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Man Ray

L’arte controversa di Mar Ray si pone, con la sua carica ironica e provocativa, alla base del movimento dada, sviluppatosi nei primi nel ‘900 in Europa e poco dopo negli Stati Uniti grazie al suo prezioso contributo.


L’esaltazione del paradosso, la ribellione verso il tradizionalismo estetico ed il surreale accostamento di oggetti senza alcun apparente rigor di logica caratterizzano la produzione di questo visionario artista che sperimenta con fervida genialità diverse forme artistiche.
Dalla fotografia surrealista di cui diventa massimo esponente, alla pittura, spesso eseguita con l’ausilio di un aerografo, fino alla creazione di pellicole d’avanguardia, la sua arte attraversa trasversalmente vari ambiti, ognuno dei quali evidenzia una “stasi stilistica” segno di un’arte priva di evoluzione tecnica ma ferma nel suo messaggio d’origine.

«Naturalmente ci sono sempre quelli che guardano solo la tecnica, chiedono ‘come’, mentre altri, di natura più curiosa, si chiedono ‘perchè’. Personalmente ho sempre preferito l’ispirazione alle informazioni »


L’incontro con Marcel Duchamp in un contesto parigino vibrante di novità si rivela fondamentale, sia per la nascita di un sodalizio artistico tra i due che perdurerà stabilmente nel tempo, sia per la svolta creativa apportata al suo pensare avanguardista.
Anche la scultura diventa fondamentale per Man Ray che fa del ready made il suo marchio distintivo: ad oggetti di uso comune attribuisce un valore artistico, togliendoli dal loro contesto utilitaristico di appartenenza e presentandoli, con data e firma, in mostre d’arte, spesso apportandovi delle inconsuete modifiche materiali.

I suoi ritratti fotografici, così come i numerosi collage astratti, evocano situazioni surreali ed inquietanti con una frequente accezione negativa nel loro messaggio. Celebre il suo “Cadeau”, un ferro da stiro con dei chiodi incollati sopra ed il ritratto alla modella ed amante Kiki de Montparnasse, conosciuto come “Le violon d’Ingres”, che la vede ritratta di spalle con due Effe di violino disegnate sulla schiena.
Il ritratto a Meret Oppenheim del 1933 lo configura, in definitiva, parte integrante del movimento surrealista.

E’, inoltre, per una curiosa coincidenza che Man Ray da vita alla Rayografia, consistente in immagini fotografiche ottenute appoggiando oggetti sulla carta sensibile, una tecnica sperimentata accidentalmente che conferisce ai soggetti un carattere misterioso e spettrale.

«Quel che conta è l’idea, non la macchina fotografica »

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