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Where Love is illegal

Ancora oggi in più di 80 paesi identificarsi come lesbiche, gay, bisessuali, transgender o intersessuali viene considerato un crimine punibile con la reclusione, con pene corporali o, nel peggiore dei casi, con la morte.

Sebbene alcune nazioni si stiano aprendo ad un progressivo riconoscimento dei diritti della comunità LGBTQI+ sono ancora troppi i casi in cui il pregiudizio sociale vi si scaglia contro con una ferocia tale da lasciare interdetti.

Da questa matrice di grave ingiustizia nasce “Where Love is Illegal”, un progetto sull’omofobia e transfobia portato avanti da Robin Hammond che, attraverso una raccolta di scatti, documenta la violenza e le discriminazioni subite dalle vittime delle varie nazioni le quali combattono per il riconoscimento dei loro diritti.

Le loro testimonianze personali di sopravvivenza colpiscono dritte alle coscienze e si pongono l’intento di coinvolgerle nella creazione di un mondo in cui l’amore non è, e non deve mai, essere illegale.

Lo storytelling di diritti umani

Ma cosa fa esattamente Robin Hammond? Definirlo un fotografo documentarista appare riduttivo. Il suo impegno nel riconoscimento e nella tutela dei diritti umani va oltre il racconto visivo delle sue fotografie. Ad Hammond, infatti, si deve la creazione di Witness Change , un’organizzazione senza scopo di lucro dedicata alla promozione dei diritti umani che si impegna a documentare, attraverso vari progetti, le problematiche legate ai diritti e allo sviluppo che affliggono molti paesi.

Ed è proprio da questa organizzazione che ha origine “Where Love is illegal” che ha visto il fotografo documentare le storie di 65 persone di 15 nazionalità diverse; ogni scatto e ogni racconto creano un dialogo empatico tra le persone volto a trasformare le opinioni, aprire le menti e cambiare le politiche.

I soggetti di questi scatti scelgono in prima persona come intendono posare, cosa indossare, come presentarsi, scrivono a mano le loro storie e lettere da condividere con il mondo. Molti di loro hanno raccontato il loro vissuto per la prima volta poiché sono stati, sino ad ora, zittiti dal bigottismo circostante; si assiste dunque ad un susseguirsi di vicende strazianti come quella di Darya, una giovane donna russa bi-genere.

“Siamo come uccisi, davvero, e le nostre vite e le nostre anime mutilate… E la polizia non aiuta, proprio come non ha aiutato me, mi ha solo cacciata fuori, mi ha umiliata, stracciato ogni mia dichiarazione non appena hanno sentito quelle parole preziose: ‘Io sono lesbica.’ […] Degli uomini mascherati mi hanno urlato degli insulti omofobi picchiandomi con delle mazze da baseball”

Seguono altre testimonianze come quella di Buje, giovane gay del nord della Nigeria, che è stato arrestato, tenuto in prigione per 40 giorni e condannato a 15 frustate con una frusta da cavallo. Secondo la legge della Sharia avrebbe dovuto essere giustiziato.

“Dio dovrebbe toglierti la vita in modo che tutti abbiano la pace perché hai causato tanta vergogna alla nostra famiglia”

Questo progetto ha raggiunto e coinvolto molte persone da tutto il mondo, è apparso in numerose pubblicazioni tra cui la copertina del Time Magazine, sulle riviste e sui giornali, accumulando adesioni e donazioni: ciò ha dato vita ad una vera e propria campagna sui social media che amplifica le voci dei sopravvissuti e raccoglie fondi per le organizzazioni preesistenti che supportano le persone LGBTQI+ nelle aree dove la persecuzione è diffusa.

“La mia famiglia ha iniziato a respingermi. Mio fratello maggiore è andato dal capo della nostra tribù per trovare la giusta punizione per me… In Iraq è normale uccidere un membro della famiglia gay perché è un crimine contro l’onore della famiglia. Avevo davvero paura per la mia vita”. – Khalid

Ecco un esempio in cui la fotografia, nella sua versatile strumentalità, riesce a perseguire tra gli obiettivi più nobili che superano i confini della fotografia stessa: in questo caso, ogni scatto racchiude un disperato e speranzoso invito a “cessare il fuoco”, deporre le armi dell’intolleranza e abbracciare rispettosamente ogni diversità… poiché se amare è un diritto, rispettarlo è un dovere.

Se hai trovato il progetto interessante, visita il link:

https://www.instagram.com/whereloveisillegal/

Articolo a cura di Maria Nunzia Geraci

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