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Nan Goldin

Definite ‘istantanee da album di famiglia’, le esplicite fotografie dalla disarmante vulnerabilità di Nancy Goldin hanno fatto della sua figura un punto di svolta nell’ambito della fotografia contemporanea, contribuendo a sdoganare i tabù sociali presenti nell’immaginario collettivo.

Famosa per i suoi ritratti erotici di persone eterosessuali ed omosessuali, la Goldin pone l’accento sulla sfera intima dei soggetti, mostrandoli nel loro stato di massima esposizione e libertà.

“Faccio in modo che i soggetti non diventino altro rispetto a ciò che sono”

Senza alcuna vergogna nell’esplorare la nudità e la sessualità che, al contrario, vengono elevati a legittima forma d’arte, l’artista rappresenta con sguardo empatico ed umano “la sua gente” ossia coloro che vengono classificati come al di fuori dei modelli sociali dominanti; 

Tossici, prostitute, transessuali e drag queen si lasciano ritrarre in una spontaneità tale da rendere quasi impercettibile la presenza giudicante del fotografo.

I suoi lavori artistici raccontano il periodo dell’HIV e dell’uso smisurato degli oppioidi: 

è negli anni ’80, infatti, che la Goldin assiste alla morte di numerosi suoi amici malati di AIDS e ciò segna in maniera considerevole la sua produzione artistica a sua volta marcata dall’incombenza di frequenti violenze familiari e dal suicidio della sorella di appena 18 anni.

Celebre il suo autoscatto che la raffigura con dei lividi sul volto dovuti ad un acceso diverbio col fidanzato dell’epoca.

Satura di dolori e traumi che considera ‘parti integranti della vita di ognuno’, Nan Goldin documenta l’essenza di momenti di vita quotidiana di se e della sua famiglia, immortalati senza alcuna particolare storia dietro ma in totale spontaneità.

Fanno eccezione gli scatti di “Greer” che raccontano la sua trasformazione da uomo a donna e le fotografie della coppia “Gilles e Gotscho” raffiguranti la lenta evoluzione della malattia di Gotscho colpito da AIDS fino alla sua morte.

L’incomunicabilità di coppia e la profonda crisi che ne consegue sono anch’essi temi ricorrenti nella sua produzione: 700 istantanee a colori costituiscono uno slideshow dal titolo “The Ballad of Sexual Dependency” che vede la sequenza di foto e musica, definito uno dei capolavori dell’arte dell’ultimo quarto di Novecento.

“Ciò che mi spinge a fotografare questi soggetti sono i sentimenti che nutro per loro: rispetto, amore, e spesso attrazione fisica”

Con grande compassione e delicatezza, l’artista mostra la condizione umana nel suo stato più vulnerabile, addentrandosi in un campo fino a quel momento di predominio maschile: Proprio per tale motivo, Nan Goldin è considerata una pietra miliare nella fotografia a livello internazionale.

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