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Andy Warhol

Nel contesto sociale americano degli anni ’60 caratterizzato da una sfrenata cultura di consumo, denaro e materialità si inserisce la figura di Andy Warhol, artista controverso la cui arte provocatoria stravolge considerevolmente il rapporto tra arte ed estetica tradizionale.

Affermatosi come grafico pubblicitario per magazine come Vogue e Glamour, decide alla fine degli anni ’50 di dedicarsi alla pittura, sperimentando nuove tecniche ed idee e dando vita al concetto di “Popular art”, un’arte diversa, commerciale, che trae dalle immagini della comunicazione di massa e della pubblicità il suo fondamento.

Con un disegno delineato e un’intensa forza cromatica in grado di esaltare il contrasto di colori complementari, Warhol emerge nel suo stile stravagante, unico e provocatorio che si presta ad essere, a tutti gli effetti, un “prodotto commerciale”.

Opere come “100 Cans” e ” 192 One Dollar Bills” che raffigurano un ripetersi di lattine di minestra Campbell la prima e una serie di banconote da un dollaro la seconda, sono l’emblema del concetto di arte di massa in cui oggetti della realtà quotidiana vengono ripetuti in serie, consumati e svuotati del loro significato.

Ciò desta grande scalpore nel mondo dell’arte che si ritrova ad essere posto davanti ad una intransigente critica della realtà sociale.

«Penso sempre che la quantità sia la miglior misura di tutto»

Così come per gli oggetti, anche le dive di Hollywood ed i volti della scena internazionale diventano oggetto di consumo nella produzione di questo eclettico artista: Celebri le sue serigrafie dai colori vividi e sgargianti che raffigurano celebrità quali Marylin Monroe e Mao Tse-Tung.

«La cosa migliore di una fotografia è che non cambia mai, anche quando le persone in essa lo fanno»

Andy Warhol applica il suo pensiero commerciale a diversi campi creativi, dal disegno alle performance alla produzione di video arte, installazioni e libri.

Durante la sua carriera ha prodotto più di 60 film, tra cui i lungometraggi “Eat” il quale mostra un uomo che mangia un fungo per 45 minuti e “Speep” che ritrae il poeta John Giorno che dorme per sei ore. 

La sua Factory fondata negli anni ’60 a New York diventa luogo di incontro e di feste trasgressive e all’avanguardia che coinvolgono famosi artisti come Bob Dylan, Lau Reed, Jean- Michael Basquiat e Allan Ginsberg.

Tra bottiglie di coca cola, hamburger e aspirapolvere, le serigrafie di Warhol rientrano ad oggi nell’immaginario collettivo di una cultura a metà tra denaro e fama e il suo personaggio ideatore di opinioni, costume e spettacolo continua ad essere considerato simbolo della Pop Art nel mondo.

«Se raccogliessero tutte le frasi che ho detto capirebbero che sono un idiota e la smetterebbero di farmi domande»

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