ENRICO FERRARINI

In un connubio perfetto tra formazione e pratica, Enrico Ferrarini è parte integrante del mondo dell’arte italiana.

Nato a Modena nel 1987, si approccia alla scultura presso l’Istituto Professionale “Pietro Tacca” di Carrara, dedicandosi allo studio delle tecniche di lavorazione della ceramica. Prosegue i suoi studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze e all’Akademie der Bildenden Künste di Monaco di Baviera, dove conosce la storia della scultura classica, ma mira all’elaborazione di uno stile personale, intimo e dinamico.

A soli 23 anni inizia la sua carriera da insegnante, portando avanti un’idea di arte libera, in cui non esistono limiti o confini, ma soltanto la forza incontrastabile dell’immaginazione.

Accanto alle produzioni scultoree da artista indipendente, Enrico Ferrarini continua la sua missione da insegnante: nel 2020 viene eletto Accademico Corrispondente presso l’Accademia Delle Arti e del Disegno di Firenze ed è attualmente Professore presso l’Accademia di Belle Arti del capoluogo toscano; inoltre, organizza numerosi workshop e corsi di formazione per giovani scultori.  

Foto dal sito ufficiale dell’artista https://www.enricoferrarini.com/sculture

LA SCULTURA DELL’ANIMA E DELLA MENTE

Il percorso di creazione di un’opera di Ferrarini unisce istinto e meditazione, in una chiave interpretativa che sfrutta materiali precisi e tematiche della sfera umana. L’artista è stato in grado di proporre una scultura moderna, ma profondamente intrisa di classicità, simmetria ed emozione.

Le sue sculture sono caratterizzate da un’attenzione minuziosa per l’anatomia della persona, un campo di ricerca approfondito da Ferrarini, sia attraverso letture, sia attraverso la pratica continua del disegno; a questo si aggiunge l’interesse per le espressioni del corpo, referenti della complessità dei sentimenti umani.

In un’intervista da remoto al Talk Quarantena Nydai, l’artista ha spiegato nel dettaglio il processo creativo da lui seguito: tutto inizia da un’idea, uno stimolo che proviene dall’interno, in cui spesso coesistono sentimenti o pensieri contrastanti; viene abbozzata una prima immagine o su un disegno o direttamente sull’argilla, in cui la forma “danza” da subito con la materia.

La scultura, pur essendo un’arte che spinge verso l’immobilità, viene sconvolta da Ferrarini che, invece, protende al dinamismo e al movimento. L’idea che sta alla base di ogni sua produzione è quella di far dialogare sentimenti e istinti differenti che si incontrano in un unico corpo plastico.

Come detto in precedenza, il lavoro di scultore di Ferrarini si accompagna ad un percorso di formazione personale: negli ultimi anni si è interessato soprattutto alla neuroscienza e al meccanismo di lavoro dei neuroni specchio: si tratta di una particolare classe di neuroni che rispondono a stimoli motori e sensoriali e si attivano sia quando il soggetto compie una certa azione o quando vede compiere la medesima azione da un altro individuo; sono, quindi, alla base di tutti i fenomeni empatici di comprensione intersoggettiva.

L’interesse scientifico di Ferrarini si sposa con la predilezione di tematiche astratte, quali il tempo, l’amore, la sofferenza, metaforicamente riprodotte facendo ricorso alla figura umana, sia maschile che femminile.

In Revoluzione troviamo esplicati tutti questi concetti.

Enrico Ferrarini, Revoluzione, 2014

Si tratta di un’opera frutto di un processo creativo molto lungo: due corpi, uno statico con il volto di un bambino, e uno in movimento, con un volto di adulto, legati tra loro quasi in un percorso di evoluzione che, dall’infanzia, conduce alla maturità. La bocca è il punto di collegamento più rilevante, in quanto essa si prolunga dal primo al secondo volto. Anche nel busto dell’uomo adulto si vede il contorno di una bocca, all’altezza del cuore.

Enrico Ferrarini, Revoluzione (dettaglio dei volti), 2014

Ferrarini dà anche un impianto prospettivo alla scultura, in quanto, vista da destra, essa mostra soltanto il volto dell’uomo adulto; viceversa, si scorge il volto del fanciullo. Si tratta di una rappresentazione di un momento particolare della vita dell’artista, un momento di transizione e di trasformazione, come mostra il movimento stesso delle figure.

Completamente diversa sul piano formale è Sara.

Enrico Ferrarini, Sara, 2021

Come riferito dell’artista, si tratta della rappresentazione del momento esatto in cui avviene l’innamoramento, in particolare quello fulmineo in cui, in un solo momento, la vita del singolo è destinata a cambiare. Ecco che il volto della figura femminile si trasforma, diventa più espressiva e subisce nuovamente una metamorfosi.

Enrico Ferrarini, Sara, 2021

Questa stessa visione dell’amore come processo di trasformazione personale viene riproposto da Ferrarini in Insieme.

Enrico Ferrarini, Insieme, 2020

L’opera, anche in questo caso, è frutto di un percorso di lavoro molto lungo, basato sull’idea di far congiungere le due anime in un unico corpo. Gli amanti provengono da esperienze di vita differenti, hanno intrapreso percorsi di diversa natura, rappresentati sempre dai volti in movimento. Le loro strade, però, li hanno condotti a questo momento. Insieme.

La componente dello spazio e del tempo si fondono nel bacio, in un tripudio di passionalità e affetto.

Come abbiamo visto, Ferrarini rappresenta i suoi soggetti in maniera fluida, con dei tratti quasi sfuocati, ma capaci di parlare al cuore dello spettatore che riconosce, nell’inquietudine delle forme, il suo stesso stato d’animo.

Per questo motivo, la scultura di Ferrarini non vive per sé stessa, ma si rapporta con l’esterno come se fosse dotata di una forza centrifuga in grado di catturare, di far riflettere e di commuovere.

Articolo a cura di Giuliana Di Martino

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