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ASSOCIAZIONE ULTRABLU

Una scommessa per l’arte. Da outsider a ultrablu.

PERCHE’ NASCE ULTRABLU?

ULTRABLU APS è una APS (Associazione di Promozione Sociale), che nasce nel 2017 a Roma e ospita artisti under 30. È un atelier d’arte e una piccola casa editrice.
Il progetto UltraBlu nasce per far convivere alla pari, artisti normodotati e artisti diagnosticati con disturbi pervasivi dello sviluppo, per farli interagire liberamente, all’interno della quale, non esiste alcun canone per definire la normalità. Anzi, la loro convinzione è che la neuro-diversità costituisce una risorsa specifica dell’essere umano, portatrice di bellezza e arricchimento condiviso.

L’outsider o Art Brut è autentica, originale, non influenzata da nessun tipo di arte, non appartiene ad una corrente di pensiero, ma è un’arte di sé stessi, ed è questo che la rende unica.

RICONOSCERE E VALORIZZARE IL TALENTO NELLA DIVERSITA’

La diversità diventa un pretesto da conoscere e valorizzare, ma come? I soggetti autistici hanno un pensiero visivo e una capacità spaziale differente rispetto alle persone normodotate, e le loro capacità si avvicinano a ciò che faceva Pablo Picasso negli ultimi anni della sua carriera, la ricerca verso l’essenzialità, verso la decostruzione e ricostruzione dell’immagine, solo che questo succede in modo spontaneo, se parliamo di soggetti autistici. Inoltre, talvolta è il caos, il disturbo interiore che permette alla creatività di attivare gli ingranaggi ed esplodere come un fuoco d’artificio.

A dodici anni dipingevo come Raffaello, però ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino.
-Pablo Picasso

IL LOGO:

un messaggio forte, deciso, chiaro. Ultrablu sceglie una pupilla e una parola, uniti dal blu. La scelta della parola UltraBlu, è un simbolo che nasce da due ragioni: ogni lettera è un contenitore di energia che si regge dalla simmetria delle due vocali di apertura e chiusura, che crea un equilibrio fra diverse sensibilità, uno dei loro obiettivi.

Ultra significa al di là, indica il superamento di un certo limite attraverso il blu, il colore dell’immaginazione, il più raro e prezioso, che non è lo stesso blu del cielo o del mare, ma è un colore mentale fatto di lontananze e profondità che contiene l’intimità. Infatti, il blu rimuove le cose ordinarie da loro senso ordinario. Un vero e proprio manifesto, una rivoluzione artistica.

Incontro, relazione, ispirazione. L’atelier

Immaginate un luogo sottratto alle pressioni della vita quotidiana! Immaginate un luogo dove si riuniscono le esperienze e la sensibilità, e l’unica diversità che si rappresenta è quella di età o di personalità.

L’atelier è un luogo lontano dalla competizione in cui ognuno può affermare la propria differenza. Gli artisti con difficoltà nell’area neuropatica, sono capaci di creare una sintesi estetica senza precedenti, e sapete perché?
Loro creano arte senza la paura di un giudizio, sono privi di condizionamenti, sono stimolati dalla non-competizione. Le loro immagini non ci suggeriscono risposte, ma creano dentro di noi curiosità.

Gli artisti non rappresentano l’arte, la manifestano, il loro modo di creare è un impulso privo di concettualizzazione e privo di riferimenti culturali.
UltraBlu è un luogo dove si apprende il rispetto altrui, si vive lo scambio e l’esplorazione umana, e soprattutto la libertà. Questa non è una terapia, ma tramite il laboratorio i partecipanti imparano a manifestare l’essenza dell’arte e soprattutto, l’acquisizione di competenze artistiche che permetterà loro di lavorare sulla propria strada, e allo stesso tempo creare nuovi coinvolgimenti.

Bisogna riconoscere che la neuro-diversità, soprattutto nel campo dell’arte, significa tutto e allo stesso tempo non significa nulla, poiché ogni artista vive una propria dimensione neurologica, per questo il laboratorio non va considerata come una terapia.

UltraBlu è anche una casa editrice, pubblicano libri illustrati, libri d’arte, libri a fumetti per bambini, e per ogni età. Nella creazione di questi libri, l’immaginazione non è soggetta al testo ma si integra con esso in una relazione fra pari. Sparla di sistema di relazioni, in cui sono coinvolti spazi bianchi, testi e figure, in cui ogni lettura diventa una nuova esperienza.
Ovviamente, l’associazione si apre anche al sociale affrontando in modo attivo e intelligente una delle problematiche più attuali, l’inclusione.

‘’Quando il segno e la parola sondano l’insolito, la neurodiversità si fa ricchezza’’

VI PRESENTIAMO UN ARTISTA: SIMONE CASSESE

Simone Cassese secondo di due fratelli nasce a Roma il 15 febbraio 1997, nel 1999 manifesta la cosiddetta “regressione autistica” e di conseguenza gli viene diagnosticato un autismo infantile.

Dal 2007 incomincia a manifestare un forte interesse nel disegno; tale interesse viene studiato dall’equipe della dott.ssa Magda Di Renzo che lo inserirà all’interno di una sua pubblicazione “I significati dell’autismo” insieme a numerosi disegni di Simone.

‘‘Lo smacco che ci lascia interdetti’’

I disegni a grafite, acquarello e matite colorate di Simone sembrano giocare una partita doppia sul filone della semplicità e complessità. Ci introducono come una carezza infantile in un sistema di forme e colori semplici, ma potenti, capace di intrattenere lo sguardo con interrogativi. I lavori di Simone Cassese ci consultano, e ci pongono quesiti a cui rispondere è davvero difficile.

La figura, bambi, ad esempio, nonostante il titolo che sembra ricordare quella famosa icona della Disney, un personaggio dell’immaginario infantile, si rileva invece un’immagine tanto diversa e potente. Simone studia la bellezza e la crudeltà del mondo, ha la capacità di restituire all’immagine un sistema complesso, quel sistema che è il mondo. Questo è ciò che Simone definisce smacco.

Nelle immagini che hanno per figura gli animali Due volpi, La rana, La balena felice, forse è ancora più evidente lo smacco, l’esistenza di una trama invisibile che tiene insieme le parti; non siamo più interpellati, sono immagini autonome che restituiscono appieno le relazioni nel mondo animale dal quale l’uomo è sempre tagliato fuori.

Articolo a cura di Rossella Balletta

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