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Vittorio Iavazzo

Nato a Napoli nel 1991, Vittorio Iavazzo è uno scultore contemporaneo dall’impronta estremamente originale.

La sua formazione ha inizio in seguito alla grande passione per il disegno, che lo porterà nel 2014 a specializzarsi nell’illustrazione e poi nel 2016 nella grafica d’arte presso l’Accademia delle Belle Arti della sua città natale.

Nonostante la sua bravura in campo disegnativo, la sua produzione artistica non si limita ad una sola tecnica, ma spazia ampiamente nella scultura, nella pittura e approfondisce le varie tecniche grafiche, grazie soprattutto alla viva attività culturale della città partenopea, che ha permesso all’artista di lavorare in ambito scenografico, pubblicitario e religioso.

Dopo solo un anno dalla laurea magistrale, nel 2017 espone la sua prima mostra personale dal titolo Outcast, grazie al progetto Giovani Artisti, presso la romana Galleria Moderni.
Nello stesso anno realizza un’opera molto importante e soprattutto permanente presso la scuola del Balletto di Roma Centro Danza, costituita da una serie di pannelli di grande formato che rappresentano l’arte del danzare non solo nella sua espressione fisica ma anche in quella spirituale, sfruttando accesi toni di colori contrastanti e giustapposti l’un l’altro, portando alla luce l’arte della danza come punto di contatto tra anima e libertà, assieme ad altre brevi frasi realizzate con una tecnica che richiama quella del collage.

Iavazzo è conosciuto soprattutto per le sue sculture in cartapesta, che appaiono tanto esili quanto potenti. Sono opere di piccolo e medio formato, esposte nel 2018 presso la galleria RvB Arts di Roma, dalla quale è oggi rappresentato, in occasione della mostra personale Nella materia e oltre.
Tramite l’interessante allestimento della mostra si può esaminare tutto il processo artistico che accompagna lo scultore nella creazione delle sue opere, partendo dagli schizzi, dai disegni preparatori, dai bozzetti in cera, giungendo alla realizzazione finale, mostrando agli occhi del visitatore la genesi straordinaria delle sue opere.

“Un vero e proprio diario del mio lavoro, […]; attraversando la progettazione, creazione e trasformazione della materia, andando “oltre”, raccontando le difficoltà, i ripensamenti, i dubbi ma soprattutto le mie emozioni quotidiane durante questo percorso.”

La mostra è stata parte del progetto MANI (Manualità Armonia Narrazione Italiana), attraverso la quale la galleria ha invitato giovani artisti per mostrare l’importanza della manualità, del “saper fare”artigiano, che è proprio della tradizione italiana, Iavazzo infatti fa sposare nelle sue opere questa tradizione antica con il progresso del contemporaneo.

Le sue figure sono estremamente dinamiche, attraverso salti quasi pindarici sembrano voler sfidare la forza di gravità, senza curarsi del sottile basamento che le sostiene, che le ancora a terra e che è posto spesso asimmetricamente rispetto alla centralità della figura scultorea.

Le loro espressioni sono contrite, spaventate, talvolta sorprese e le loro posizioni instabili e innaturali sembrano voler essere lo sfogo di un tormento, di una molteplicità di forti emozioni custodita in quei piccoli corpi, una molteplicità espressa anche dalla vasta gamma cromatica che li caratterizza, esplodendo infine, con abile maestria tecnica, in un vulcano di vortici e di contrazione dei corpi.

Iavazzo si riallaccia ad una tradizione ancor più precedente: dalle sue opere traspare la classicità facendo ricorso al nudo, tema classico per eccellenza, reinterpretandolo in chiave contemporanea, filtrandolo tramite la sua soggettività così intrinsecamente umana, priva dell’ordine e della simmetria che caratterizza invece il composto nudo antico.

Osservando i capolavori esposti presso questa mostra, si percepisce la linfa vitale che attraversa le opere e colpisce violentemente lo spettatore, coinvolgendolo nei sentimenti più umani che appartengono alla vita di ognuno e che conferiscono quindi alle sculture di Iavazzo una valenza universale, portando alla luce temi importanti, come possiamo osservare nell’opera dell’Abbraccio, in cui due figure dal genere indistinto si stringono l’una all’altra diventando quasi carne della stessa carne, le mani dell’uno si confondono con la schiena dell’altro, è un’opera carica emotivamente, che può suscitare sentimenti contrastanti dalla nostalgia alla passione, dalla riconciliazione alla fratellanza tra esseri umani.

“Per me l’Arte è come un fiume, sorge dal pensiero, ti attraversa il cuore superando cascate e
deviazioni arrivando a sfociare dalle mani…”

Articolo a cura di Alice di Nicola

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