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Una Marilyn da 195 milioni: ultime novità dal mondo dell’arte

SHOT SAGE BLUE MARILYN VENDUTO ALL’ASTA

Tutti abbiamo visto almeno una volta le famose serigrafie di Andy Warhol raffiguranti Marilyn Monroe.

Il padre della Pop Art ne creò svariate riproduzioni in seguito alla morte dell’attrice, e di queste fanno parte le cinque tele dal titolo Shot Sage Blue Marilyn in diversi sfondi colorati: rosso, arancione, azzurro, turchese e blu salvia.

Proprio quest’ultimo, quello blu salvia, è stato consegnato alla casa d’aste Christie’s New York dalla Fondazione Thomas e Doris Ammann Zurigoed è stato acquistato per 195 milioni di dollari dal gallerista Larry Gagosian dichiarando che tutti i proventi della vendita saranno devoluti in beneficenza. L’opera conquista così il titolo di quadro più costoso del XX secolo superando Les Femmes d’Alger (Version O) di Picasso anch’esso venduto dalla stessa casa d’aste.

Nonostante ciò, la tela non riesce a guadagnarsi il primo posto nella classifica di opera più cara di tutti i tempi, titolo conferito al capolavoro di Leonardo da Vinci Salvator Mundi, venduto per la bellezza di 450 milioni di dollari! Sbalorditivo, non credi?

MARINA ABRAMOVIČ A NAPOLI

Dopo quasi un anno e mezzo, in seguito a continui rinvii a causa della pandemia, fa il suo arrivo a Napoli la nonna della performance art.

Slittando di una stagione, finalmente l’artista serba sarà ospite da oggi, venerdì 13 maggio a domenica 15 maggio, al Teatro San Carlo con 7 Deaths of Maria Callas: lavoro dedicato alla grande cantante lirica.

Ma gli appuntamenti non finiscono qui perché mercoledì 18 maggio Marina farà rivivere agli spettatori le “sette morti” della Callas alla Galleria Lia Rumma attraverso una videoinstallazione tratta dall’omonima opera teatrale.

L’obiettivo dell’Abramovič è quello di rappresentare lo spirito della cantante perché come ha dichiarato lei stessa: «Perché sì, il suo corpo è morto, ma la sua voce non muore, non morirà».

La regina della performance art che non si smentisce mai!

RIAPRE ARTE FIERA!

Si avvicina il weekend e avete voglia di due giorni di immersione nell’arte? Beh, allora Arte Fiera a Bologna è proprio quello che fa per voi!

Arte fiera riapre le sue porte dal 13 al 15 maggio 2022 dopo la decisione di rimandare la tradizionale edizione di fine gennaio a causa della pandemia.

Spuntata la casella della terza edizione; l’ossatura della fiera si basa su tre sezioni principali: Focus, Pittura XXI e Fotografia e immagini in movimento.

Il tutto avrà luogo in due padiglioni, 15 e 18, e sono dedicati rispettivamente al contemporaneo e all’arte del XX secolo.

È possibile acquistare i biglietti online tramite il sito ufficiale di Arte Fiera. Affrettatevi!

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A cura di Sanaa Boumasdour

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Mostre fotografiche 2022

“Viaggio, Racconto, Memoria”: Ferdinando Scianna in mostra a Palazzo Reale di Milano

Oltre sessant’anni di carriera del noto fotografo siciliano vengono ripercorsi e celebrati in una mostra antologica al Piano Nobile del Palazzo Reale di Milano. I tre grandi temi proposti nel titolo – il viaggio, il racconto e la memoria – costituiscono i tre corpi fondanti dell’esposizione, una trinacria che ripercorre le sfumature stilistiche del reporter siciliano e conduce il visitatore all’interno di un percorso allestito con 200 scatti in bianco e nero, articolato a sua volta in ventuno sezioni tematiche.

Dalla memoria delle feste religiose in Sicilia, al racconto visivo di Lourdes, alle ossessioni tematiche come l’ombra, le bestie e gli specchi, il viaggio in America, i ritratti, i riti, i miti e le donne: un ampio bagaglio visuale che invita il visitatore ad una total immersion nel vissuto dell’artista.

La mostra, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, promossa e prodotta da Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e Civita Mostre e Musei, è stata inaugurata il 22 Marzo rimarrà visibile fino al 5 giugno 2022.

“Steve McCurry. For freedom”: mostra al Palazzo dei Normanni di Palermo

Fino al 17 luglio 2022 Palazzo dei Normanni ospita l’arte fotografica di Steve Mc Curry. Per oltre quarant’anni il noto reporter ha saputo raccontare l’Afghanistan attraverso il suo intrepido obbiettivo, testimoniando le donne afghane tra violenze, miserie e speranze.

Oggi più che mai la sua fotografia viene chiamata in causa per denunciare la lesione continua dei diritti umani delle donne in Afghanistan a seguito del ritorno al potere del regime integralista talebano. Protagonista della mostra è dunque l’oltraggio morale all’Umanità, la violazione dei diritti fondamentali, attraverso una narrazione fotografica densa di pathos ambientale e umano.

La mostra gode di un allestimento scenografico e site specific in uno spazio emblematico del Palazzo Reale di Palermo; essa comprende quarantanove immagini la cui disposizione segue concettualmente l’evoluzione della condizione della donna in Afghanistan.

L’esposizione, aperta al pubblico fino al 17 luglio 2022,è frutto di una collaborazione tra la Fondazione Federico II e il celebre fotografo, riconosciuto e premiato nel mondo per i suoi reportage antropologici.

“Photos! I capolavori della Collezione Julian Castilla: Cartier-Bresson, Doisneau, Capa, Man Ray e i più grandi fotografi del ‘900”: la collezione Julian Castilla in mostra a Bologna

Esposte al Palazzo Albergati di Bologna oltre 70 opere di grandi maestri della fotografia del Novecento appartenenti al noto collezionista spagnolo Julian Castilla: un percorso espositivo suddiviso in nove sezioni tematiche che introduce il visitatore alla scoperta della fotografia moderna, partendo dallo scatto più antico della collezione (ossia “La mano dell’uomo”, realizzato da Alfred Stieglizt nel 1902) sino allo scatto più recente della collezione datato 2005 e firmato dagli artisti Christo e Jeanne-Claude.

Dai reportage di guerra dei fotografi dell’Agenzia Magnum Photos al surrealismo degli scatti di Man Ray, la mostra conduce sino alla scoperta dell’arte fotografica digitale e ai progetti fotografici dei più importanti autori spagnoli degli ultimi anni.

Considerata tra le più importanti d’Europa, la collezione privata Julian Castilla vanta (oltre i già citati) nomi del calibro di Henri Cartier-Bresson, Vivian Meier, Robert Capa, André Kertèsz, Alberto Korda e Robert Doisneau a cui si aggiungono i fotografi spagnoli Carlos Saura, Ramón Masats, Oriol Maspons, Isabel Muñoz, Cristina García Rodero o Chema Madoz.

La mostra curata da Cristina Carrillo de Albornoz, è stata realizzata grazie al patrocinio della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Bologna, in cooperazione con il Museo d’Arte Contemporanea di Villanueva de Los Infantes. Inaugurata l’8 aprile, rimarrà aperta al pubblico fino al 4 settembre 2022

“Sabine Weiss: la poesia dell’istante”: mostra alla Casa dei tre Oci di Venezia

Inaugurata l’11 Marzo nella sede espositiva Tre Oci di Venezia e visitabile fino al 23 Ottobre 2022, la mostra Sabine Weiss “LA POESIA DELL’ISTANTE” racchiude oltre 200 scatti della nota fotografa franco-svizzera considerata tra i maggiori rappresentanti della fotografia umanista francese.

Un susseguirsi di reportage, moda, pubblicità e ritratto -realizzati nel corso della sua intensa carriera che esordisce nel 1935 e si protrae fin’oltre gli anni ’80 – costituisce l’allestimento delle varie sezioni della mostra .

Ogni settore, uno per ogni categoria sperimentata dall’artista, mette in evidenza l’occhio fortemente umano e sensibile del suo fotografare che ha reso il suo nome celebre nel panorama fotografico dell’immediato dopoguerra.

Le sue fotografie “umaniste” rappresentano la quotidianità e le scene di vita degli anni ’50, bambini che popolano la strada, giocano, scherzano tra di loro, scene di matrimoni gitani, tra riti, canti, balli e costumi. La mostra, inoltre, svela per la prima volta alcuni scatti inediti: tra questi la serie dedicata ai manicomi, realizzata durante l’inverno 1951-1952 in Francia nel dipartimento dello Cher.

“David LaChapelle. I Believe in Miracles”: mostra al MUDEC di Milano

Il Mudec ospita dal 22 aprile all’11 settembre 2022 un percorso espositivo che offre ai più curiosi una nuova prospettiva sulla, ad oggi vastissima, produzione di LaChapelle: oltre 90 opere, tra grandi formati, scatti site- specific, nuove produzioni e una video installazone costituiscono il percorso espositivo assai ricco di suggestioni.

Una grande fetta del background artistico di LaChapelle viene riproposto sotto una luce diversa rispetto al passato, affiancato ad opere nuove e dalle sfumature inedite che trovano origine nella sua più recente esperienza artistica.

Gli scatti interpretano alcuni passaggi della Bibbia ma questa volta i colori si fanno più tenui e le ambientazioni si spogliano del surreale che siamo abituati a conoscere per assumere contorni più realisti.

La retrospettiva, prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e promossa dal Comune di Milano-Cultura, pone l’accento sull’animo umano e il suo presente, inducendo lo spettatore ad aprirsi ad una riflessione antropologica: l’uomo, il rapporto con se stesso, con la società e la natura, le gioie, i dolori, le insicurezze e le passioni.

E tu, quale mostra visiterai? Faccelo sapere nei commenti!

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Aprile 2022: News dal mondo dell’arte

DOVE ARTE MODERNA E ARTE CONTEMPORANEA SI INCONTRANO: FONTE DI VITA

Fons Vitae è la nuova installazione del museo Marino Marini a Firenze. Fino a lunedì 6 giugno è possibile visitare la nuova mostra firmata da quattro artisti contemporanei in dialogo con il Santo Sepolcro di Leon Battista Alberti. Il fine artistico è quello di riflettere sul mistero di cui parla il capolavoro albertiano – la resurrezione di Gesù – creando un ambiente contemporaneo di ‘rinascita’ attraverso elementi della natura e cercando simboli nel Cosmo. Tutta da vivere!

«è una mostra che cattura lo spirito del luogo (…), il simbolismo del tempietto Rucellai e la forza delle opere di arte contemporanea (…).». – Patrizia Asproni , presidente del museo Marino Marini.

«Questa mostra traduce in immagini la speranza di tutti di tornare a vivere»

– Timoty Verdon, direttore dell’ufficio di Arte sacra della diocesi di Firenze

JEAN BOGHOSSIAN A FIRENZE

Galleria Il Ponte continua la sua stagione espositiva dando spazio all’artista, scultore e pittore contemporaneo libanese. Dal 24 aprile fino al 1° luglio sarà possibile una full immersion nel mondo di Boghossian dove il binomio distruzione-costruzione fa da re. 13 sono i lavori in mostra che includono diversi materiali trattati con fuoco e fumo realizzati nel decennio 2011-2021. Non perdetevela!

«La fiamma ossidrica, come il pennello, diventa l’estensione del mio braccio»

– Jean Boghossian

«L’opera di Jean Boghossian è testimone dei nostri tempi, cattura i paradossi che ci circondano: la guerra e la pace, (…) contrasti tanto divergenti e reali che si impongono ai nostri occhi»

– Bruno Corà

FRANCESCO DE MOLFETTA, GIULIA MAGLIONICO E GIUSEPPE VENEZIANO A GALLERIA BONIONI ARTE: MEMORIES FROM THE PRESENT

Dal 29 aprile al 25 maggio i tre artisti saranno ospiti con le loro opere alla Galleria di Reggio Emilia in Corso Garibaldi nell’esposizione Memories from the present.

Con una trentina di lavori totali circa, ognuno, attraverso il proprio stile, si concentra su un unico tema: la memoria.

«Nei dipinti e nelle sculture di Giuseppe Veneziano la memoria viene sollecitata dai supereroi, tra immaginario, storia e narrazioni; nelle opere di Francesco De Molfetta la memoria viene mutata, ricostruita e attualizzata attraverso (…) nuove identità; nelle tele di Giulia Maglionico è indagato, infine, il concetto contemporaneo di memoria, che attraverso i social verrà tramandato alle future generazioni»

– Marco Rubino, curatore

Vi ha incuriosito? Non perdetevela!

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A cura di Sanaa Boumasdour

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News della settimana

DOPO TRE ANNI, FINALMENTE, RITORNA LA BIENNALE DI VENEZIA

Il 23 aprile riparte la biennale con la 59esima Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia. Numerosi saranno gli artisti che parteciperanno nei padiglioni, si contano infatti 213 presenze provenienti da 58 paesi.

Un anno questo che merita un appunto in quanto, per la prima volta, l’esposizione sarà curata da una donna italiana: Cecilia Alemani.

Il titolo di quest’anno è il Latte dei Sogni dal libro di Leonora Carrington dove, come dichiara la curatrice Alemani: l’artista surrealista descrive un mondo magico dove la vita è costantemente riconcepita attraverso il prisma dell’immaginazione”.

Per ulteriori informazioni a riguardo visita il nostro blog!

RIFUGIO DIGITALE: FIRENZE RITORNA A STUPIRE CON UNA NUOVA GALLERIA D’ARTE

Situata sotto piazzale Michelangelo in via della Fornace 41, questa galleria si tratta di un antico rifugio antiaereo usato nel 1943 come luogo di difesa per i civili dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale.

Il progetto di riqualificazione ha voluto creare uno spazio dedicato alla promozione dell’arte digitale. Infatti, l’obiettivo di Rifugio Digitale ospiterà eventi e performance riguardanti l’architettura, l’arte, la fotografia, la letteratura, il cinema e qualsiasi iniziativa legata al mondo digital.

Dal 14 aprile al 31 maggio il nuovo centro culturale fiorentino apre le sue porte con la mostra Oro di Fabrizio Plessi, artista noto per la sua ricerca sull’acqua e sul fuoco. Plessi espone un lavoro che “scorre” per tutta la lunghezza della galleria che l’artista stesso definisce come «un flusso tramutato in Oro». Non perdetevela!

MUORE HERMANN NITSCH, MAESTRO DELL’AZIONISMO VIENNESE

Giornata triste quella di lunedì 18 aprile. Il mondo dell’arte dice addio a Hermann Nitsch che ci lascia alla veneranda età di 83 anni. Considerato uno tra gli artisti più controversi della seconda metà del Novecento, e spesso nel mirino dell’opinione pubblica, Nitsch metteva al centro della sua ricerca artistica la volontà di liberazione del corpo e dello spirito dalle imposizioni della società borghese e da ogni forma di tabù religioso, morale e sessuale.

Il suo lavoro è attualmente in mostra presso le Oficine 800 a Venezia in concomitanza con la Biennale Arte 2022 con titolo: Hermann Nitsch: 20th painting action. L’esposizione presenta, per la prima volta in Italia, l’intera 20. malaktion del 1987: una raccolta di 52 opere di painting action tutta da vivere.

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A cura di Sanaa Boumasdour

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Il latte dei sogni

59. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia

“Le immagini vanno viste quali sono, amo le immagini il cui significato è sconosciuto poiché il significato della mente stessa è sconosciuto”

-René Magritte (1898-1967)

Quali parole, se non quelle del grande pittore surrealista, possono accompagnarci alla scoperta della nuova esposizione Internazionale d’Arte di Venezia?

La scelta non è stata affatto casuale perché saranno proprio la fantasia e l’immaginazione a guidare questa LIX esposizione della Biennale, dal titolo Il latte dei sogni che si svolgerà dal 23 aprile al 27 novembre 2022 in vari luoghi della città, sotto la guida di Cecilia Alemani.

La curatrice dell’Esposizione Cecilia Alemani

Il titolo dell’esposizione, nonché il modo in cui la stessa è stata organizzata, segnano l’inizio di un nuovo cammino nelle scelte curatoriali delle grandi istituzioni d’arte, all’insegna della partecipazione, del dialogo e dell’immaginazione. Infatti, la bellezza quasi metafisica della città lagunare si prepara a travalicare i confini del mondo fisico per spingersi verso una realtà nuova, onirica e surreale, ma fortemente improntata sulla nostra contemporaneità.

Prende il titolo da un libro di favole di Leonora Carrington (1917-2011), in cui l’artista inglese ha descritto un mondo magico, in costante trasformazione.

Copertina del libro Il latte dei sogni di Leonora Carrigton.

È stata la curatrice della mostra a spiegare le ragioni di tale scelta:

«Le storie di Carrington descrivono un mondo magico nel quale la vita è costantemente reinventata attraverso il prisma dell’immaginazione e nel quale è concesso cambiare, trasformarsi, diventare altri da sé. È un mondo libero e pieno di infinite possibilità, ma è anche l’allegoria di un secolo che impone sull’identità una pressione intollerabile».

Si tratta, quindi, di una realtà sospesa tra una fantasia libera e una rigida costrizione in cui le creature fantastiche di Carrington, insieme a molte altre figure della trasformazione avranno il compito di guidare lo spettatore in un viaggio immaginario, ma profondamente intriso di verità.

Questo tema principale è stato sviluppato anche grazie alle numerose conversazioni e dialoghi tra le artiste, gli artisti e gli organizzatori che hanno fatto emergere tre aree di approfondimento: la rappresentazione dei corpi e le loro metamorfosi; la relazione tra gli individui e le tecnologie; i legami che si intrecciano tra i corpi e la Terra.

L’individuo umano, per come viene oggi inteso, scompare nell’immaginario degli artisti della Biennale, che guardano al futuro tracciando i contorni di una nuova figura ideale, ibrida, in cui specie diverse coesistono armoniosamente in un unico corpo.

Questa nuova immagine fantastica è figlia del tempo a cui si ispira, un’era in cui le nuove tecnologie hanno travalicato il confine tra corpo e oggetto, ponendosi come unico tramite tra i rapporti interpersonali, soprattutto a seguito della pandemia; si tratta, inoltre, di una figura conscia della sua non autosufficienza, sofferente della solitudine nella quale riversa e consapevole del suo bisogno dell’altro.

In un mondo fatto di confini, barriere e distanziamenti, l’Esposizione di Venezia si propone si abbattere ogni muro sociale, mentale o fisico. 

Si tratta di una missione sicuramente non facile, ma che ha delle buone premesse, a partire dai più di duecento artiste e artisti provenienti da 61 nazioni, tra cui, per la prima volta, una maggioranza preponderante di artiste donne e soggetti non binari: si tratta di una scelta che riflette un cambio di direzione internazionale e mira ad un deliberato ridimensionamento della centralità del ruolo maschile nella storia dell’arte e della cultura attuali.

Le opere di questi artisti sono distribuite lungo un percorso espositivo diviso in cinque mostre tematiche di carattere storico, concepite come piccole capsule del tempo in grado di fornire strumenti di approfondimento e introspezione tra le opere storiche e le esperienze di artiste e artisti contemporanei esposti negli spazi circostanti.

Come tutti i grandi eventi di questo 2022, anche l’inaugurazione della nuova Esposizione della Biennale è il simbolo di una ritrovata normalità, nonché il riflesso di un lavoro collettivo, in grado di attuarsi anche nelle avversità.

Questo evento storico, di rinomanza internazionale è la celebrazione della libertà in ogni suo forma: la libertà dell’incontrarsi, dello sperimentare, del conoscere e dell’immaginare.

E cosa c’è di più bella dell’arte che celebra la libertà?

Articolo a cura di Giuliana Di Martino

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News della settimana

Tempo di lettura: 1,40 minuti

MARINA ABRAMOVIČ RITORNA PER SOSTENERE L’UCRAINA: THE ARTIST IS PRESENT

Marina Abramovič, definitasi la “nonna della performance art”, fa il suo ritorno con una delle sue performance più famose: the artist is present.

L’evento si terrà presso Sean Kelly Gallery a New York il 16 aprile; la performance sarà un’occasione per raccogliere fondi a sostegno dell’Ucraina.

Il ricavato sarà devoluto alla Direct Relief: un’organizzazione no profit che collabora con il Ministero della Salute ucraino per fornire assistenza medica urgente ai cittadini. 

LA MOSTRA “KEITH HARING” PROROGATA FINO AL 18 APRILE 2022

La mostra in onore di Keith Haring aperta a Palazzo Blu di Pisa il 12 novembre 2021 è prorogata fino al lunedì di Pasquetta, 18 aprile.

La decisione è stata presa in seguito alla mole di visitatori pervenuti, oltre 75mila. 

L’esposizione a cura di Kaoru Yanase rende omaggio ad uno dei più celebri street artist, che ha soggiornato proprio a Pisa durante il 1989. Si tratta di una mostra con numerosi pezzi mai esposti in Italia; le opere provengono dalla “Nakamura Keith Haring Collection” in Giappone e ripercorrono l’intera carriera dell’artista, e le numerose tecniche artistiche da lui indagate, non perdetevela! 

VIA ALLE ESPOSIZIONI ALLA MANIFATTURA TABACCHI DI FIRENZE

Il progetto NAM – Not A Museum della manifattura tabacchi presenta, dal 7 aprile, The Vernal Age of Miry Mirrors

La mostra, curata da Treti Galaxie, propone la recente serie di sculture dell’artista Michele Gabriele in dialogo con un insieme di video inediti. 

L’esposizione indaga il punto di vista dello spettatore, ispirandosi a posizioni che l’essere umano assume naturalmente quando visita per la prima volta uno spazio espositivo.

Se siete curiosi di scoprire questo mondo ne avrete la possibilità fino al 7 maggio, e potete anche usufruire delle visite guidate, il tutto gratuitamente! Non perdetevela! 

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Articolo a cura di Sanaa Boumasdou

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SANREMO 2022: il Festival della normalità

Pubblico in sala, ascolti da record e musiche per tutte le generazioni: ecco la ricetta vincente di un Sanremo storico che, per la terza volta, ha consacrato Amadeus a direttore artistico.

Il festival del 2022 è stata una celebrazione della nostra nazione nell’anno che ci ha resi vincitori dopo uno dei più periodi più bui della nostra storia.

Sono stati i Mäneskin i primi ad illuminare l’Ariston con la loro Zitti e Buoni che li ha portati sul tetto d’Europa. I più famosi ventenni di Roma hanno anche commosso l’Italia con la loro bellissima Coraline, il ricordo di una giovane vita spezzata dalla paura e dall’insicurezza che ha strappato una lacrima anche a Damiano David, frontman del gruppo.

Le vittorie sportive non sono state dimenticate con Matteo Berrettini, secondo a Wembley e tennista dei record agli Australian Open, e con le farfalle azzurre, campionesse di ginnastica ritmica e bronzo alle olimpiadi di Tokyo.

Tante sorprese e superospiti sono stati acclamati da una platea gremita che ha riempito il silenzio assordante della scorsa edizione: da Cesare Cremonini che, tra portici e stelle di Broadway, ci ha regalato un medley poetico, celebrando la sua carriera ventennale; i Meduza, gruppo house italiano formato da Simone Giani, Luca De Gregorio e Mattia Vitale, il cui talento ha fatto e fa ballare il pubblico internazionale; e, infine, Marco Mengoni protagonista del panorama pop italiano che ci ha riportati alla sua vittoria sanremese con l’Essenziale.

Come ogni anno, l’attualità e i temi sociali arrivano sul palco dell’Ariston grazie alle parole delle co-conduttrici Lorena Cesarini, protagonista della serie campione d’incassi Suburra, che ha parlato della sua vita da donna di colore in Italia, leggendo un estratto de “Il razzismo spiegato a mia figlia” di Ben Jelloun; Drusilla Foer, ironica e forte nella sua lode all’unicità e Maria Chiara Giannetta che, dopo il successo della fiction Blanca in cui interpretava un non vedente, ha dimostrato quanto la disabilità, in realtà, non sia affatto un limite.  

Sono state cinque serate di gioia e spensieratezza in cui, tra la comicità pungente di Checco Zalone e la risata certa del “booster” dell’intrattenimento Fiorello, si è celebrata la leggerezza e il gusto del non prendersi mai troppo sul serio, grazie all’irriverente Sabrina Ferilli. Con loro, anche Lorenzo Jovanotti, scegliendo le parole della poetessa Mariangela Gualtieri in “Bello mondo”, ha portato all’Ariston un ringraziamento emozionante e coinvolgente alla bellezza della vita.

È stato anche il festival del ricordo dei più grandi, quelli che hanno fatto la storia della musica italiana e vivono nella storia di tutti noi: l’eterno e indimenticabile Lucio Dalla, la cui ultima apparizione nel 2012 era stata proprio all’Ariston, il poeta della cura e maestro della parola Franco Battiato, l’iconica e rivoluzionaria Raffaella Carrà.

Anche in questo 2022 il festival di Sanremo ha regalato una settimana speciale, non soltanto per i vincitori indiscussi Mahmood e Blanco, ma per tutti noi italiani che tra una papalina e l’altra, abbiamo ritrovato il brivido di godere della musica.

Articolo a cura di Giuliana Di Martino

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DANZA CON ME

Il primo dell’anno, per gli italiani, è avvolto dalla bellezza. Infatti, è da ormai cinque anni che le nostre case accolgono la raffinatezza e la maestosità del corpo di Roberto Bolle che, come un David moderno, tiene i nostri occhi fissi su di lui.

Danza con me” è diventato un appuntamento fisso, ma è nato come una scommessa. Portare la danza, e soprattutto quella classica, in una prima serata Rai è stata una vera e propria sfida che solo i grandi professionisti della danza erano in grado di vincere.

Lo show di Roberto Bolle non è solo un omaggio alla danza in ogni sua sfaccettatura, bensì esalta ogni forma d’arte, con riferimenti alla letteratura, al cinema, all’iconografia. Grazie al supporto di volti dello spettacolo, filantropi e colleghi danzatori, l’étoile italiana è riuscito a far appassionare alla danza anche i più restii, mettendo insieme contaminazioni proveniente da vari mondi.

Oltre alle variazioni del repertorio classico, che spaziano da Manon, il Lago dei Cigni, Giselle, Bolle propone un viaggio eterogeneo nell’arte. Indimenticabile l’omaggio all’inferno dantesco con la MM contemporary dance company, in cui, un tripudio di corpi e colori, ci ha condotti nel punto più basso della voragine infernale, di fronte a Lucifero, l’Angelo caduto.  

“Sotto ciascuna uscivan due grand’ali,
quanto si convenia a tanto uccello:
vele di mar non vid’io mai cotali.


Non avean penne, ma di vispistrello
era lor modo; e quelle svolazzava,
sì che tre venti si movean da ello:”

(Canto XXXIV, Inferno, vv. 46-51)

Il cinema trionfa nella danza. Grazie alla partecipazione di Andrea Zingaretti, Michelle Hunziker, Miriam Leone e altri volti noti, Bolle ha messo in scena alcune scene cult dei film che hanno segnato la storia della cinematografia internazionale. Tra questi, ricordiamo La La Land di Damien Chazelle, La Strada di Fellini e un omaggio a Charlie Chaplin.

La danza diventa anche motore di conoscenza, attraverso le sapienti parole del volto della cultura italiana, Alberto Angela. Con lui, Roberto Bolle ha parlato di Luigi XIV, il Re sole, appassionato di guerra, ma anche di danza. Un elaborato costume di scena riproduce un antico cartiglio raffigurante il sovrano più discusso di Francia.

Ma “Danza con me” vive anche e soprattutto nel presente. Bolle interagisce con effetti di realtà virtuale per creare suggestivi quadri, grazie all’interazione con il suo corpo angelico; balla accompagnato da robot e denuncia la violenza sulle donne.

La danza ci accompagnerà anche in questo nuovo inizio. Il nostro auspicio è che in questo 2022, dopo uno dei periodi più bui della storia dell’umanità, l’arte e la bellezza possano essere parte integrante della nostra rinascita.

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MANIFATTURA TABACCHI DI FIRENZE

Un progetto ambizioso che racchiude in sé anni di storia, rigenerazione e visionarietà. È questa la chiave di lettura della nuova Manifattura Tabacchi di Firenze.

Si tratta di una vecchia fabbrica, inaugurata nel 1940 che, per molti anni, ha rappresentato uno snodo economico fondamentale del capoluogo toscano: migliaia di operai, soprattutto donne, hanno affollato i suoi laboratori, rendendo l’opificio industriale uno dei più efficienti stabilimenti di prodotti di fumo per oltre settant’anni.

Il grande complesso architettonico, dismesso dal 2001, è stato riportato in vita da un innovativo progetto di rigenerazione, nato con lo scopo di trasformare la vecchia Manifattura in un quartiere della città.

UN CENTRO DI MODERNITA’ FUORI DAL CENTRO

La società incaricata di gestire l’operazione, ovvero la Manifattura Tabacchi Development Management, ha seguito delle precise linee guida, riassumibili nei concetti di integrazione e sostenibilità.

Per analizzare il progetto di rifacimento della struttura è necessario tenere ben chiaro che il piano di riapertura si è sviluppato con lo scopo di immergere il grande spazio industriale nella modernità della società, ma di farlo tenendo bene a mente il suo passato. Il Masterplan, infatti, ha previsto un mix funzionale tra gli edifici originali, aperti al pubblico tramite la demolizione dei cancelli e delle mura che li delimitavano, e quelli di nuova costruzione.

Lo spazio è, quindi, caratterizzato da una fusione tra il suo bagaglio storico-architettonico e la propensione al futuro degli imprenditori che vi si sono interessati. In un’ottica del tutto funzionale, la struttura si integra con la città attraverso una rete di collegamenti interni, ma anche grazie a nuove attività culturali che hanno ridato vita ai luoghi dismessi.

È facile vedere la nuova Manifattura tabacchi come un piccolo centro sviluppato all’interno della città che ha riqualificato la zona, anche da un punto di vista economico. Sono nati, infatti, diversi edifici adibiti a scuole, uffici, ristoranti, atelier ed anche un museo, il NAM – Not a Museum, un luogo dedicato alla produzione e alla sperimentazione nell’ambito dell’arte contemporanea. La ricostruzione, oltre a rispettare le strutture esistenti, rispetta anche l’ambiente.

Si tratta, infatti, di un progetto sostenibile e a basso impatto ambientale, in quanto riduce al minimo le demolizioni e, soprattutto, rende efficienti gli edifici preesistenti attraverso impianti di energia geotermica e una gestione attiva della risorsa idrica.

A questo, si aggiunge la costruzione di punti di accesso “green”, prevalentemente piste ciclabili e corsie pedonali; inoltre, il progetto prevede la piantumazione di oltre mille nuovi alberi all’interno del sito e un giardino sospeso sull’edificio centrale.

NOT A MUSEUM

Si tratta del polo museale edificato all’interno della Manifattura ed è, a tutti gli effetti, un progetto innovativo e visionario. Il nome stesso del museo suggerisce la volontà di non delimitare l’arte all’interno di “quattro pareti”, sposando in pieno il progetto dell’intero complesso, ovvero aprire la Manifattura al mondo esterno.

È un museo nato all’insegna dell’interdisciplinarietà tra le arti, in una chiave quasi rinascimentale, in cui l’arte si inserisce in una visione più ampia e diventa motore di cambiamento. Le attività del museo, inoltre, mirano alla partecipazione diretta del pubblico, delle istituzioni e degli artisti, che attuano azioni comuni guardando verso un medesimo obiettivo.

Tra le ultime iniziative ricordiamo SUPERBLAST, un concorso per l’assegnazione di sei residenze a sei artisti multidisciplinari incaricati di dar vita a sculture e architetture in grado di dialogare con l’ambiente della nuova Manifattura Tabacchi.

I progetti selezionati sono stati poi presentati al pubblico lo scorso settembre: nello specifico, si tratta di istallazioni site-specific, ovvero strutture sviluppate appositamente per il luogo in questione, che diventa centrale esattamente come l’opera stessa.

L’intero programma di SUPERBLAST terminerà con un progetto editoriale che raccoglierà gli interventi di artisti, scrittori e intellettuali.

Un’altra iniziativa di quest’anno è stata “Solo nel deserto”, una collettiva nata in collaborazione con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze. Lo scopo dell’evento è stato quello di arricchire gli ambienti della Manifattura attraverso fotografie, interventi sonori e istallazioni, che sottolineino l’entità democratica che vige su di essi.

Giuliana Di Martino

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Piero Gemelli: Mostra al PAN

“La Bellezza Svelata. Fotografie e storie immaginate” è il titolo del percorso espositivo presentato al Palazzo delle Arti di Napoli, a cura di Maria Savarese con Maria Vittoria Baravelli ed in collaborazione con l’Assessorato all’Istruzione, alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli.

Aperta ai visitatori fino al 21 Novembre 2021, la mostra raccoglie e presenta oltre 100 opere, tra fotografie, disegni e sculture in fil di ferro realizzate dall’artista nel corso della sua variegata carriera: un’attenta ed originale ricostruzione del suo intero corpus artistico in grado di raccontare il “sentimento del suo vedere”.

Essa fa parte di un progetto curatoriale più ampio che consiste nel portare la grande fotografia tra arte e moda internazionale con una serie di esposizioni nella città di Napoli: il percorso ha inizio tre anni prima con la collezione di fotografie di Carla Sozzani esposta a Villa Pignatelli, continuata con la prima personale a Napoli di Giovanni Gastel al Blu di Prussia e proseguita con l’attuale mostra al PAN di Piero Gemelli, grande interprete della fotografia di moda in Italia e nel mondo.

A caratterizzarne l’identità di stile, armonico ed elegante, è la capacità di toccare sapientemente vari linguaggi creativi; Piero Gemelli nasce infatti come architetto per poi addentrarsi nella fotografia di moda, beauty e still life. Nel corso della sua carriera realizza scatti per Vogue Italia e campagne pubblicitarie per importanti marchi quali Gucci, Ferré, Tiffany e Lancôme, arrivando così alla notorietà sul piano internazionale.

Come sostenuto dall’artista , l’essere architetto è una forma mentis che ha definito la matrice della sua progettualità il cui rigore tecnico si riflette anche nell’allestimento della mostra stessa.

Il percorso espositivo esprime in ogni sala  l’eclettismo a lui connaturato: si articola su tutto il secondo piano del PAN ed è allestito secondo un itinerario non cronologico ma tematico.

La mostra si apre con la ricostruzione ex novo del suo studio che permette al visitatore di entrare nella “bottega dell’artista”; le prime sperimentazioni fotografiche degli anni ’70 anticipano i lavori di più recente creazione che aprono alla visione dei temi a lui più cari: La magia dello sguardo invade la prima sala a cui si susseguono la sensualità del corpo statuario, il volto antico del presente e la bellezza come equilibrio delle imperfezioni.

“Io credo che la contrapposizione degli opposti generi energia: è cosi che il pensiero si evolve, da contrapposizione di idee si generano nuove idee. Così particolari, caratteristiche, estetiche, ma non solo, che potrebbero apparire come imperfezioni o difetti, “non belli” comunque; quando entrano in relazione gli uni con gli altri e trovano un giusto punto di equilibrio e dialogo questi generano un canone diverso, di bellezza anch’esso. E’ quel punto di equilibrio che va cercato, inseguito e vissuto.”

L’artista gioca tra il senso della realtà e il senso della possibilità: la sua fotografia non si limita a rubare l’attimo rappresentando fedelmente ciò che accade ma raffigura ciò che il fotografo vorrebbe che accadesse.

Altro tema portante è dato dalla dualità delle opposizioni e dall’energia delle contrapposizioni che rappresentano la linfa vitale dei suoi lavori.

Segue una grande sala dedicata allo Still Life, una galleria di ritratti di persone note del mondo del cinema, dell’arte e del teatro ed un alternarsi di disegni e sculture: tale impostazione permette al visitatore di avere una visione a 360 gradi della carriera di Piero Gemelli e della sua ricerca visiva ampia e sperimentatrice.

Il progetto su Roberto Bolle sintetizza in quache modo il suo modus operandi ricco di contaminazioni in cui la fotografia richiama la scultura e così la scultura sembra completarsi di elementi legati alla fotografia: ciò delinea la grande capacità dell’artista di sintetizzare vari linguaggi in un discorso armonico mantenendo una forte razionalità nella metodologia del lavoro.

Che aspetti? Corri a visitare la mostra!

A cura di: Maria Nunzia Geraci

Credit foto: Hermes Mereghetti