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Edouard Manet

Tra i pittori ad aver lasciato la propria firma nella storia dell’arte il francese Edouard Manet si presenta, con il suo sguardo rivolto all’innovazione e la fresca spontaneità dei suoi dipinti, quale massimo esponente di un’arte sulla soglia dell’impressionismo che si discosta dalla precedente tradizione pittorica;

Figlia del 1800, la sua pittura traccia una linea di confine: troppo avanti per essere identificata come tradizionalista ma in un contesto troppo giovane per abbracciare la contemporaneità. E’ così che ha inizio l’arte moderna.

L’avversione per l’accademismo

Le sue opere trasportano l’osservatore alla capitale indiscussa dell’arte, la Parigi di metà ‘800. E’ lì che si svolge la vita dell’artista, segnata in giovane età dal rifiuto da parte della famiglia alto-borghese di assecondare la sua vocazione artistica.

A nulla servono i tentativi del padre di avviarlo ad una professione giuridica: a 18 anni inizia a frequentare l’atelier del pittore Thomas Couture dove resta per circa sei anni ed apprende le basi della pittura e le tecniche tradizionali.

L’idea di pittura che Monet propone entra da subito in conflitto con l’approccio classicistico di Couture, con cui polemizza sulla rigidità nella postura, innaturale e ridicola, con cui vengono tradizionalmente ritratti i modelli.

Manet ricerca “il vero” dietro l’apparenza e per tale motivo i soggetti che predilige sono figure “ordinarie” immerse in eventi attuali e ritratte nelle loro pose quotidiane.

“Si vede come si vuol vedere, ed è questa falsità che costituisce l’arte.”

L’artista matura la consapevolezza che le sue opere, per poter essere ammirate da tutti, devono essere esposte al Salòn ufficiale, ovvero quello dell’Académie des beaux-arts di Parigi.

All’età di 28 anni dipinge “Il guitarrero” che, accettato al Salòn del 1861, ottiene un inaspettato successo. Tuttavia la rivoluzione artistica di stampo Manet non fu subito compresa ed il successo della sua arte agli occhi dell’elite accademica arriverà solo una decina d’anni dopo con il dipinto “Le bon bock”.

Manet: un artista “sconveniente”

Le opere di Manet sfidano il giudizio della società ottocentesca conservatrice.

L’opera più famosa ad aver creato scalpore ed indignazione tra gli spettatori e gli accademici è “Colazione sull’erba”. La sua prima apparizione avviene nel 1863, al Salòn des refuses, esposizione organizzata da Napoleone III per accogliere le opere degli artisti rifiutate dal Salòn ufficiale. L’opera ritrae una donna completamente nuda seduta tra due uomini vestiti in riva al fiume Senna: per la prima volta un pittore rappresenta la società così come si presenta, raffigurando un nudo che non ha nulla di allegorico e non rimanda a sacre virtù ed è perciò additata come “sconveniente”.

Ispirandosi alla Maya Desnuda di Goya ed alla Venere di Urbino di Tiziano, Manet realizza nel 1863 “Olympia” che ritrae nuda una delle sue muse ispiratrici prestatasi a posare per lui: Victorine – Luise Meurent. Ritenuta scabrosa, viene sposata dopo pochi giorni ad un’altezza tale da renderla meno visibile al pubblico in sala.

Meno volumi, più armonia cromatica

Se in un primo momento l’artista si dedica alla realizzazione delle sue opere all’interno del proprio atelier, intorno al 1860 comincia a lavorare en plen air: scene di strada, paesaggi rischiarati dalla luce vibrante e l’utilizzo di pennellate libere e sciolte caratterizzano la pittura di quegli anni.

Nonostante le caratteristiche di matrice comune con gli artisti impressionisti, Manet non si riterrà mai parte integrante della corrente artistica; Il suo stile, infatti, presenta delle caratteristiche uniche, tra queste il particolare uso del colore nero e la mancanza di chiaroscuro a cui consegue l’assenza di tridimensionalità delle figure, spesso realizzate senza disegno preparatorio.

“In una figura cercate la grande luce e la grande ombra, il resto verrà da se”

Le opere più famose

Seppur scartate dalla società ottocentesca, le sue opere sono ad oggi considerate capolavori: tra queste ricordiamo “Il balcone” e “Colazione all’atelier”. “Il bar delle Folies Bergère” del 1881 raffigura una cameriera al centro del dipinto che guarda assorta lo spettatore. Uno specchio occupa tutto lo sfondo, e mostra il locale affollato e inondato dalle luci dei lampadari. L’opera, oltre ad essere il suo ultimo olio su tela, è considerata il testamento del pittore il quale mostra l’evoluzione del suo percorso artistico e contiene le caratteristiche fondanti della sua pittura: La natura morta, l’ambientazione contemporanea e la rappresentazione frontale.

Per saperne di più sull’artista ti consigliamo di guardare questo video:

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