commedie, arrivando anche alla conduzione del Festival di Sanremo in cui non manca di scandalizzare l’Italia benpensante, ridicolizzando le alte sfere, schernendone le abitudini. 

L’amore per la magnetica Nicoletta Braschi, sua compagna di vita, e l’incontro con Vincenzo Cerami segnano la seconda parte della sua carriera in cui realizza la tripletta “Il piccolo diavolo” , “Johnny Stecchino” e “Il mostro” per poi firmare il suo definitivo capolavoro nel 1997 dal titolo “La Vita è Bella”.

Per la prima volta viene presentata la tragedia dell’olocausto in una differente declinazione, non come un fedele racconto dei fatti ma come un inno all’amore che governa e supera ogni cosa.

«L’artista non è uno scienziato alla ricerca della verità: ciò che l’artista cerca è la bellezza, il piacere… far nuotare gli altri in un oceano di magnificenza!»

Iconica la sua reazione alla cerimonia degli Oscar nel 1999 in cui una esuberante Sophia Loren annuncia sul palco la vittoria dell’ambito premio a “ROBERTO!” che, preso dalla gioia, spezza la rigida formalità di quella serata saltellando tra le poltrone e le teste del jet set hollywoodiano, conquistando il palco col suo buffo inglese dall’accento toscano.

Sempre armato di un sorriso capace di mettere a tacere ogni polemica, Benigni continua ad essere amato dal grande pubblico che negli ultimi anni ha avuto modo di apprezzarlo nelle vesti di divulgatore popolare, intento a recitare e spiegare importanti testi, tra cui la Divina Commedia, in una luce raffinata ed avvincente.

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