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YAYOI KUSAMA

Stimata icona dell’arte contemporanea, l’artista giapponese Yayoi Kusama, la cui vita è stata a lungo segnata da una malattia mentale, ha trasformato le paure ed ossessioni avute fin dalla tenera età in un trampolino di lancio verso l’espressione di se, rendendo l’arte un modo per affrontarle e, per quanto possibile, comprenderle.

Dietro le sue sculture ed istallazioni, che altro non sono che una rappresentazione delle proprie visioni, si nasconde la forza di una giovane ragazza che, soffocata dalla misoginia ed arretratezza del suo paese d’origine nonché dal rigoroso tradizionalismo della famiglia, decide di trasferirsi da Matsumoto agli Stati Uniti per vivere in libertà la propria arte.

“Una volta arrivata a New York, salita sull’Empire State Building, promisi a me stessa che avrei conquistato quella città, facendo conoscere il mio nome, tirando fuori l’energia creativa insita dentro di me”

Sovrastando le proprie insicurezze, Yayoi persegue la voglia di nuove scoperte, decisa a fornire agli altri una percezione esterna e visibile delle sue più profonde sensazioni e percezioni: la natura, i rumori, le foglie, il movimento dell’acqua, nella  consapevolezza della volubile natura della propria condizione mentale.

La sua produzione artistica, che continua ancora oggi ad essere florida e proficua nonostante i suoi 90 anni d’età, comprende circa 500 opere concluse che vedono lo spettatore sprofondare nella mente dell’artista: visitatissime infatti sono le sue mostre, caratterizzate da ambienti suggestivi in cui immergersi e sentire come proprie le paure di Yayoi.

“Le mie opere si basano sulla trasposizione in arte dei miei problemi psicologici. L’accumulo è il risultato della mia ossessione e questa filosofia è il tema centrale della mia arte”

Lavorando con specchi, luci e fiori, Yayoi Kusama crea sculture ed istallazioni in cui ricorrono, insieme ai pattern di infiniti pois che la hanno resa famosa, controversi temi come la demonizzazione della sessualità, trasmessagli dall’austero ambiente familiare che ha provocato in Yayoi una vera e propria fobia per il fallo.

Le sue famosissime “Infinity Nets” altro non sono che tele dalla lunghezza di 10 metri ricoperte per intero da pois ed altri segni che, espandendosi fuori dalla tela, invadono il soffitto, il pavimento ed altri oggetti tridimensionali: L’osservatore si ritrova immerso in un ritmo costante di punti da contemplare e da cui lasciarsi avvolgere. 

Sorprendente l’istallazione dal titolo “The Obliteration Room” realizzata per la Queensland Gallery of Modern Art in cui l’artista, dopo aver creato un ambiente dipinto interamente di bianco, invitava i più piccoli visitatori del museo a partecipare alla trasformazione della gigantesca “tela bianca” muniti di punti adesivi colorati che potevano attaccare, staccare e spostare.

I suoi caratteristici pois hanno incantato anche il settore del fashion: una linea d’abbigliamento e borse Luis Vuitton, realizzate da Marc Jacobs, traggono ispirazione proprio dall’arte di Yayoi Kusama.

Ad oggi l’artista si trova, per sua espressa volontà, nell’ospedale psichiatrico di Seiwa dove continua a dipingere, scrivere poesie e romanzi, proseguendo alla “contaminazione” dell’arte contemporanea con nuove ed interessanti opere.

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