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Francesca Woodman

L’arte fotografica di Francesca Woodman è da considerarsi di particolare importanza nella storia dell’arte contemporanea e della fotografia mondiale; d’ispirazione per molti fotografi, i suoi scatti si configurano come una forma di esteriorizzazione di frustrazioni e paure tutte interiori, capaci di dialogare ed entrare in simbiosi con lo spazio esterno.

La Woodman nasce a Denver, negli Stati Uniti, ma è nell’Italia degli anni di piombo che vive la sua adolescenza: sviluppa i suoi primi scatti all’età di tredici anni i quali, fin da subito, si distinguono per il loro carattere malinconico, suggestivo e movimentato.

Il concetto di trasformazione del corpo, la mimesi con lo sfondo, l’atmosfera claustrofobica ed a tratti spettrale sono i punti cardini di uno stile delineato ed, al contempo, in grado di innovarsi attraverso continue sperimentazioni.

Le immagini di Francesca Woodman sono prevalentemente realizzate in bianco e nero ed è mediante l’utilizzo di lunghe o doppie esposizioni che riesce ad introdursi all’interno delle scene, attuando delle vere e proprie performance davanti la fotocamera ed evocando tentativi di fuga dalla propria “anima imprigionata”.

La predilezione per l’autoritratto costituisce, infatti, il filo conduttore della sua intera produzione artistica che non manca di esaltare i canoni estetici di bellezza sia corporea che architettonica.

Sfocata, nascosta, in movimento, la sua figura, spesso nuda, appare alla costante ricerca di qualcosa di ineffabile che lascia l’osservatore inquieto, curioso e col fiato sospeso.

Nel 1978 crea la sua prima mostra fotografica presso la libreria antiquaria Maldoror di Roma: è in questo luogo, infatti, che maturano le sue suggestioni estetiche e stilistiche.

La serie fotografica realizzata a Washington con il tema dei corpi in comunione con la natura è tra le più celebri in cui la Woodman ha optato per il coinvolgimento di altri soggetti di cui nasconde, in fase di scatto, il viso o parti del corpo.

La sua prima ed unica collezione di fotografie porta il titolo di “alcune disordinate geometrie interiori” in cui sono presenti gran parte dei suoi suggestivi autoritratti.

Alla giovane età di 22 anni, Francesca Woodman si toglie la vita gettandosi dall’ East Side di New York, lasciando, nonostante la morte prematura, una produzione fotografica pari a 10,000 negativi di cui appena 120 fotografie sono ad oggi esposte al pubblico. La sua morte è ancora oggi avvolta nel mistero: che i suoi scatti fossero, in qualche modo, un indizio rivelatore dell’intento già premeditato di suicidarsi?

Ad ogni modo, le sue fotografie forti, profonde ed a tratti surreali la rendono una delle artiste più influenti del ‘900, capace di mettersi abilmente in gioco sia davanti che dietro l’obiettivo.

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