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CLET ABRAHAM

Quale miglior modo di veicolare un messaggio sociale se non quello di ironizzare su di esso?  E’ questo il principium dell’arte di Clet Abraham, street artist dallo spirito ironico e dissacrante che attraverso i suoi attacchi d’arte urbana continua ad attirare l’attenzione dei passanti delle più affollate città europee, introducendo la loro curiosità a concrete tematiche su cui riflettere.

Ciò che l’artista propone sorprende chiunque e con immediatezza ma se da un lato le sue opere vengono apprezzate per la loro natura inclusiva e diretta, dall’altro rischiano di venir configurate come atti di vandalismo.

ARTE COME “ATTREZZO DI LAVORO SOCIALE”

Ad aver influito sulla visione artistica di Clet è stata – seppur in piccola parte – la personalità del padre, lo scrittore francese Jean-Pierre Abraham. La Francia, terra d’origine, è la sede dei suoi studi artistici terminati presso l’istituto di Belle Arti di Rennes.

Gli anni ’90 vedono il trasferirsi dell’artista in Italia, dapprima a Roma dove inizia a restaurare mobili antichi e successivamente a Firenze, sua definitiva città d’adozione, che l’artista definisce un “crocevia di culture”, punto di connessione tra Nord e Sud, Est e Ovest, Passato e Futuro.

E’ in questo ambiente ricco di stimoli che prende forma il suo linguaggio visivo: Le strade del capoluogo toscano diventano la sede perfetta su cui esternare la propria creatività e dare sfogo al pensiero critico verso quelle tematiche da ritenersi socialmente scottanti.

Con immagini ironiche che lui stesso crea accuratamente in studio, inizia a lasciare la sua impronta: applica sui cartelli stradali delle decalcomanie cartacee sdoganandone la rigidità con tocco ironico.

E’ così che delle rotatorie si trasformano in cerchi di squali che si girano attorno, le direzioni obbligatorie diventano strumenti musicali da suonare, le aree videosorvegliate dei volatili dagli occhi elettronici e i divieti di sosta delle vere e proprie icone di solidarietà.

“Musica controcorrente per un traffico armonico e ritmico” è tra le centinaia di opere disseminate per le strade di Firenze e così in altre città italiane, fino ad estendersi in tutta europa ed oltre, in Giappone e negli Stati Uniti.

Il suo gesto si fa provocazione: gli occhi incuriositi delle persone come riflettori della società vengono volutamente dirottati verso la messa in discussione di certezze universali; Il potere delle istituzioni viene reso vulnerabile, posto in una condizione di scomodità ed esposto alla generale riflessione circa la sua negligenza.

Questa forma d’arte prende il nome di Sticker art, un linguaggio espressivo che Clet Abraham rende il suo marchio distintivo, applicato al contesto urbano ed utilizzato come “attrezzo di lavoro sociale”: un modo, il suo, per scomodare il potere, costringendolo a fare gli sforzi che dovrebbe fare”.

UNO SGUARDO ALLE OPERE

A ricorrere nella sua arte -oltre lo spoglio dei difetti di cui la società è rivestita – è il tema del “Flower Power”, presente a macchia d’olio nella sua segnaletica rivisitata.

Nel realizzare ognuna delle sue opere l’artista non fa uso di pitture o vernici ma soltanto di carta o plastica adesiva: i suoi sticker su misura, dunque, possono essere rimossi.

Sono stati diversi i tentativi da parte delle autorità di rimuoverne i messaggi che, pur catturando l’interesse dei più giovani, poco entusiasmano i critici e le autorità; ciò perché la sua arte, pur essendo un mezzo attraverso cui sollevare interessanti riflessioni, è spesso oggetto di dibattito circa la sua legalità: alterare il messaggio di un cartello stradale, necessario per la sicurezza della circolazione, può risultare rischioso e perciò punibile con sanzione pecuniaria o con la rimozione dell’opera collocata se questa determinasse “abuso edilizio”.

Esempio noto è dato da “L’uomo comune”, opera che Clet collocò nel 2014 su di uno sperone del Ponte delle Grazie. La scultura raffigura un uomo stilizzato che tiene un piede ancorato al ponte e l’altro che procede verso il vuoto: intento a compiere la sua scelta, l’omino si fa simbolo del peso che hanno le azioni di ognuno.

La scultura venne rimossa dopo breve tempo perchè non autorizzata; nonostante ciò, l’artista ha ben deciso di ricollocarla sul posto, un gesto che gli è costato diecimila euro di multa per invasione abusiva di spazi pubblici.

Tuttavia, il conseguente annullamento della sentenza in appello ha fatto si che l’artista potesse ricollocare l’opera al suo posto, accompagnato dalla gioia dei residenti e del pubblico di passanti.

La street art proposta, difatti, non mira a modificare la segnaletica determinandone pericolo ma, al contrario, è un invito ad attenzionarla (con una piacevole risata che può solo accompagnare).

L’artista stesso rivela:

« Il mio messaggio non è di obbedienza bensì di responsabilità: responsabilizziamoci e siamo critici, osserviamo il mondo secondo coscienza e non secondo la legge »

“L’uomo comune”, tra le tante opere, rivendica i valori di responsabilità, consapevolezza e considerazione dell’altro che sono da sottendersi alla libertà espressiva riconosciuta agli artisti e di cui l’artista, in questo caso, privilegia.

Citando l’articolo 33 della costituzione italiana, “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”; Ma, se l’arte è libera, sarà quindi inteso che il resto della società non lo è? Sulla base di ciò, per Clet Abraham diventa un dovere il perseverare e promuovere il concetto di libertà, con l’intento di “salvare una specie in via d’estinzione”.

L’artista, infatti, dichiara:

« Non vedo quale altro obbiettivo migliore si possa auspicare per l’intera società se non la libertà di essere come meglio desidera »

A generare ulteriore dibattito l’opera del “cristo crocifisso sul vicolo cieco” a cui si aggiungono nuovi gesti provocatori che hanno contribuito ad alimentare la notorietà di questa eclettica personalità dell’arte.

Nel 2010 l’artista posiziona di nascosto un suo autoritratto in una delle sale della collezione “Loeser” di Palazzo Vecchio, a pochi centimetri da un’opera di Pontormo. Il gesto altro non è che un modo per richiamare lo sguardo dell’istituzione culturale fiorentina sulla realtà artistica contemporanea, un escamotage fedele alla natura disobbediente di un creativo all’opera.

La produzione “umoristica” di Clet Abraham, in definitiva, si manifesta quale linguaggio senza filtro e con un margine di accessibilità illimitato: tutti, infatti, possono accedere alla sua arte che tutto è fuorchè di nicchia.

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A cura di: Maria Nunzia Geraci

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