MANIFATTURA TABACCHI DI FIRENZE

Un progetto ambizioso che racchiude in sé anni di storia, rigenerazione e visionarietà. È questa la chiave di lettura della nuova Manifattura Tabacchi di Firenze.

Si tratta di una vecchia fabbrica, inaugurata nel 1940 che, per molti anni, ha rappresentato uno snodo economico fondamentale del capoluogo toscano: migliaia di operai, soprattutto donne, hanno affollato i suoi laboratori, rendendo l’opificio industriale uno dei più efficienti stabilimenti di prodotti di fumo per oltre settant’anni.

Il grande complesso architettonico, dismesso dal 2001, è stato riportato in vita da un innovativo progetto di rigenerazione, nato con lo scopo di trasformare la vecchia Manifattura in un quartiere della città.

UN CENTRO DI MODERNITA’ FUORI DAL CENTRO

La società incaricata di gestire l’operazione, ovvero la Manifattura Tabacchi Development Management, ha seguito delle precise linee guida, riassumibili nei concetti di integrazione e sostenibilità.

Per analizzare il progetto di rifacimento della struttura è necessario tenere ben chiaro che il piano di riapertura si è sviluppato con lo scopo di immergere il grande spazio industriale nella modernità della società, ma di farlo tenendo bene a mente il suo passato. Il Masterplan, infatti, ha previsto un mix funzionale tra gli edifici originali, aperti al pubblico tramite la demolizione dei cancelli e delle mura che li delimitavano, e quelli di nuova costruzione.

Lo spazio è, quindi, caratterizzato da una fusione tra il suo bagaglio storico-architettonico e la propensione al futuro degli imprenditori che vi si sono interessati. In un’ottica del tutto funzionale, la struttura si integra con la città attraverso una rete di collegamenti interni, ma anche grazie a nuove attività culturali che hanno ridato vita ai luoghi dismessi.

È facile vedere la nuova Manifattura tabacchi come un piccolo centro sviluppato all’interno della città che ha riqualificato la zona, anche da un punto di vista economico. Sono nati, infatti, diversi edifici adibiti a scuole, uffici, ristoranti, atelier ed anche un museo, il NAM – Not a Museum, un luogo dedicato alla produzione e alla sperimentazione nell’ambito dell’arte contemporanea. La ricostruzione, oltre a rispettare le strutture esistenti, rispetta anche l’ambiente.

Si tratta, infatti, di un progetto sostenibile e a basso impatto ambientale, in quanto riduce al minimo le demolizioni e, soprattutto, rende efficienti gli edifici preesistenti attraverso impianti di energia geotermica e una gestione attiva della risorsa idrica.

A questo, si aggiunge la costruzione di punti di accesso “green”, prevalentemente piste ciclabili e corsie pedonali; inoltre, il progetto prevede la piantumazione di oltre mille nuovi alberi all’interno del sito e un giardino sospeso sull’edificio centrale.

NOT A MUSEUM

Si tratta del polo museale edificato all’interno della Manifattura ed è, a tutti gli effetti, un progetto innovativo e visionario. Il nome stesso del museo suggerisce la volontà di non delimitare l’arte all’interno di “quattro pareti”, sposando in pieno il progetto dell’intero complesso, ovvero aprire la Manifattura al mondo esterno.

È un museo nato all’insegna dell’interdisciplinarietà tra le arti, in una chiave quasi rinascimentale, in cui l’arte si inserisce in una visione più ampia e diventa motore di cambiamento. Le attività del museo, inoltre, mirano alla partecipazione diretta del pubblico, delle istituzioni e degli artisti, che attuano azioni comuni guardando verso un medesimo obiettivo.

Tra le ultime iniziative ricordiamo SUPERBLAST, un concorso per l’assegnazione di sei residenze a sei artisti multidisciplinari incaricati di dar vita a sculture e architetture in grado di dialogare con l’ambiente della nuova Manifattura Tabacchi.

I progetti selezionati sono stati poi presentati al pubblico lo scorso settembre: nello specifico, si tratta di istallazioni site-specific, ovvero strutture sviluppate appositamente per il luogo in questione, che diventa centrale esattamente come l’opera stessa.

L’intero programma di SUPERBLAST terminerà con un progetto editoriale che raccoglierà gli interventi di artisti, scrittori e intellettuali.

Un’altra iniziativa di quest’anno è stata “Solo nel deserto”, una collettiva nata in collaborazione con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze. Lo scopo dell’evento è stato quello di arricchire gli ambienti della Manifattura attraverso fotografie, interventi sonori e istallazioni, che sottolineino l’entità democratica che vige su di essi.

Giuliana Di Martino

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