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Disabilità e accessibilità: l’arte appartiene a tutti

Quanto è bello e importante per noi poter camminare tra i corridoi di una galleria, di un palazzo rinascimentale, di un’antica villa romana, attraversare gli stessi ambienti che hanno attraversato artisti come Michelangelo, Raffaello e personaggi come Lorenzo il Magnifico? Quanto è bello poter gustare e osservare con i nostri occhi le sfumature di una tela espressionista, la luce che scivola sui marmi di Bernini o quella che si incastra nei crocifissi di Cimabue?

Spesso sentiamo che queste meraviglie possono essere osservate, vissute ed essere raggiungibili da chiunque. Ma la cultura è davvero così inclusiva? Abbiamo tutti la possibilità di viverla?

A partire dagli ultimi decenni del secolo scorso, sono molti i fattori che hanno cambiato l’aspetto e la fruibilità di un museo. I museologi, infatti, si sono interrogati su quali fossero quegli elementi che avrebbero garantito al visitatore un percorso intuitivo, guidato, comodo e alla portata di tutti, tramite l’inserimento di segnaletica a terra, cartelli e insegne con icone immediatamente riconoscibili, toilette, armadietti e servizio bar, così da rendere la visita un piacere e non un’interminabile fatica di ore passate in piedi. Ma sono davvero alla portata di tutti? L’accesso alla cultura presenta molto spesso una barriera sia economica, sia fisica da non sottovalutare.

La difficoltà di accesso ai plessi museali è evidente per le persone che hanno disabilità motoria degli arti inferiori e si spostano quindi con la sedia a rotelle. Questo però non sempre è dovuto ad una mancata attenzione da parte degli operatori museali, spesso la causa è la struttura stessa dell’edificio, soprattutto in Italia e in generale in Europa, in cui le istituzioni museali si trovano in edifici storici plurisecolari, al contrario ad esempio degli Stati Uniti, in cui a partire dalla seconda metà dell’800 sono stati costruiti edifici ex novo dove collocare le gallerie d’arte e i musei, adattando quindi le esigenze e le necessità ad una struttura nuova, pensata per rispondere proprio a determinati bisogni non solo dal punto di vista dell’accessibilità, ma anche dal punto di vista dell’allestimento della collezione permanente.

La tematica è scottante e ha ripreso una forte voce in anni recenti.

Nel 2018 sono state pubblicate dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo le linee guida per la redazione del piano di eliminazione delle barriere architettoniche (P.E.B.A) nei musei, complessi museali, aree e parchi archeologici e nel 2019 durante la Conferenza Generale dell’ICOM (International Council of Museums) svoltasi a Kyoto, l’Italia ha proposto l’istituzione di una Commissione Internazionale per l’accessibilità, l’inclusione e l’usabilità museale, già presente nel nostro Paese, ma non a livello mondiale.

A Firenze, la Galleria degli Uffizi – ufficialmente il museo più visitato in Italia – ha fatto passi da gigante per poter permettere la visita a persone con disabilità motoria, tramite ingressi con rampe e numerosi ascensori che consentono alle persone di poter raggiungere ogni piano della galleria.

Non si può dire lo stesso della galleria di Palazzo Pitti, in cui esplicitamente il museo richiede accompagnatori per coloro che siedono sulla sedia a rotelle, in quanto l’ingresso è eccessivamente ripido per poter essere affrontato in autonomia, il piano della Galleria d’Arte Moderna non ha porte automatiche – e quindi deve esser spinto a mano – e infine il Tesoro dei Granduchi può esser visitato soltanto in parte.

A Roma presso i Musei Vaticani – ma non solo – è possibile noleggiare sedie a rotelle tradizionali gratuitamente, in quanto alcune zone del museo non hanno spazio a sufficienza per far transitare quelle elettriche. Gran parte del museo è visitabile e tutti i punti di interesse sono raggiungibili grazie all’assenza di barriere architettoniche. Nonostante questo, gli itinerari previsti dalle guide turistiche non tengono conto di persone con difficoltà motorie, pertanto non possono parteciparvi. Per rimediare a questo, è stata proposta la visita guidata “Giardini Vaticani senza barriere”, che percorre un itinerario adatto e accessibile.

Sarebbe troppo facile se ci fermassimo alla disabilità motoria. L’arte è un’esperienza che deve arrivare all’anima di tutti, e come possono le arti figurative raggiungere un non vedente? È fondamentale poter accogliere le necessità di ognuno e far incontrare le opere a chi conosce il mondo con il proprio tatto, e non con la propria vista.

Per le persone ipovedenti e non vedenti è stata trovata una soluzione che consente di “vedere” l’opera d’arte tramite l’ascolto, dotando quasi ogni museo di audioguide descrittive molto specifiche che possono aiutare l’individuo a rendersi partecipe di ciò che lo circonda.

E per coloro che non possono sentire? La necessità di inclusione è sempre più forte e preme le coscienze degli operatori museali, che hanno identificato come metodo fondamentale la riproduzione tattile delle opere principali conservate nelle più importanti collezioni permanenti, come ad esempio l’Opera del Duomo di Firenze, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, i Musei Vaticani, il Museo Egizio di Torino.

Il progetto Art for the Blind è stato promosso da Roma Capitale ed è nato e pensato per non vedenti, in collaborazione con il Museo dell’Ara Pacis e con i Musei Capitolini che, grazie alle nuove tecnologie, possono mettere gli individui in contatto con la grandezza dell’antica Roma attraverso un’esplorazione plurisensoriale resa possibile dalle tecnologie innovative, che hanno portato alla realizzazione di pannelli tattili in rilievo e linguaggio braille, di modelli in scala sia della struttura del museo, sia delle opere principali che si trovano al loro interno.

Purtroppo, sono pochi i musei che vi aderiscono, ma grazie ad un’altra importante iniziativa, l’inclusività si sta facendo strada. Infatti, nel 2015 la fondazione De Agostini e l’associazione L’abilità hanno dato luce al progetto “Museo per tutti”, che mira a facilitare la fruibilità della cultura alle persone con disabilità intellettiva, ma soprattutto mira ad un grande cambiamento sociale che permetta di abbattere i pregiudizi riguardo la loro capacità di immergersi e di rapportarsi con l’arte.

Il loro progetto si sta fortunatamente spargendo a macchia d’olio in molte regioni d’Italia, coinvolgendo musei importanti come la Pinacoteca di Brera e il Castello Sforzesco a Milano, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e il Museo Nazionale Palazzo Massimo di Roma, la Venaria Reale di Torino, il Museo degli Innocenti di Firenze e molti altri ancora.

Affinché la società possa compiere un importante passo in avanti è necessario che, prima di quelle architettoniche, tutti abbattano le proprie barriere mentali nei confronti di chi vede il mondo con un occhio diverso, e proprio perché diverso non meno importante.

Articolo a cura di Alice di Nicola

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