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Nico Vascellari

Originario di Vittorio Veneto, Nico Vascellari è ad oggi noto come uno  degli artisti più originali del panorama artistico internazionale il cui lavoro si muove tra diversi linguaggi quali performance, scultura e disegno.

Dapprima cantante e frontman di una band punk/hardcore, comprende successivamente di aver bisogno di nuovi modi per esprimere ed esprimersi, continuando ugualmente a trarre ispirazione della sua esperienza di vocalist e servendosi più generalmente di tale background musicale. Con le sue esibizioni ha posto in essere delle pratiche di interazione col pubblico tramite modificazioni del suono, stimolando e manipolando, in taluni casi, le sonorità degli amplificatori e rendendo lo spettatore partecipe di una “minacciosa” energia capace di generare tensione, imbarazzo e disagio.

Nel suo lavoro, apprezzato e seguito anche da Marina Abramovic, emerge un raro talento nel combinare energie disparate: è infatti dall’unione di arte e musica, due mondi distinti nella sostanza, che nascono le sorprendenti opere di Nico Vascellari le quali vedono l’alternarsi di luci, suoni, immagini, video e oggetti.

“Considero l’arte una sorta di operazione di scandagliamento in acque putride e melmose in cui si infilano mani e braccia senza sapere cosa si estrarrà”

Il suo percorso ha inizio nel momento in cui, trovatosi in tour per l’Europa con la band di cui faceva parte, si accorge del profondo divario tra l’arte contenuta nei grandi musei dalla parvenza altolocata, contrapposta ai piccoli e stretti magazzini che accoglievano i concerti “Underground”. Elemento fondamentale nelle sue performance, oltre il personaggio stesso dell’artista e la sua gestualità, è infatti il complesso dialogo tra queste due dimensioni che a fatica si incontrano e comprendono.

Creare una comunicazione su un filo di tensione è il leitmotiv delle sue performance: ciò spiega la tendenza dell’artista a lavorare “su piani diversi” (dentro-fuori, sopra-sotto).

Una delle prime performance a richiamare questo concetto vede Nico esibirsi al di fuori della galleria dove era stato invitato: Il pubblico, chiuso a chiave all’interno dell’edificio, si è trovato così ad osservare dalle vetrine ciò che l’artista realizzava in strada, mentre improvvisava con un altro pubblico, ossia gli inconsapevoli passanti.

La componente di improvvisazione è sempre presente nei suoi lavori tanto che nessuna di esse viene mai ripetuta: secondo l’artista infatti, verrebbe meno l’idea del “momento” improvvisato, caratterizzato da imprevedibilità, contatto fisico, e margini di rischio. Raccontare le sue performance sarebbe, allo stesso modo, erroneo.

Occorre assistere di persona per avere percezione dell’energia, qualità ed intensità del momento.

La modalità con cui viene documentato il tutto è anch’essa un’importante caratteristica che integra il lavoro stesso: persone scelte a caso tra i partecipanti sono di volta in volta incaricate di documentare la performance a cui prendono parte, determinando il rischio che vengano persi dei momenti salienti; In questo alternarsi di ordine e caos, resta dunque di grande importanza la connessione col pubblico.

Le performance che hanno consacrato artista Nico Vascellari sono principalmente quattro:

“Cuckoo” presentata per gli spazi di ViaFarini nel 2006, “Revenge” proposta alla Biennale di Venezia a cui si aggiungono poco dopo “Untiled” e “Hymn” realizzate tra il 2007 e il 2008.

In esse si alternano evocazioni di palchi, casse audio, schermi in legno e in vetro infranti e così altri elementi rivisitati.

L’evoluzione di Vascellari continua ancora oggi con nuove opere sempre più controverse la cui interpretazione è pressoché lasciata allo spettatore: “Doou” è una performance del 2020 dalla durata di 24 ore, realizzata in pieno lockdown, in cui l’artista viene ripreso nel suo studio e trasmesso in diretta senza interruzioni. Essa consiste nella incessante ripetizione di una base ritmata accompagnata da una sola frase che viene ripetuta cantando per l’intera durata dell’esibizione: “I trusted you”.

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