Marcel Duchamp

Capace di sovvertire la tradizionale concezione di opera d’arte perseguendo il rifiuto di ogni tipo di logica, il francese Marcel Duchamp costituisce un punto di svolta nella storia dell’arte mondiale.

Nato nel 1887, è considerato il massimo esponente del movimento dada e figura di spicco nel periodo surrealista nonchè precursore dell’arte concettuale; La sua concezione si rivela essere fuori dagli schemi, alla base di un’ arte innovativa e concettualizzata, di  portata rivoluzionaria ed epocale che si inserisce in un contesto storico – quello di inizio ‘900 – già segnato dalle prime avanguardie artistiche.

Intorno al 1913 Duchamp si afferma come artista esponendo il celebre “Nudo che scende le scale” all’esposizione dal titolo “Armory Show” di New York ma è solo dopo la realizzazione de “Il grande vetro” che decide di smettere di dipingere per dedicarsi ad una nuova modalità di espressione artistica, destinata ad ispirare le generazioni di artisti contemporanei dagli anni ’50 in poi.

«L’arte è un gioco tra artista e spettatore»

E’ con “ruota di bicicletta” che Duchamp da il via alla produzione dei Ready Made, oggetti presi dalla vita di tutti i giorni ed elevati ad opera d’arte, privati della funzione per cui sono stati creati. L’opera, in modo particolare, vede l’accostarsi di due oggetti differenti, uno sgabello in legno ed una ruota di bicicletta il cui assemblaggio ne determina un reciproco annullamento funzionale: lo sgabello non può più essere utilizzato e così la ruota, destinata a girare a vuoto.

I Ready Made di Duchamp anticipano il Dadaismo, quella tendenza culturale nata a Zurigo nel 1926 che coinvolge soprattutto le arti visive, il teatro e la grafica, determinandone uno stravolgimento non solo concettuale ma anche nelle modalità di realizzazione dell’opera.

Tra i Ready Made più celebri a generare violente critiche ed aperto rifiuto da parte del pubblico vi è “Fontana” del 1917: un orinatoio rovesciato di 90 gradi e firmato R. Mutt.; con questo gesto provocatorio, Duchamp sfida l’arte tradizionale che privilegia il senso della vista e si focalizza alla ricerca di un’estetica nuova, indifferente alla logica del bello e del brutto.

«Mi sono costretto a contraddirmi per evitare di conformarmi ai miei stessi gusti»

Oltre allo pseudonimo sopracitato, Duchamp crea un alter-ego femminile per firmare alcuni suoi lavori: “Rrose Selavy” – L’eros è la vita- si presenta come una moderna donna degli anni 20, spesso ritratta dall’amico fotografo Man Ray.

Duchamp sperimenta, nel corso della sua vita, tutte le avanguardie: dall’impressionismo all’espressionismo per poi passare dal simbolismo al cubismo e futurismo, creando lavori che si prestano ad essere interpretati in modi diversi e sempre nuovi, caratterizzati da una profonda e dissacrante ironia.

L.H.O.O.Q. è l’opera attraverso cui Duchamp ha inteso parodiare l’immagine della famosa Gioconda di Leonardo, disegnandole i baffi e il pizzetto, effettuando un gesto che mai nessuno avrebbe mai pensato di fare: abbassare un’opera d’arte di culto dal piedistallo. Una vera e propria rivoluzione ideologica la sua, capace di travolgere e stravolgere una tradizione artistica centenaria.

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